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AMMINISTRAZIONE
17 Giugno Giu 2012 0746 17 giugno 2012

Piemonte, sanità a perdere

La Regione ha un debito di 4,2 miliardi.

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Un buco di 4,2 miliardi scavato nel corso degli ultimi 15 anni. È questa la condizione in cui si trovano le casse della sanità piemontese, fotografata dall’assessore regionale Paolo Monferino.
Si tratta di un debito sedimentato nel tempo, che rappresenta più di un terzo di quello complessivo della Regione e che coinvolge le aziende sanitarie.
DEBITO RADDOPPIATO. Circa 2,4 miliardi riguardano il debito commerciale nei confronti di aziende private e fornitori. La parte restante, invece, è di natura finanziaria: soldi che la sanità piemontese deve a banche e istituzioni. Non male, considerando che il costo annuale del settore ammonta a 8 miliardi l’anno.
Il dato che preoccupa maggiormente Palazzo Lascaris, tuttavia, è l’aumento del debito nel corso degli ultimi anni. Dal 2004 al 2010, infatti, sarebbe praticamente raddoppiato.
«Queste cifre derivano in parte da trasferimenti alle Asl, di anno in anno inferiori alle necessità, ma anche da riduzioni di impegni verso le aziende, che mantengono iscritti tali crediti nei confronti della Regione Piemonte», ha spiegato Monferino durante l’ultima seduta di commissione.
Uno scenario apocalittico, che allarma soprattutto le aziende creditrici nei confronti della pubblica amministrazione, confermato dall’assessore al Bilancio Giovanna Quaglia: «La fotografia presentata si deve tradurre nella consapevolezza che non ci sia stato un allineamento dei bilanci delle Asl con quello della Regione. Nel percorso di recupero, l’attenzione resta alta verso i fornitori che attendono i pagamenti da parte delle aziende sanitarie».

Sei società consortili per controllare e gestire le risorse

Le cause del deficit sono sotto gli occhi di tutti: scarsa programmazione, sperpero di risorse e mancanza di una classe dirigente preparata alla gestione del sistema sanitario.
AMMINISTRAZIONI MIOPI. Il debito si è accumulato nel corso degli ultimi 15 anni, mettendo in luce la miopia delle amministrazioni che si sono alternate.
Mentre il Palazzo cambiava dirigenti e amministratori il debito cresceva, come un fiume in piena che raccoglie i detriti lungo la strada. La crisi economica e i tagli del governo hanno fatto il resto.
Eppure, nelle intenzioni dalla giunta di Roberto Cota c’era proprio la creazione di un sistema sanitario più sostenibile. Per questo motivo, con il piano è stata introdotta un’unica rete ospedaliera centralizzata, spostando le funzioni gestionali e ammnistrative a organismi sovraterritoriali.
Si tratta delle neonate federazioni: sei società consortili che avrebbero il compito di controllare e gestire le risorse, soprattutto quelle indirizzate agli acquisti.
UN ESCAMOTAGE POLITICO. Se per Cota il sistema delle federazioni dovrebbe garantire un risparmio, per le opposizioni è l’ennesimo escamotage per distribuire posti e poltrone di natura politica.
Ma i dati sul debito sembrano aver colpito i vertici regionali come un fulmine a ciel sereno e sono stati illustrati due mesi dopo l’approvazione del piano. Ora, però, le condizioni disastrate delle casse lasciano presagire nuove misure.
In programma c’è una spending review alla piemontese, fatta di tagli alle spese degli assessorati e risparmi sul personale, misure che potrebbero portare al rastrellamento di centinaia di milioni all'anno.
E che si aggiungono al piano di rientro imposto dal governo, che prevede il blocco del turn over almeno per 12 mesi. In pratica, i piemontesi saranno chiamati a stringere ancora di più la cinghia.
A rischio, anche il patrimonio delle Asl: è possibile che venga creato un fondo immobiliare per inserire a bilancio l’importo del loro valore.

Buquicchio (Idv): «Commissariare la politica piemontese»

Nel frattempo, la politica piemontese gioca allo scarica barile. Dall’assessorato si cerca di accollare tutte le responsabilità alle precedenti giunte che hanno amministrato la Regione. E così la pensa anche la Lega.
PD: «RISANAMENTO IN 10 ANNI». Il Partito democratico (Pd), per bocca del consigliere Aldo Reschigna auspica, invece, una Regione più leggera e sostenibile, da costruirsi sul lungo periodo. «Occorre una programmazione seria di 10 anni per rientrare dal debito e il bilancio deve riflettere davvero la reale situazione patrimoniale della Regione, cosa che evidentemente non fa», ha detto.
Andrea Buquicchio, capogruppo dell’Italia dei valori (Idv), ha paventato la possibilità di un commissariamento. «Al di là delle responsabilità, che dovranno comunque essere accertate», ha detto, «se i numeri presentati sono reali sarebbe meglio commissariare la sanità regionale e, di conseguenza, tutta la politica piemontese».
È tiepido invece il commento del gruppo del Popolo delle libertà (Pdl), che resta a guardare il tonfo degli alleati leghisti e sembra già calato in clima di campagna elettorale. Se da un lato, infatti, non vi è una condanna per l’operato di governatore e assessore, dall’altro non c’è neanche una difesa convinta.
«Nessuna caccia alle streghe e alle responsabilità, la sfida che il centrodestra si pone per i prossimi anni è la riduzione dell'esposizione debitoria», ha affermato Carla Spagnuolo. E ha chiesto spiegazioni a giunta e assessore: «Riteniamo essenziale un approfondimento in maggioranza per valutare le possibili proposte».

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