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Crisi, il banchiere non paga

Crac Lehman Brothers, niente carcere per l'ad.

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Richard Fuld è stato amministratore delegato di Lehman Brothers.

Per capire che fine ha fatto uno dei responsabili dell’attuale crisi economica mondiale, si deve andare a caccia di uno scimmione.
Richard Fuld Jr, noto come Dick, era indicato negli ambienti della finanza con un soprannome che ne descriveva metodi e lo stile: il «Gorilla».
Fuld è stato il presidente e amministratore delegato della banca d’affari Lehman Brothers il cui fallimento, avvenuto nel settembre del 2008, ha provocato una reazione a catena di cui stiamo ancora pagando le conseguenze.
UN TORO IN GIACCA E CRAVATTA. È stato descritto come un toro in un abito da uomo d’affari, un vero Gordon Gekko.
Su YouTube è possibile vedere un video di un suo discorso tenuto ai vertici della Lehman Brothers in cui, parlando di alcuni trader che avevano speculato e fatto calare il titolo della banca, dice: «Voglio strappare loro il cuore e mangiarlo, prima che muoiano» (guarda il video).
DA TRADER AI VERTICI DELL'AZIENDA. Eccezionalmente competitivo e spietato, era riuscito a raggiungere la guida del gigante finanziario dopo aver fatto tutta la trafila, da semplice trader fino alla vetta.
Una volta al timone aveva guidato la sua banca in operazioni finanziarie sempre più rischiose fino a giocare il tutto per tutto nel mercato eccezionalmente redditizio, ma rischiosissimo, delle obbligazioni legate ai mutui immobiliari. Si riveleranno poi titoli tossici.
DEBITO DI OLTRE 600 MLD DI DOLLARI. Quando fallì Lehman Brothers aveva accumulato un debito a 11 zeri, superiore ai 600 miliardi di dollari. Il giorno che seguì l’annuncio della bancarotta, l’indice Dow Jones precipitò di 500 punti e l’economia mondiale rischiò di fermarsi.
Le conseguenze di quel fallimento si sentono ancora, anche il recente crac dell’istituto italiano Banca Network è in parte legato a strumenti finanziari che avevano come garanzia proprio il colosso americano.

Fuld non è mai stato in carcere e non è caduto in miseria

Fuld era conosciuto come il «Gorilla».

Ma Fuld ha pagato per i suoi errori? Il «Gorilla», 66 anni, non ha fatto un solo giorno di carcere, non è caduto in miseria e pare che non abbia perso né amici né influenza in quel di Wall Street.
Il crollo del suo impero ha colpito marginalmente le sue tasche. Nell’ottobre 2008, testimoniando di fronte al Congresso degli Stati Uniti, affermò che nel solo periodo dal 2000 al 2007 aveva ricevuto in stipendi e bonus 310 milioni di dollari. Molte fonti però sono dell’idea che la cifra esatta superi i 500 milioni.
DAL 2000 HA RICEVUTO 529 MILIONI. Secondo Fortune, nel giugno 2008 Fuld si era già liberato di 482 milioni di dollari di azioni e un team di ricercatori della Harvard law school ha calcolato i bonus in contanti incassati in quel periodo a 61 milioni di dollari.
Un ex consulente di Lehman Brothers, Oliver Budde, riferì ai media di diverse operazioni occulte per nascondere alla contabilità le vere retribuzioni di Fuld che ammonterebbero dal 2000 a 529 milioni di dollari.
I REATI DI FRODE SONO STATI ESCLUSI. Nei quasi quattro anni dalla sua caduta in disgrazia ci sono state diverse indagini, alcune class action, ma la Securities and exchange commission (la Consob statunitense) a maggio ha escluso di dover procedere ulteriormente, non riscontrando gli elementi per il reato di frode.
HA CEDUTO ALCUNE SUE PROPRIETÀ. Da settembre 2008 Fuld si è messo al sicuro vendendo alcune sue proprietà. Ha venduto per 32 milioni di dollari un appartamento principesco a Park Avenue che aveva acquistato per 21 milioni e ha messo all’asta parte della sua collezione d’arte per un valore di circa 20 milioni.
Ha poi ceduto alla moglie per la cifra simbolica di 100 dollari la sua reggia da 13 milioni di dollari a Jupiter Island in Florida, mettendola così al riparo da eventuali creditori, e si è comunque tenuto le altre proprietà a Sun Valley in Idaho e in Vermont, dove si è rifugiato da giornalisti e curiosi.

L'ultimo ingaggio in una società di brokeraggio a New York

Angelo Mozilo è stato l'amministratore delegato di Countrywide: nonostante il crac da 930 milioni di dollari, ha pagato solo una multa da 67 milioni.

Incurante del fatto che diverse testate finanziarie l’abbiano messo alla gogna definendolo «il peggior amministratore delegato di tutti i tempi», Fuld non è stato con le mani in mano e nel 2009 ha lavorato per un hedge fund di New York chiamato Matrix Advisors.
Nel 2010 secondo la Financial industry regulatory authority (Finra) era stato registrato come impiegato per una piccola società di brokeraggio di New York chiamata Legend Securities, un incarico che ha interrotto a febbraio.
APPARE SUL WEB, MA NON PER SUA VOLONTÀ. Persone a lui vicine sostengono che ormai le controversie gli hanno reso quasi impossibile lavorare nel mondo della finanza, ma per Wall Street Fuld è ancora, nel bene e nel male, un mito.
Oggi nega interviste, si nasconde ai media, ma ricompare sui social network quando qualcuno lo vede in giro e lo fotografa, diffondendo la sua foto. Una caccia al «Gorilla» e forse l’unica vera punizione a cui sembra destinato ad andare incontro.

Mozilo solo una multa nonostante il crac milionario di Countrywide

Jimmy Cayne, ex numero uno di Bear Sterns.

Ma l’impunità di Fuld non è un caso unico. Angelo Mozilo, l'amministratore delegato della società di mutui Countrywide, ha lasciato dietro di sé un fallimento da 930 milioni di dollari e ha evitato l’incriminazione pagando una sanzione di 67 milioni, solo una piccola parte di una ricchezza accumulata che supera i 400 milioni di dollari.
Jimmy Cayne, ex numero uno di Bear Sterns ha portato al fallimento la sua banca, ma si è ritirato con un patrimonio di 500 milioni di euro. Oggi, invece di giocare a briscola in carcere, si dedica a livello quasi professionale al gioco del bridge con cui ha vinto anche dei tornei nazionali
O'NEAL, FALLIMENTO CONBUONUSCITA DA 140 MLN. Stan O’Neal, che da amministratore delegato di Merrill Lynch aveva investito 40 miliardi di dollari in titoli tossici, ha lasciato la banca con una buona uscita di 140 milioni di dollari.
Nel Regno Unito, Fred Goodwin, responsabile del dissesto finanziario di Royal Bank of Scotland, salvata con 40 miliardi di dollari di denaro pubblico, si è semplicemente ritirato con una pensione superiore al milione di euro all’anno, ridotta poi, dopo feroci polemiche, a 430 mila euro. E quando a gennaio la regina Elisabetta II ha deciso di revocargli il titolo di Sir, molti politici e uomini d’affari hanno pubblicamente protestato.
Sembra proprio che la crisi abbia colpito duro tutti, tranne quelli che l’hanno causata.

9 Luglio Lug 2012 0745 09 luglio 2012
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