Olimpiadi, Giochi a perdere

Tante spese, pochi ricavi: su Roma 2020 ha ragione Monti.

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Il premier Mario Monti.

Le Olimpiadi a Roma nel 2020 sarebbero state affascinanti. Sessant'anni dopo i Giochi del 1960, l'Italia si sarebbe meritata un altro appuntamento olimpico. Per fortuna, però, il premier Mario Monti ha deciso che, nonostante l'appeal delle Olimpiadi, forse questo non è il momento ideale per pianificare un grande evento.
MONTI NON SOSTIENE ROMA 2020. A fronte degli enormi sacrifici imposti al Paese e i numerosi tagli alla spesa varati con la manovra Salva Italia, il presidente del Consiglio ha preferito evitare di sostenere la candidatura di Roma ai Giochi in programma tra otto anni, che doveva essere presentata al Comitato olimpico internazionale (Cio) entro il 15 febbraio.
EVENTI CON SPESE GONFIATE. Perché la storia recente ha insegnato che i grandi eventi sportivi possono dimostrarsi un ottimo affare (per pochi) o, più spesso, un terremoto finanziario. Monti deve infatti essersi ricordato dei recenti appuntamenti di sport organizzati in Italia (su tutti il Mondiale di calcio del 1990) che hanno lasciato in eredità passivi più o meno pesanti e opere incompiute con spese gonfiate a dismisura, cantieri sotto sequestro e cricche politico-affaristiche finite nel mirino della magistratura.
Così, al posto di Roma, per le Olimpiadi 2020 rimangono in corsa Tokyo, Madrid, Istanbul, Doha e Baku, che attendono con ansia la scelta definitiva del Cio fissata per il 7 settembre 2013.

Olimpiadi da 9,8 miliardi di euro, di cui 8,2 a carico dello Stato

Gianni Alemanno, sindaco di Roma.

Nella speranza di ottenere il sostegno del governo, il comitato promotore di Roma 2020 aveva affidato lo studio dei costi e benefici a una commissione di esperti, i cui risultati erano stati presentati a inizio 2012 in Campidoglio.
Secondo la relazione, i costi complessivi per organizzare i Giochi sarebbero ammontati a 9,8 miliardi di euro, di cui 8,2 a carico dello Stato, così suddivisi: 2,5 miliardi di costi organizzativi, 2,8 miliardi di investimenti per infrastrutture urbane e di mobilità, 1,4 miliardi per la realizzazione e l’adeguamento degli impianti sportivi, 1,4 miliardi per la costruzione del villaggio olimpico, 1,6 miliardi per l’ampliamento dell’aeroporto di Fiumicino (a carico di Aeroporti di Roma).
PREVISIONE DI PIL A +1,4%. La commissione riteneva inoltre che le Olimpiadi avrebbero contribuito all’aumento del Prodotto interno lordo dell’1,4% tra il 2012 e il 2025, con la creazione di 29 mila posti di lavoro nel 2020 e di altri 12 mila negli anni precedenti e successivi all’evento.
QUATTRO FASI DEI GIOCHI. Secondo gli studi di Gavin Poynter, docente di Scienze sociali alla East London University e direttore del Centro di ricerca universitario Leri, le Olimpiadi possono essere suddivise in quatto «fasi economiche»: la prima va dai Giochi di Atene del 1896 a quelli di Città del Messico del 1968, con scarsissimi dati a disposizione; la seconda va dalle Olimpiadi di Monaco di Baviera del 1972 a quelle di Mosca del 1980 ed è l’epoca in cui questo evento sportivo comincia a diventare una possibile fonte di guadagno grazie alla nascita delle sponsorizzazioni e dei diritti televisivi; la terza fase - dove le Olimpiadi diventano un affare dal punto di vista commerciale - include i Giochi di Los Angeles del 1984 (che chiusero con un utile di 250 milioni di dollari) e quelli di Seul del 1988, mentre la quarta fase, che scatta con le Olimpiadi di Barcellona del 1992, promuove l'evento a vero e proprio business che, coinvolgendo fondi pubblici e privati, «genera tuttavia corruzione».

