Sanità Veneto 120417220914

Sanità, appalto senza gara

Veneto: bloccato premio da 76 mln di euro a City Insurance.

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Documentazioni false. Appalti milionari vinti nonostante l'esiguo capitale sociale. Un assetto societario poco trasparente e il sospetto, confermato dagli inquirenti, che dietro alla misteriosa compagnia assicurativa italo rumena si celino personaggi e denari legati alla criminalità organizzata.
C'è un po' di tutto nella complicata vicenda che riguarda la City Insurance, compagnia assicurativa italo rumena di cui Lettera43.it si era occupata nello scorso ottobre e il cui assetto societario, attraverso la controllante italiana, Dacia Spa, porta a un giro di società che arrivano fino al business delle fidejussioni bancarie in odore di camorra.

Bloccato il pagamento della Regione a beneficio della compagnia

La City Insurance, il 17 aprile, è finita nel mirino della guardia di finanza di Venezia per un affare da 76 milioni di euro. Tanto, infatti, avrebbe incassato la compagnia se gli uomini del nucleo di polizia tributaria non avessero bloccato il pagamento che la Regione Veneto si apprestava a effettuare a beneficio della società, perché vincitrice dell'appalto per la copertura assicurativa del servizio sanitario di tutta la regione.
DOCUMENTI FALSI. Il direttore generale della compagnia, Nicolae Musat, è indagato per falso e turbativa d'asta. La documentazione presentata dalla City Insurance, che ha sede legale a Bucarest, in via Lisabona 8, per aggiudicarsi l'appalto triennale con la Regione Veneto, era infatti fasulla.
Per concorrere al bando, la compagnia ha dichiarato di essere priva di vincoli, cioè di non avere una società controllante. In realtà, stando alla documentazione fornita dal suo stesso sito internet, è posseduta per il 96% dalla Dacia Spa.
SOCIETÀ FANTASMA. Ma, in realtà, questa società non esiste più. Inglobata, insieme con la Puglia cauzioni Spa, nella Piacquadio cauzioni Puglia srl.
Tutte compagnie che fanno capo a Dionisio Piacquadio, intermediatore finanziario che ha anche altre partecipazioni sulle quali gli inquirenti stanno concentrando la loro attenzione.
L'agente assicurativo foggiano, infatti, come rivelato da Lettera43.it nello scorso ottobre, è stato socio anche della Liginvest spa, società ora sottoposta a procedura fallimentare, che si occupava di fidejussioni bancarie e che - secondo il collaboratore di giustizia Salvatore Izzo - era legata «ai Giuliano, ai Dell'Aquila e a tale Ciro Mantice di Napoli, riconducibile al clan Giuliano di Forcella, che era un altro dei soci occulti».
Il sospetto degli investigatori è che la City Insurance sia una sorta di schermo con cui personaggi e capitali legati alla camorra, elementi «appartenenti alla criminalità organizzata e soggetti con precedenti per reati finanziari, abuso di ufficio, falso e peculato» si 'riciclano' per ritornare a fare affari sul mercato italiano.

L'appalto sospetto e quei premi già incassati

Luca Zaia, presidente della Regione Veneto.

La City Insurance è stata l'unica compagnia a presentarsi alla gara per l'appalto con la Regione Veneto. Dettaglio che ha insospettito, e non poco, gli investigatori, anche perché si tratta di una società che ha vinto gare nelle aziende sanitarie di tutta Italia per importi di molto superiori al proprio capitale sociale.
GARE POCO TRASPARENTI. Gli uomini del Gico, coordinati dal colonnello Renzo Nisi sono entrati in contatto con Raffaella Greco, ex rappresentante fiscale territoriale di City Insurance. Gli investigatori sono partiti dalla documentazione fiscale per accertare la correttezza delle gare che la compagnia si è aggiudicata in molte aziende sanitarie italiane per la copertura degli errori medici.
Nello scorso dicembre, dopo le notizie poco rassicuranti sulla compagnia apparse sulla stampa, la Regione Veneto, attraverso il suo assessore alla Sanità, Luca Coletto, aveva già avviato una procedura ispettiva sulla società rumena.
La guardia di finanza di Venezia ha poi avviato gli accertamenti, appurando che la documentazione prodotta dalla compagnia rumena agli uffici regionali per partecipare alla gara d'appalto contiene attestazioni non corrispondenti al vero sulla compagine societaria, l'esistenza di società controllanti e il possesso dei requisiti di regolarità fiscale previsti dal Testo Unico in materia di appalti.
IL GIALLO DELLE ALTRE AUSL. Il pagamento dei 76 milioni di euro è stato dunque bloccato ma, da quanto risulta a Lettera43.it, la City Insurance avrebbe vinto altri appalti di recente in Ausl venete e lombarde di cui ha già incassato il premio.
Ma come ha fatto una compagnia assicurativa con un capitale sociale così esiguo e una composizione societaria poco trasparente ad accaparrarsi appalti per milioni di euro? Con il minimo ribasso. I prezzi offerti dalla City Insurance per la copertura assicurativa della medical malpractice, infatti, non temevano concorrenti.

Il meccanismo: offerte a prezzi stracciati e fuga con polizze scoperte

Nel mercato delle assicurazioni sanitarie, dal quale le compagnie maggiori fuggono perché i contratti sono troppo onerosi e i rischi troppo alti, non è raro che si verifichino fenomeni distorsivi del mercato come quelli che un assicuratore esperto del ramo ha raccontato a Lettera43.it sotto garanzia dell'anonimato: «Il gioco è semplice: ci si aggiudica la gara offrendo prezzi stracciati, non in linea con la media del mercato, e si incassa il premio pagato dall'azienda sanitaria. Poi, al momento di rimborsare i sinistri, si sparisce lasciando le polizze non coperte. Questo è possibile perché per quantificare un sinistro ci vogliono, in media, almeno due o tre anni, un tempo sufficiente, per una società diciamo 'farlocca', per sparire dal mercato».
BASI D'ASTA TROPPO BASSE. Com'è possibile, però, aggiudicarsi un appalto con prezzi così bassi? «Bisognerebbe chiederlo ai dirigenti della Ausl che seguono le gare», spiega l'assicuratore, «perché pubblicano bandi con basi d'asta così basse facendo in modo che possano aggiudicarseli imprese che praticano prezzi stracciati?».
Molti manager, secondo l'assicuratore, lo motivano sostenendo che «altrimenti le gare andrebbero deserte, come di fatto accade. Però, così facendo, tengono fuori le compagnie serie che non accettano di entrare in un business per il quale negli anni passati il prezzo era stato 10 e che ora 'si vende' a tre».

17 Aprile Apr 2012 2010 17 aprile 2012
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