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Commerzbank, dieta forzata

Dismissioni per ripianare 6 mld di rosso.

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La sede di Francoforte della Commerzbank, seconda banca tedesca.

Dopo l'annuncio del prestito europeo alla Spagna, è stata proprio Commerzbank - seconda banca tedesca dopo Deutsche Bank - a innescare le speculazioni contro l'Italia. «È solo questione di tempo, prima che anche Mario Monti chieda aiuto a Bruxelles per ricapitalizzare le sue banche», aveva avvertito il gruppo finanziario in una nota ai clienti. Parlando, forse, prima per sé e poi per gli altri.
L'OMBRA DELL'AIUTO DELLO STATO. Già a dicembre 2011, infatti, considerate le pessime acque in cui versava l'istituto, il governo di Berlino non aveva escluso l'ipotesi di una nuova, temporanea, nazionalizzazione, come avvenuto nel 2009.
Dopo sei mesi di tempeste finanziarie e un nuovo downgrade da parte dell'agenzia di rating Moody's, la banca tedesca ha deciso addirittura di scorporare, attraverso una sorta di «bad bank» interna, il settore degli investimenti immobiliari e del trasporto marittimo dalle altre operazioni. Un portafoglio del valorie di circa 45 miliardi di euro.
LA DISMISSIONE DELL'IMMOBILIARE. Formalmente, il board ha parlato di «riorganizzazione» aziendale nel segno di una «svolta».
In realtà, chi lavora nel gruppo sa benissimo che la divisione alla quale, da fine giugno 2012, è stato assegnato il comparto Real estate finance and ship, è quella che si occupa della dismissione di asset considerati «non strategici».
Tra gli impiegati, la notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Neppure il Consiglio di sorveglianza era stato messo al corrente della scelta di disfarsi di un ramo del gruppo. «Siamo senza parole. Ci sentiamo presi in giro», hanno detto i dipendenti interessati. Che ora, a dispetto delle belle formule usate dai manager, temono l'imminente «ristrutturazione».

Gli effetti della ricapitalizzazione

Una protesta contro le banche a Francoforte, di fronte alla sede della Commerzbank.

Così, mentre il (presunto) pessimo stato di salute delle banche straniere viene sbandierato ai quattro venti dai vertici aziendali tedeschi, sui propri guai Commerzbank preferisce mantenere la massima riservatezza.
ESPOSIZIONE VERSO ATENE. Dall'esplosione della crisi greca si sa, tuttavia, che l'istituto di credito è quello rimasto più invischiato nel buco del debito sovrano di Atene dopo Bnp Paribas e Dexia, con oltre 3 miliardi di euro di investimenti.
Una cifra considerevole, tenuto conto che, nel 2010, prima di ridurre sensibilmente la sua esposizione sul mercato ellenico, Deutsche Bank aveva impegnato 1,6 miliardi di euro (dati della Bri, la Banca dei regolamenti internazionali di Basilea).
ROSSO LIEVITATO A 5,5 MLD. Con l'esplodere della nuova crisi finanziaria, nell'estate 2011, nell'arco di un paio di mesi il rosso della Commerzbank è lievitato da 2,9 a 5,3 miliardi di euro.
Per ripianare i conti disastrati, dopo gli stress test, lo scorso autunno l'Agenzia bancaria europea (Eba) ha imposto al gruppo una ricapitalizzazione di circa 6,3 miliardi di euro, entro giugno 2012.
A RISCHIO 1.100 POSTI. Il prezzo pagato, negli ultimi mesi, dai dipendenti e dai clienti, è stato alto: alla riduzione di accesso al credito si è unita la doccia fredda di futuri, probabili, licenziamenti. I posti a rischio del settore falcidiato sono 1.100. Poi ci sono i prestiti nel settore immobiliare e marittimo, che, da luglio, saranno progressivamente ridotti.
Infine, il ramo del credito agli studenti universitari che, da questo semestre, con interessi maggiorati e condizioni più vincolanti, si sono visti chiudere i rubinetti.

Real estate and ship, saltano 40 mld di euro di investimenti

Anche in Germania, dunque, i cordoni della borsa hanno iniziato a stringersi. Soprattutto dopo che Moody's, a giugno, ha puntato il dito contro gli investimenti «pericolosi» di Commerzbank, non solo nel Sud Europa a rischio default, ma anche nei Paesi dell'Est.
I VINCOLI DI BASILEA III. «La fine della crisi finanziaria e del debito sovrano non è prevedibile. Il contesto normativo è incerto e noi dobbiamo rispettare gli obiettivi di Basilea III. Per questo sottoporremo tutte le aree di business a un rigoroso esame di pianificazione», ha ammesso l'amministratore delegato del gruppo Martin Blessing, comunicando la decisione di procedere alla dismissione del settore immobiliare e marittimo destinato a finire nella discarica della «bad bank».
SALTANO I PIANI DI INVESTIMENTI. E dire che proprio per quest'ultimo comparto, il gruppo aveva programmato il lancio di un nuovo segmento, prevedendo un volume di investimenti tra i 35 e i 40 miliardi di euro. Piani che ovviamente sono andati a monte.
Senza un dimagrimento auto-indotto, del resto, per Commerzbank l'alternativa sarebbe stata la rinazionalizzazione statale, attraverso il super-fondo di aiuto federale Soffin messo i piedi nel 2008 dall'esecutivo di Angela Merkel per tamponare i buchi delle banche più colpite dalla crisi.
L'OMBRA DELLA NAZIONALIZZAZIONE. Insieme con l'Hypo Real Estate, l'altra banca zeppa di titoli tossici, l'istituto di Francoforte c'era già caduto. Da allora, come un Grande fratello, il governo di Berlino è rimasto proprietario del 25% più uno delle azioni del gruppo.
Con la nuova voragine del 2011, la spada di Damocle del commissariamento del governo è tornata a pendere sul gruppo.

27 Giugno Giu 2012 1840 27 giugno 2012
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