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IL CASO DIPLOMATICO
14 Giugno Giu 2012 0812 14 giugno 2012

Slovenia, l'euro che divide

Polemica sulla moneta con Rozman-Stane.

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Rischia di provocare un incidente diplomatico l’istanza avanzata da quattro europarlamentari italiani del Partito popolare, che hanno ufficialmente chiesto all’Unione europea di impedire la circolazione della moneta da due euro coniata a marzo del 2011 dalla Banca di Slovenia. Il motivo? Sopra, è raffigurata l’effigie del generale Franc Rozman-Stane, alto ufficiale titino.
I quattro deputati sono Marco Scurria, Carlo Fidanza, Sergio Paolo Francesco Silvestris e Roberta Angelilli, tutti appartenenti all’area del Popolo della libertà (Pdl).
PERSONAGGIO CONTROVERSO. Alla base della loro richiesta c’è il fatto che «il generale Rozman-Stane apparteneva al IX corpus dell’esercito comunista titino che nell’area transfrontaliera, tra il 1943 e il 1945, si è reso responsabile di una pulizia etnica del popolo italiano, con circa 350 mila persone costrette ad abbandonare la propria terra a Fiume, in Istria e in Dalmazia per paura di fare la fine di chi veniva ammazzato a fucilate e buttato nelle foibe».
La risposta slovena non è tardata ad arrivare, per bocca di Ivo Vajgl, appartenente al gruppo dei Socialdemocratici, che ha sottolineato come non vi sia «alcuna prova che al termine della Seconda guerra mondiale il generale partigiano sia stato coinvolto in delitti contro la popolazione italiana. Anzi, le prime vittime di una pulizia etnica in quelle terre furono proprio gli sloveni che abitavano in Friuli Venezia Giulia, alla fine della Grande Guerra».

Rozman-Stane, a metà tra eroe nazionale e criminale di guerra

Certo è che la figura di Rozman-Stane è senza dubbio controversa: da alcuni ritenuto un criminale di guerra, da altri osannato come una figura da prendere a esempio. Un personaggio che, per altro, anche in patria suscita dubbi e perplessità. Perché, se è vero che per la maggior parte delle persone l’ufficiale titino è ritenuto un eroe nazionale (a lui sono dedicate anche molte scuole), per altri le cose non stanno così: basti pensare che l’anno scorso, ai tempi dell’emissione della zecca, il partito di centrodestra Nuova Slovenia (all’opposizione ma senza esponenti in parlamento) si scagliò contro la decisione di usare «l’effigie di un uomo che sulla storia del passato ha lasciato una chiazza di sangue enorme, un vero criminale di guerra».
NELLA RESISTENZA JUGOSLAVA. Nato a Spodnje Pirnice, non lontano da Lubiana, il 27 marzo del 1911, in una terra che faceva ancora parte del regno austro-ungarico, Rozman-Stane fece parte delle Brigate Internazionali che hanno combattuto la Guerra civile spagnola, dopo aver tentato senza successo di condurre le forze etiopiche contro l’Italia ai tempi della guerra d’Abissinia.
Entrato a far parte della resistenza partigiana jugoslava, venne eletto tenente generale e morì in Carniola nel 1944 a causa dell’esplosione di un mortaio (secondo alcuni sabotato da un gruppo di cetnici).
Insomma, certezze sulle sue responsabilità nell’azione dell’esercito titino non se ne hanno, ma certo è che la possibilità per cui il discendente di qualche esule o di qualche persone morta nelle foibe possa ritrovarsi in mano una moneta con la faccia di Rozman-Stane risulterebbe davvero sgradevole.

Il rispetto del principio «uniti nella diversità»

Se è vero che attualmente le relazioni tra Slovenia e Italia sono improntate all’insegna dell’amicizia, dopo un periodo di scontri anche duri, è altrettanto vero che quello messo a segno da Lubiana appare come un colpo basso.
Comunque, non una provocazione, almeno secondo l'europarlamentare Carlo Fidanza: «Non avrebbe senso, non penso sia revanchismo, i nostri rapporti sono buoni anche in sede europea. Di sicuro si tratta di una storia da prendere con le pinze. Al di là del principio di sovranità, ci sono regole da rispettare».
COMMEMORAZIONE E PROVOCAZIONE. La Commissione europea, infatti, sull’argomento raccomanda che «le emissioni di monete commemorative ricordino solo eventi della massima rilevanza nazionale europea», proprio perché devono circolare in tutti gli Stati dell’Eurozona.
L’ex aennino Fidanza, dunque, ha chiesto al Consiglio europeo se il «principio ‘uniti nella diversità’, a maggior ragione importante tra Paesi che confinano, non sia stato leso; per quale motivo l’immagine del generale sia stata approvata come tema di una moneta commemorativa; e se il Consiglio abbia intenzione di chiedere alla Slovenia di ritirare tale moneta dalla circolazione».
DUE EURO CONTESTATI. Insomma, per quei due euro (che hanno suscitato scalpore anche presso i media croati) si sta sfiorando lo scontro diplomatico: anche per Janez Jansa, ex premier sloveno e leader dell’opposizione, per esempio, quella moneta rappresenta «una provocazione arrivata appositamente nel ventennale dell’indipendenza».
La conclusione dei quattro europarlamentari italiani è netta: «Considerato che in Italia le vittime dell’esodo e delle foibe sono commemorate nel ‘Giorno del ricordo’ del 10 febbraio, e che la moneta ha provocato polemiche anche in patria, e visto che l’Italia si impegna da anni a migliorare i rapporti con la Slovenia, chiediamo che la moneta stessa sia ritirata».
Insomma, se è vero che l’Europa unita dovrebbe condurre a un superamento delle barriere nazionali e delle contrapposizioni di bandiera, la vicenda del generale Rozman-Stane sembra costituire un banco di prova importante per verificare la solidità dell’istituzione europea.

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