Olimpiadi, pochi benefici a fronte di tante spese

Lo stadio di Cardiff, sede per le partite di rugby a Londra 2012.

La storia recente delle Olimpiadi presenta luci (poche) e ombre (tantissime) a seconda dei dati che si prendono in esame. Anche laddove si è parlato di rinascita economica e successo commerciale (tipo Barcellona 1992), un’analisi più accurata ha dimostrato che i benefici sono stati minori di quelli sbandierati dai dati ufficiali.
LONDRA, SPESE RIVISTE AL RIALZO. Per esempio già per Londra 2012 le cose sembrano essersi messe male. Per le Olimpiadi, nel 2005 era stata prevista una spesa di 2,3 miliardi di euro, ma già due anni dopo il governo britannico è stato costretto a rivedere la cifra al rialzo, portando la spesa a 9,3 miliardi di euro, di cui il 67% a carico dei contribuenti. Secondo alcune stime, tuttavia, si potrebbe salire fino a 12 miliardi.
Una recente inchiesta di Sky News ha addirittura parlato di costi per 24 miliardi di euro, cifra immediatamente smentita dall'amministratore delegato di London 2012 Paul Deighton.
RIQUALIFICAZIONE DELL'EAST END. L’aspetto positivo è stato la riqualificazione di un’area londinese fortemente dissestata come l’East End, dove sorge il villaggio olimpico; la scommessa degli amministratori è quella di innescare un ciclo virtuoso che, in futuro, sia in grado di autoalimentarsi anche grazie al turismo.
PECHINO, GRANDE SPOT PER LA CINA. Difficile, invece, fare stime sulle Olimpiadi di Pechino del 2008, visto che la Cina, nonostante le notevoli aperture al mercato, è ancora un regime totalitario con fortissime limitazioni di ogni libertà individuale.
L’evento, infatti, fu una sorta di spot per il Paese. Le cifre dell’investimento variano da 15 a 40 miliardi di euro, che non sono state appianate dalle entrate correnti. Tra tivù, marketing, sponsor domestici, biglietti e licenze, il comitato organizzatore sembra aver incassato poco più di 2,7 miliardi di dollari.
PER LE CITTÀ NESSUN BENEFICIO ECONOMICO. Resta un mistero, invece, l’entità del ritorno dell'evento in termini di gettito aggiuntivo per le casse dello Stato.
La cosa che appare certa è che la crescita economica di Pechino è diminuita negli anni post olimpici, tanto è vero che i ricercatori del Leli scrivono che le città che hanno ospitato le ultime cinque edizioni dei Giochi Olimpici «non hanno evidenziato benefici economici a lungo termine».

Olimpiadi di Atene, primo passo verso il dramma economico della Grecia

Stefano Baldini, medaglia d'oro nella Maratona ad Atene 2004.

