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Libri, la cultura della povertà

Guide per essere felici con pochi soldi.

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Charles Bukowski diceva che «solo i poveri conoscono il significato della vita, chi ha soldi e sicurezza può solo tirare a indovinare». In questi tempi difficili non sono pochi quelli che ancora possono permettersi di tirare a indovinare. Gli altri, invece, devono confrontarsi con il sogno infranto di poter essere felice grazie al denaro e al consumo, e accettare le ristrettezze economiche della vita di tutti i giorni. Questa condizione di povertà diffusa sta ispirando anche la produzione editoriale, fino a diventare un vero e proprio trend letterario. Quattro editori, Laurana, Avagliano, Penguin e Nottetempo hanno pubblicato e riproposto altrettanti libri che cercano di offrire una risposta di adattamento alla mutata situazione economica.
DECALOGO PER NUOVI POVERI. Andrea Pomella, giornalista e scrittore, ha individuato 10 modi per imparare a essere poveri ma felici e ne ha fatto un libro (144 pagine, 11,90 euro, Laurana). Per una generazione abituata a non aggiustare più niente, a non conoscere l’aspetto degli abiti consumati e l’arte del riutilizzo degli avanzi, il primo passo è rifarsi una cultura della povertà. Questo non significa comprare libri (anche perché potrebbero mancare le risorse per farlo) o documentarsi: significa sedersi e pensare a cosa si è perso, diventando meno abbienti. Ma anche a cosa si è acquistato: la fine della dipendenza dagli oggetti, dalle cose materiali che il benessere economico finisce per garantire.
Secondo Pomella, si può avere ora l’opportunità di tornare a essere liberi, riconquistando il senso vero del possesso materiale. Uno step consigliato dall’autore nel percorso è particolarmente significativo: «Nessuno lontano dalla verità può dirsi felice», e la verità è che non ci sono oggetti che possono rendere felici.
PER UNA DECRESCITA FELICE. «Si è molto parlato di decrescita felice, una categoria che interessa più il mondo dell’impresa», dice Gabriele Dadati della casa editrice Laurana, che spiega come lo staff è arrivato alla scelta di questo decalogo per nuovi poveri. «Poco invece si è ragionato su come ognuno di noi potesse avere accesso alla felicità in tempo di crisi. Ci siamo chiesti “Se è passata l'idea che il benessere economico rende felici, quando questo viene meno come ce la caviamo? Quali sono i presupposti culturali e spirituali per raggiungere un altro tipo di felicità?” Il libro di Andrea Pomella secondo noi risponde a queste domande».

Lezioni di italiano ed ironia per non pensare al portafogli

Per affrontare la povertà contemporanea, uno sguardo al passato a quando l’Italia era davvero un paese povero, può essere d’aiuto. Cesare Marchi ha legato il suo nome a due libri molto particolari: Impariamo l’italiano e Siamo tutti latinisti. Che negli Anni 80 ci fosse ancora bisogno di insegnare alla gente del Belpaese come si scrive, nonostante avessero ormai tutti il telefono in casa e anche più di un’automobile, è un controsenso tutto italiano. Eppure questo giornalista, un provinciale felice, l’ha fatto con semplicità e professionalità.
Tra i suoi scritti figura Quando eravamo povera gente, ripubblicato nel 2012 da Avagliano (266 pagine, 15 euro). Un inventario dei reperti archeologici della memoria di un uomo cresciuto insieme a nonne che prendevano l’acqua dal pozzo. «Questo, sia ben chiaro, non è un catalogo della nostalgia. Chi rimpiange la civiltà contadina, non l’ha mai conosciuta da vicino», scrive Marchi.
Leggere questo libro è un modo per ricordare come sopravvivere alla povertà più dura, senza perdere la dignità e soprattutto l’ironia, la cifra stilistica che ha reso noto l’autore in Italia.
GUIDA AL DISCOUNT. Dopo aver inserito l’idea di povertà nel quotidiano, giunge il momento della reazione concreta alla presenza di pochi euro nel portafogli. In soccorso può arrivare il blog Discount or Die, una vera miniera di suggerimenti per i frequentatori del regno dei prodotti senza etichette blasonate, che permettono di riempire la dispensa senza svenarsi.
Prima i discount erano frequentati solo da un certo tipo di clientela: ora sono più diffusi e molto, molto più affollati. La domanda davanti a un prodotto che non gode della spinta di un brand conosciuto è sempre la stessa: sarà buono? Valeria Brignani, cercando la risposta, ha trovato un istruttivo hobby. Sul suo blog, che ha ispirato un manualetto per la spesa perfetta pubblicato dalla casa editrice Nottetempo (247 pagine, 16,50 euro), si possono leggere vere e proprie recensioni a tutti i prodotti presenti sugli anonimi scaffali dei discount.
E scoprire che si tratta di beni di qualità perché lavorati negli stessi stabilimenti di quelli con etichette più famose, se non sulle stesse linee di produzione e con le medesime materie prime. «Discount or Die è nato con lo scopo di condividere esperienze e creare un archivio collettivo e corale su quanto c’è di schifoso e sublime nel discount e nell’universo delle sottomarche», è il commento di Brignani contenuto nella prefazione del volume.
Per scoprire, ad esempio, che i tortellini col marchio Carrefour sono identici a quelli reclamizzati dal faccione di Giovanni Rana. E quindi non sono affatto da temere e, anzi, altrettanto buoni da mangiare.

29 Giugno Giu 2012 0800 29 giugno 2012
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