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ECONOMIA
16 Marzo Mar 2012 1000 16 marzo 2012

Tasse, il peso degli Anni 80

Da decenni paghiamo i debiti del passato.

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L'Italia ha una pressione fiscale molto sopra la media Europa, pari al 45%, destinata a diventare il Paese con le tasse più alte nell'Eurozona, ma non esistono gli spazi per un taglio delle imposte.
La conferma è arrivata mercoledì 14 marzo da Ocse e Fondo monetario internazionale. Senza contare che l'Istat ha confermato che l'Italia è in recessione tecnica.
Il debito pubblico a gennaio 2012 ha toccato un nuovo record: si è attestato a quota 1.935,829 miliardi di euro. E la più grossa fetta ce la tiriamo dietro da quando di tasse l'Italia ne pagava troppo poche. Specie negli Anni 80, quando ci sentivamo tra le nazioni più ricche.
LA SPERANZA DI MENO TASSE. Prima della crisi il debito era tornato a crescere, perché - si legge su La Stampa - ci si era illusi che «lo Stato potesse spendere di più promettendo al contempo di tassare di meno. Il record storico del fisco era già scontato dopo la manovra di Ferragosto del governo Berlusconi; il governo Monti ha solo rafforzato quella scelta».
L'obiettivo è ora quello di un altro record storico, il pareggio di bilancio nel 2013, mai nemmeno sfiorato da quando esiste la Repubblica. L'87% dello sforzo richiesto al Paese - continua La Stampa - «sarà compiuto attraverso le entrate, poiché più si decide sotto l'impulso dell'emergenza, meno si hanno alternative alle tasse. Solo dal 2015 cominceranno a prevalere i tagli alle spese».

Ogni 100 euro di tasse pagano debiti passati

Ogni 100 euro che paghiamo di tasse propriamente dette, quasi una ventina servono a pagare i debiti contratti in passato con troppa leggerezza (in parte, ritornano nelle tasche di quelli tra noi che possiedono titoli di Stato).
La pressione fiscale è la somma delle tasse e dei contributi sociali. Superava di poco il 30% del prodotto lordo all'inizio degli anni 80 - analizza La Stampa -, quando il debito pubblico cominciò la sua corsa. Verso la metà del decennio superò il 35%.
Ha continuato a salire negli anni successivi senza riuscire a fermare il deficit tra entrate e spese dello Stato. «Le stangate conseguenti al quasi-crack del '92 la portarono oltre la soglia del 40%, sotto la quale non si è mai più scesi. Il record che ora verrà infranto è del 97: 43,7%, con l’eurotassa poi in parte restituita».
ANCHE LA FRANCIA NON SE LA PASSA BENE. Comunque non deprimiamoci. Anche altrove ci sono difficoltà. Rispetto alla Francia, se si guarda ai dati più aggiornati, c'è poca differenza. Rispetto al 45% di pressione fiscale (tasse più contributi sociali) previsto in Italia per il 2012 e 2013 - spiega La Stampa -, al di là delle Alpi si dovrebbe arrivare al 44,5% nel 2012, con la prospettiva di superarci, arrivando anche lì a un record, nel 2015 con il 45,4% (ambedue i principali contendenti alle elezioni presidenziali riconoscono che non si potrà fare diversamente).
La vera differenza è un'altra, secondo La Stampa: che l'amministrazione fiscale francese funziona meglio, cosicché ci sono meno evasori. Lo stesso gettito in Italia si raggiunge con aliquote più elevate. A essere tartassati sono soprattutto i lavoratori dipendenti delle fasce medie e medio-alte, e le imprese con tutto il personale in regola e con bilanci corretti.

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