Le Olimpiadi di Atene del 2004 hanno invece rappresentato il primo passo verso la catastrofe economica della Grecia. La culla dei Giochi si è trasformata nella tomba del Paese.
I costi, che inizialmente dovevano essere di 5 miliardi di euro, lievitarono fino a 8,95 miliardi, di cui 7,2 a carico dello Stato e 1,5 sostenuti dal comitato organizzatore e da capitali privati.
Solo per il villaggio olimpico la spesa fu di 600 milioni di euro, mentre le spese per la gestione operativa crebbero fino a 2 miliardi e quelle per le infrastrutture - a carico del governo - passarono da 2,5 a 4,6 miliardi. In sostanza, da una spesa iniziale stimata in 4,5 miliardi di euro, si arrivò a 8,95 miliardi, il 3,9% dell’intero reddito nazionale.
PIL SENZA RIPRESA DEL 2009. Quei costi misero in ginocchio la Grecia, il cui Pil, dal 2009, non si è più ripreso.
Inoltre, secondo un’inchiesta del quotidiano britannico Daily Mail, 21 dei 22 siti olimpici di nuova costruzione sono rimasti inutilizzati dopo appena tre settimane dalla fine dei Giochi e il costo di mantenimento di queste strutture costa al governo greco oltre 600 milioni di euro l’anno.
Tre mesi dopo la fine delle Olimpiadi, peraltro, oltre 70 mila persone - la maggior parte delle quali nel settore edilizio - perse il proprio lavoro nella sola regione di Atene, l'Attica.
SYDNEY, GIOCHI ECOCOMPATIBILI. I Giochi di Sydney del 2000 furono sbandierati come i primi «green game», con un’altissima attenzione alla riqualificazione delle aree (il parco Olimpico di Homebush è stato realizzato bonificando un’area industriale dismessa piena di rifiuti tossici), all’uso di materiali ecocompatibili per il rispetto dell’ambiente e con un esteso utilizzo dell’energia solare presso il villaggio olimpico, oltre ai trasporti pubblici a bassa emissione inquinante.
VILLAGGIO OLIMPICO MAI RICONVERTITO. Secondo il comitato organizzativo, i Giochi australiani sono stati quelli con il maggior successo dal punto di vista economico, con 388 milioni di dollari, a fronte di una spesa complessiva di 4 miliardi di dollari.
Anche in questo caso, però, ci sono elementi negativi che ridimensionano l’evento: lo stadio olimpico, per esempio, risulta abbandonato e l’asta per l’assegnazione degli appartamenti ricavati dalla riconversione del villaggio olimpico non ha dato i risultati sperati.

Negli Anni 90, pareggi di bilancio, ma problemi con i posti di lavoro

Una fase dei 100 metri femminili ad Atlanta 1996.

Nel 1996, nell’anno del centenario delle Olimpiadi, i Giochi finirono ad Atlanta. In questo caso il bilancio risulta perfettamente in pari. Secondo il comitato organizzatore i ricavi furono pari a 1,686 miliardi di dollari, con costi per 1,202 miliardi e investimenti per 484 milioni di dollari.
I Giochi di Atlanta contribuirono a far crescere l’economia del settore terziario della città della Georgia, ma dei 33 mila posti di lavoro creati per l’evento, dopo due anni ne rimase soltanto un decimo.
BARCELLONA, SALDO POSITIVO. Sulle Olimpiadi di Barcellona del 1992 i dati sono piuttosto contrastanti. Secondo i numeri ufficiali, il comitato organizzatore chiuse l’evento con un saldo positivo di 3 milioni di dollari, a fronte di ricavi di oltre 1,8 miliardi di dollari e di costi per 1,6 miliardi.
La spesa complessiva, di 6 miliardi di dollari, fu divisa tra pubblico (3,2) e privato (2,8). Quasi tutti gli studi, insomma, propendono nel giudicare come positivi i Giochi di Barcellona. Tuttavia, secondo i dati raccolti dal Leri, le cose non starebbero esattamente così.
NON CONSIDERATE LE SPESE. Barcellona, in sostanza, avrebbe beneficiato, come il resto del Paese iberico, dell’ingresso della Spagna nell’Unione europea sei anni prima, motivo di crescita generalizzata. I 3 milioni di utile, peraltro, non terrebbero conto delle spese pubbliche sostenute, i cui ricavi non hanno bilanciato i costi.

Usa ottimi amministratori, per i canadesi i Giochi sono stati un passivo

Nel 1984 le Olimpiadi furono ospitate da Los Angeles.

