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AUSTERITY
14 Aprile Apr 2012 1240 14 aprile 2012

Spagna, divieto di protesta

Riforma codice penale anti manifestazioni.

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Il ministro dell’Interno Jorge Fernández Díaz, annunciando al Congresso una riforma «in profondità» del codice penale per fermare la guerriglia urbana.

L’austerità fa sempre più male, l’ira della gente cresce e il governo di Mariano Rajoy, nel tentativo forse vano di ridurre le controindicazioni di una pillola amara, punta sulla severità.
Solo restringendo gli spazi per la protesta e inasprendo le sanzioni, sembrano essersi detti i ministri del Partido popular, si potrà contenere l’indignazione del popolo spagnolo, asfissiato dalla più grave crisi economica dal ripristino della democrazia nel 1978.
FERMARE LA SPIRALE DI VIOLENZA. Un’indignazione che si è manifestata prima con la cosiddetta “Primavera valenciana” e poi con lo sciopero generale del 29 marzo: a quelle manifestazioni ha risposto il ministro dell’Interno Jorge Fernández Díaz, annunciando al Congresso una riforma «in profondità» del codice penale, con l’obiettivo di fermare quella che ha definito «una spirale di violenza praticata da collettivi antisistema inclini alla guerriglia urbana».
PERICOLOSA RESTRIZIONE DEI DIRITTI. Tuttavia le dure misure annunciate, al di là della persecuzione dei singoli atti violenti, fanno pensare a una «pericolosa restrizione dei diritti», come ha spiegato a Lettera43.it David Bondia, professore di Diritto internazionale pubblico all’Università di Barcellona e direttore dell’Institut de drets humans de Catalunya (Istituto per i diritti umani della Catalogna). Un’accusa non da poco.
UN INASPRIMENTO DELLE SANZIONI. La riforma propone infatti in primis un inasprimento delle sanzioni per contenere la violenza di strada. Il governo vuole inserire la resistenza passiva tra i reati classificabili come «attentato all’autorità», in modo da poter considerare, ad esempio, un pacifico sit-in degli indignados alla stregua di un attacco violento a un membro della forza pubblica.

Norme della legislazione antiterroristica

Il premier spagnolo Mariano Rajoy parla ai deputati del Partido Popular.

C’è poi l’intenzione di applicare ai disordini di piazza, «per motivi di ordine pubblico», alcune norme della legislazione antiterroristica promulgata negli Anni 90 per contenere il kale borroka, la lotta di strada dei manifestanti baschi vicini alla sinistra indipendentista abertzale.
«Il governo ha perso il lume della ragione», ha commentato con severità Bondia, «e anche i giudici stanno subendo la pressione del momento, tant’è che ci sono già persone detenute in via preventiva per impedire loro di partecipare alle prossime manifestazioni. Oltre ai tagli di bilancio, in questo Paese si stanno tagliando i diritti civili, cosa ben più grave. Si stanno minando le basi della nostra democrazia, rischiando di tornare indietro di 50 anni».
L'ALLARME: DIRITTI CIVILI A RISCHIO. Tra le novità annunciate dal ministro Díaz c’è l’inserimento, tra le «modalità di attacco violento ai funzionari di pubblica sicurezza», anche delle minacce verbali e lancio di oggetti.
Una nuova blindatura al già forte potere della polizia, ricordano le associazioni per i diritti umani, in un Paese che ha gli indici di criminalità più bassi dell’Unione europea e al contempo il tasso di detenuti più alto (157 per ogni 100 mila abitanti).
LA RESTRIZIONE SI ESTENDE ANCHE AL WEB. Nella proposta del governo Rajoy anche un attacco diretto a Internet, che sia nel movimento degli Indignados sia nelle proteste delle ultime settimane si è rivelato uno straordinario strumento di aggregazione. Convocare via web e sui social network manifestazioni sospettate di «alterare gravemente l’ordine pubblico» sarebbe considerato reato di organizzazione criminale, punibile con pene fino a 4 anni di carcere.
«Norma eventualmente inapplicabile, oltre che ingiusta», ha precisato Bondia, «perché porterebbe all’arresto di centinaia di migliaia di giovani che usano la Rete come strumento di condivisione di idee e progetti. Nessuno nega che ci siano i violenti e che vadano perseguiti. Il problema, però, è un altro: la gente scende in piazza perché vive disagi enormi, mentre lo Stato è disposto a tutto pur di fornire all’esterno un’immagine di rigore e “pulizia”».
NUOVA PROTESTA CONTRO LA RIFORMA. Il 14 aprile in molte città della Spagna si commemora la Seconda Repubblica, nata quel giorno del 1931 e finita il primo aprile del 1939, quando i falangisti di Francisco Franco, vinta la Guerra civile, entrarono a Madrid. Per i nostalgici dell’ordinamento repubblicano, l’evento di quest’anno diventa un’occasione per protestare contro la riforma del lavoro e le politiche di austerità del governo Rajoy, chiedendo più sicurezze nei diritti civili e sociali.
Soprattutto a Barcellona, città simbolo della resistenza al nazifascismo e di molte conquiste civili della nazione, come quelle relative ai diritti delle donne e degli omosessuali, che proprio nella città catalana hanno avuto i primi focolai.
Al ministro dell’Interno Díaz, secondo il quale «non è questo il momento per fare del buonismo giuridico», il professor Bondia risponde: «In strada ci saranno migliaia di persone, memori che il diritto alla salute, all’istruzione e allo sciopero sono gravemente minacciati. E i giovani sappiano che ciò che hanno ereditato dai vecchi non è scontato che ci sia anche domani».

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