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Lavoro, Rajoy tira dritto

Spagna: il presidente minimizza gli scioperi e mantiene la linea dura.

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Una parte del lungo corteo sceso in piazza a Madrid per protestare contro la riforma del lavoro.

Raccolti gli striscioni rossi dei sindacati e le tracce dei cassonetti incendiati per le strade di Barcellona, dopo lo sciopero generale del 29 marzo in Spagna è tempo di bilanci.
I lavoratori di tutto il Paese hanno incrociato la braccia per l’ottava volta dal 1978, anno del ripristino della democrazia, in protesta contro la riforma del lavoro e i pesanti tagli decisi dal governo Rajoy, che il 28 marzo ha raggiunto i primi 100 giorni di mandato.
SINDACATI-GOVERNO, CIFRE DISCORDANTI. Molto diverse le cifre sulle manifestazioni: secondo il governo, i partecipanti nelle oltre 100 manifestazioni in tutto il Paese sono stati 800 mila, cifra che secondo i sindacati corrisponde solo a quelli di Madrid.
Ad aderire allo sciopero sono stati 10,4 milioni di lavoratori (il 48% circa del totale), con punte dell’80% nei settori dove c’è stato il maggiore appoggio, come l’industria e l'edilizia. La partecipazione è stata invece più bassa nel commercio e nell’amministrazione pubblica.
Per i sindacati si è trattato di un successo, e il segretario di Comisiones obreras Ignacio Fernandez Toxo si è rivolto al governo con parole che suonano come un ultimatum: «Sulla riforma del lavoro avete due opzioni: cambiare o cambiare».
I TENTATIVI DI MINIMIZZARE GLI INCIDENTI. Il governo ha cercato di minimizzare la portata dello sciopero dicendo che la giornata si è svolta all’insegna della «normalità», che i servizi minimi sono stati garantiti e che gli incidenti sono stati tenuti sotto controllo.
I 70 arresti e i quasi 100 tra contusi e feriti negli scontri tra polizia e manifestanti - concentrati a Barcellona, Madrid e Valencia - danno l’idea di una tensione cha cresce ogni giorno di più. Ma al di là degli incidenti, assenti in molte città, a colpire è stata la partecipazione della gente, unita dai sacrifici imposti dalla crisi e dalle incertezze per il futuro.

La linea dura del governo e una riforma granitica

In migliaia contro il piano proposto da Rajoy. Il testo predisposto prevede la possibilità di facilitare i licenziamenti per le aziende.

E nella reazione del governo del Partido popular (Pp), ciò che emerge è ancora una volta il radicalismo, sempre più compatto con il passare del tempo.
«La riforma non sarà cambiata di una virgola», ha risposto ai sindacati il ministro dell’Economia Luis De Guindos, che insieme ai suoi colleghi si prepara ad approvare, il 30 marzo, la manovra correttiva da 20 miliardi di euro (dopo i 15 del dicembre 2011) e che porterà altri tagli alla spesa e nuove tasse.
A RISCHIO LA RIDUZIONE DEL DEFICIT. Il Paese produce infatti sempre meno ricchezza (il Banco de España ha stimato per il 2012 una nuova caduta del Pil dell’1,7%), e si assottigliano sempre più le risorse per ridurre il deficit pubblico dall’8,5% al 5,3%, entro la fine del 2012, come concordato in sede europea. Tra i provvedimenti già annunciati, la riduzione del 15% del bilancio e una diminuzione delle deduzioni
sulle imposte alle imprese.
L'ALLARME DEL COMMISSARIO UE. A Bruxelles, l’inquietudine sulla situazione spagnola non accenna a diminuire e il commissario 
europeo per gli affari economici Olli Rehn, senza giri di parole, l’ha definita «molto difficile». La paura è che la Spagna sia risucchiata negli ingranaggi della sfiducia dei mercati e che il contagio si estenda a nuovi Paesi della zona euro.
Di fronte a queste difficoltà strutturali, alle autorità spagnole non conviene che il conflitto sociale, di cui sono già evidenti i segnali, si converta in un affare quotidiano.
DIALOGO TRA GOVERNO E PARTI SOCIALI. Per questo sembra necessario, oggi più che mai, mantenere aperto il dialogo tra governo, partiti e parti sociali. Tuttavia, il clima sembra tutt’altro che cordiale. Sulla riforma del lavoro i principali sindacati (Unión general de trabajadores e Comisiones Obreras) hanno chiesto la negoziazione, ma la ministra del Lavoro Fatima Báñez ha escluso qualsiasi apertura a cambiamenti degli aspetti principali della riforma.

La maggioranza assoluta in Parlamento non è eterna

Al centesimo giorno di governo, Mariano Rajoy ha visto compiersi quello sciopero generale che lui stesso aveva previsto, quando a gennaio annunciò la reforma laboral.
La legittimità del suo governo non è in discussione, nonostante i colpi delle elezioni in Andalusia, dove si è imposta la sinistra, e lo sciopero del 29 marzo, però sa bene che una maggioranza assoluta in parlamento non è eterna, e nemmeno un assegno in bianco che permette azioni unilaterali.
L'IPOTESI DI UN TAVOLO D'EMERGENZA. Anche l’atteggiamento della parte più oltranzista di Comisiones obreras, che annuncia «scioperi a catena», potrebbe portare a una radicalizzazione dello scontro che forse non fa bene al Paese.
Forse è il momento di un patto tra le istituzioni, di una sorta di “tavolo d’emergenza” che però deve tenere conto della voce della piazza. Una voce sempre più rumorosa ed esigente.

30 Marzo Mar 2012 1409 30 marzo 2012
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