Andarono decisamente bene le Olimpiadi di Los Angeles del 1984. La gestione dell’evento fu affidata esclusivamente ai privati, senza contributi statali, ispirandosi a un'equa distribuzione tra costi e ricavi.
Le spese furono ridotte ai minimi termini, utilizzando gli impianti sportivi già esistenti e senza costruirne di nuovi (tranne la piscina e il velodromo).
La gestione dei Giochi americani, alla fine, creò un utile di 250 milioni di dollari e il presidente del Comitato olimpico, Peter Ueberroth, fu eletto dalla rivista Times «uomo dell’anno».
MONTREAL: DEBITO PAGATO DOPO 30 ANNI. Nonostante il Canada sia ai primi posti di quasi tutte le classifiche virtuose, i Giochi di Montreal del 1976 si rivelarono un assoluto disastro sotto il profilo economico. I debiti, pagati dalla città, sono stati saldati soltanto nel 2006, mentre il governo si chiamò subito fuori dalla questione, dando il proprio consenso solo dopo aver ricevuto la garanzia scritta dal comitato organizzatore e dall'amministrazione locale che non ci sarebbe stata alcuna richiesta di ripianare eventuali deficit.
Il simbolo della disfatta fu lo stadio olimpico, ribattezzato il «Grande debito». L’amministrazione locale di Montreal si indebitò per una cifra di circa 2,5 miliardi di dollari, estinta grazie anche a una tassa sul tabacco.

Olimpiadi invernali: stessi problemi di quelle estive

I lavori di costruzione dei trampolini per le Olimpiadi invernali di Torino 2006.

Anche l’organizzazione delle Olimpiadi invernali presenta gli stessi problemi (e gli stessi dilemmi) di quelle estive.
I Giochi di Salt Lake City negli Usa del 2002, per esempio, produssero un utile di 100 milioni di dollari.
Diversa invece la sorte delle Olimpiadi invernali di Torino 2006, che mancò di circa 26 milioni di euro il pareggio di bilancio, pare per una scelta dell’allora governo di Silvio Berlusconi (e del ministro dell'Economia Giulio Tremonti), che fece mancare una parte dei soldi promessi - circa 30 milioni - per dirottarli sui Mondiali di ciclismo di Varese.
TORINO 2006, BUDGET DA 2 MLD. Per l’evento, fu stanziato un budget di circa 2 miliardi di euro, con una spesa dell’esecutivo (quindi dei contribuenti) di 1,4 miliardi e la restante cifra di 659 milioni ripartita tra il Comune di Torino (200 milioni), privati (300 milioni) e altri enti (159 milioni).
Qualcuno, però, non ha mancato di sottolineare gli aspetti negativi, come i costi della pista da bob di Cesana (61 milioni di euro), dei trampolini del salto di Pragelato (34 milioni) e dello stadio di freestyle di Sauze d’Oulx (8 milioni) che, in sostanza, si sono rivelate colate di cemento rimaste inutilizzate.
INTROITI INFERIORI AL MILIARDO. Il comitato organizzatore ha realizzato un introito poco inferiore al miliardo di euro, di cui 420 milioni provenienti dagli sponsor, 470 dai diritti tivù, 15 dalle licenze e 69 dalla vendita del biglietti.
Per ripianare i debiti è stato quindi necessario un ulteriore intervento dello Stato, attraverso Sviluppo Italia, e degli enti locali, per un totale di circa 200 milioni di euro.
Anche le Olimpiadi di Vancouver 2010 hanno visto crescere le previsioni di spesa, che sono passate dagli originari 175 milioni di dollari ai 720 milioni effettivamente spesi.

Mondiale di calcio in Brasile: costi come le ultime tre edizioni

L'Italia ha ospitato il Mondiale di calcio nel 1990. L'edizione fu vinta dalla Germania Ovest.

