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Squali alla Deutsche Bank

Con Jain il board diventa aggressivo.

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Ashu Jain, da maggio nuovo amministratore delegato della Deutsche Bank.

Un colpo di mano che, con tre mesi di anticipo, cambia pelle alla Deutsche Bank. Internazionale il colosso della finanza lo era da oltre un secolo: da quando, due anni dopo la sua fondazione nel 1870 a Berlino, il gruppo aprì le sue filiali in Cina e in Giappone, prima ancora che a Parigi e a New York.
L'ascesa del nuovo capo della casa madre tedesca Anshu Jain, tuttavia, da fine maggio nella stanza dei bottoni di Josef Ackermann, ha segnato una rivoluzione in piena regola.
CON JAIN VIA I VECCHI MANAGER. Formalmente, a comandare saranno in due: l'indiano Jain, spregiudicato ex direttore dell'investment banking del gruppo, e il tedesco Jürgen Fitschen, manager più posato nonché trait d'union con i solidi poteri forti della Germania.
Tanto per far capire ai dipendenti che aria tira, però, prima di traslocare armi e bagagli dalla sede di Londra al quartier generale tedesco, Jain ha silurato tutti i vertici del gruppo: via i fedelissimi di Ackermann, vicini anche a Fitschen, e dentro tutti i suoi uomini di fiducia.
IL PUTSCH DEGLI SPECULATORI. «È come se il distaccamento londinese dell'investment banking avesse preso il controllo della compagnia dall'interno», si vocifera nei corridoi della torre di Francoforte, dopo la notizia del putsch.
I più maligni insinuano addirittura che Jain, cittadino britannico, non parli tedesco. Avrebbe iniziato a studiarlo un annetto fa, ma nessuno ancora l'ha mai sentito pronunciare una parola. Poco male, perché dalla plancia di comando della Deutsche Bank, il futuro numero uno può continuare a impartire ordini in inglese al suo team di sempre.
Una compagine giovane e internazionale che, da anni, condivide con Jain l'amore per gli hedge fund e per il business spericolato dei derivati.

L'uomo degli hedge fund a capo della Deutsche Bank

Il capo uscente della Deutsche Bank Joseph Ackermann e, dietro di lui, il suo successore Anshu Jain.

Squalo di lungo corso dell'ingegneria finanziaria, il 48enne Jain è infatti il classico caso dell'allievo che cannibalizza il maestro.
In Deutsche Bank dal 1995, dopo essersi fatto le ossa nel nascente dipartimento di hedge fund di Merrill Lynch a New York, il brillante manager di Nuova Delhi fu chiamato a mettere in piedi un analogo comparto anche nel colosso tedesco.
LE PERDITE DI JAIN. Negli anni della speculazione immobiliare e del fiorente mercato dei derivati, gli affari andarono talmente bene che, durante la sua scalata ai vertici dell'istituto, Ackermann appoggiò tutte le operazioni ardite di Jain, sostenendone la nomina a capo dell'investment banking.
Poi il banchiere svizzero si mangiò le mani quando, dopo un decennio di prodigiosi incassi, con l'esplosione della bolla finanziaria arrivò la batosta.
Nella grande crisi del 2008, il solo compartimento di Jain provocò perdite alla Deutsche Bank per oltre 8,5 miliardi di euro. E, alla fine del 2011, con le Borse di nuovo in fibrillazione, per il gruppo se ne andarono in fumo altri 420 milioni di euro.
DA PUPILLO A SUCCESSORE. Non a caso, nella sua conferenza pubblica di fine mandato, Ackermann ha puntato il dito contro il vecchio pupillo, diventato suo ambizioso successore.
«Grazie all'investment banking abbiamo fatto 3,5 miliardi in meno di profitti», dichiarò acido il presidente uscente, nel suo discorso al vetriolo.
D'altra parte, ammise poi Ackermann, «non posso avere niente contro Jain, per anni sono stato io a promuoverlo».

Silurati dal boarding gli uomini dei poteri forti tedeschi

Il boarding della Deutsche Bank a una conferenza. Al centro, il presidente uscente Josef Ackermann.

Prima di raggiungere il sofferto accordo sulla doppia dirigenza Jain-Fitschen, Ackermann aveva spinto per piazzare al suo posto l'ex capo della Bundesbank Axel Weber, di linea diametralmente opposta alla finanza creativa di Jain.
Fallito il piano, il presidente della Deutsche Bank premette allora prima per Hugo Bänziger, suo uomo di fiducia nel boarding e responsabile del controllo rischi del management. Poi, incontrati nuovi scogli nel consiglio di amministrazione, fece il nome del capo del personale Hermann-Josef Lamberti, altro suo accolito.
FUORI I CAPI TEDESCHI DI DB. Entrambi di orientamento conservatore e vicini alla Bundesbank e agli industriali tedeschi, i due top manager erano la sponda, attraverso cui Ackermann riusciva a mantenere il gruppo in faticoso equilibrio tra l'ortodossia di Francoforte e le operazioni finanziare disinvolte, condotte a Londra e Oltreoceano, che, tra l'altro, includevano le scommesse sui bond della morte.
Adesso, con l'epurazione in corso, sia Bänziger, considerato la «voce della ragione» della Deutsche Bank, sia Lamberti sono stati fatti fuori.
Al loro posto, nei prossimi mesi, il nuovo boss indiano che mangia vegano e ha studiato negli Usa ha scelto l'americano William Broeksmit e l'austriaco Stephan Leithner, entrambi nel team dell'investment banking.
BOARDING POLIGLOTTA. Nel futuro consiglio d'amministrazione sempre meno tedesco e più international, c'è spazio anche per Henry Ritchotte, statunitense braccio destro di Jain, per l'australiano Rob Rankin e per il sino-canadese Colin Fan.
Un brutto colpo per la vecchia guardia tedesca, che già vedeva di cattivo occhio uno svizzero come «Joe» Ackermann.

9 Marzo Mar 2012 0835 09 marzo 2012
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