Tra Olimpiadi e Giochi invernali, anche il Mondiale di calcio non è un evento su cui puntare, a conferma che la scelta di Monti di non sponsorizzare la candidatura di Monti per Roma 2020 sia stata azzeccata.
Per la realizzazione del Mondiale del 2014, il Brasile ha deciso di stanziare più di quanto sia stato speso complessivamente nelle ultime tre edizioni, quelle in Giappone e Corea 2002 (costate 16 miliardi di dollari), Germania 2006 (6 miliardi) e Sud Africa 2010 (8 miliardi).
IN DUBBIO MOLTE STRUTTURE PER IL 2014. Visto lo stato generale dei lavori in Brasile - che ha fatto preoccupare i vertici della Fifa - c’è da immaginare che i costi siano destinati ad aumentare ulteriormente nei prossimi due anni, tanto che uno studio pubblicato da una commissione del Senato sostiene che si possa raggiungere la cifra di 75 miliardi di dollari: solo lo stadio Maracanà, a Rio de Janeiro, per l’ammodernamento e le infrastrutture circostanti è destinato ad assorbire almeno 1 miliardo di dollari. E c’è addirittura chi teme che alcuni stadi non possano essere portati a completamento entro l’inizio del Mondiale.
ITALIA '90, SPESE GONFIATE DELL'84%. A preoccupare Monti e ad averne influenzato la scelta, sicuramente avrà pesato anche il Mondiale d'Italia nel 1990.
Per realizzare le opere previste per ospitare la Coppa del Mondo - ammodernamento degli stadi e costruzione di nuovi impianti sportivi, strade, terminal di aeroporti, stazioni ferroviarie e infrastrutture - le casse statali si svuotarono di oltre 6 mila miliardi di lire, con i costi che, a causa degli appalti gonfiati, lievitarono in media dell’84% rispetto alle previsioni.
SPESI 1.248 MILIARDI DI LIRE. In totale, per gli stadi, lo Stato spese 1.248 miliardi di lire, molto di più di quanto preventivato all'inizio. Italia ’90 si dimostrò così uno spreco di soldi pubblici, con una serie di opere mai terminate che, ancora oggi, rappresentano una vergogna per il nostro Paese.
DELLE ALPI, ABBATTUTO DOPO 18 ANNI. Caso eclatante fu lo Stadio Delle Alpi di Torino, costruito appositamente per il Mondiale e costato circa 226 miliardi di lire tra impianto e opere connesse.
La struttura è stata demolita nel 2008, dopo nemmeno 20 anni di vita, per fare spazio al nuovo Juventus Stadium, decisamente più moderno e funzionale.

Mondiali di nuoto 2009: opere mai concluse e abusi edilizi

Un tuffo durante i Mondiali di nuoto del 2009.

Ma non occorre andare molto indietro nel tempo per capire che la scelta di Monti su Roma 2020 non sia stata sbagliata.
I Mondiali di nuoto del 2009, ospitati proprio dalla Capitale, hanno visto un investimento di soldi pubblici di 400 milioni di euro.
Ma non solo, perché l'appuntamento è stato caratterizzato da cantieri finiti sotto sequestro, abusi edilizi, sospetti di infiltrazioni mafiose, processi in corso e la solita vicenda di opere mai concluse, come il Palazzo dello Sport a Tor Vergata, progettato dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava, i cui costi iniziali erano stimati in 65 milioni di euro e che, invece, sono lievitati fino a superare la cifra di 600 milioni, con la struttura abbandonata a se stessa.
ENTUSIASMO E LAVORO: COSTI TROPPO ALTI. Tutti questi eventi hanno influenzato la decisione dell'esecutivo. Certo, questi appuntamenti sportivi sono in grado di portare entusiasmo, lavoro (almeno temporaneamente) e vitalità economica, ma per ottenere risultati positivi duraturi servono uno Stato virtuoso e una struttura imprenditoriale votata al bene pubblico, non solo all’interesse privato.
MONTI, DECISIONE AMARA, MA SAGGIA. Perfino l’esperienza di Londra 2012, dove tradizionalmente la catena di comando è corta e l'attenzione per le risorse pubbliche è alta, è lì a dimostrare che le spese, comunque, sono destinate a lievitare. Eppure, il progetto londinese è di tutto rispetto.
Monti ha preso una decisione che ha lasciato l’amaro in bocca a molti, ma le spese che lo Stato avrebbe dovuto affrontare - con tutti i rischi incalcolabili del caso - sarebbero state difficili da far digerire agli italiani in quest’epoca di lacrime e sangue.

20 Febbraio Feb 2012 1425 20 febbraio 2012
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