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Ilva, il gip ferma la produzione

La decisione sullo stabilimento di Taranto.

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Taranto: lo stabilimento dell'Ilva.

L'Ilva dovrà risanare gli impianti dell'area a caldo sequestrati per disastro ambientale ma «senza prevedere alcuna facoltà d'uso» degli stessi «a fini produttivi». Lo ha disposto il gip di Taranto Patrizia Todisco in un provvedimento notificato il 10 agosto all'Ilva dai carabinieri del Noe di Lecce, nel quale si specifica anche il ruolo dei custodi giudiziari.
SENZA PRODUZIONE RISCHIO OCCUPAZIONE. L'acciaieria potrà quindi tenere accesi gli altoforni ma non potrà usarli per produrre l'acciaio. Sembra questo il risultato dell'ennesimo provvedimento del giudiceTodisco, su cui l'Ilva ha subito dato battaglia.

Ferrante: «Impugneremo immediatamente il provvedimento» dinanzi al Riesame

Il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, ha infatti dato mandato di «impugnare immediatamente» dinanzi al Riesame il provvedimento del gip di Taranto. Lo rende noto l'azienda con un comunicato.
Impedire infatti la produzione sino alla messa in sicurezza degli impianti potrebbe richiedere molti mesi e l'azienda registrerebbe un danno economico elevato. Che come al solito si potrebbe ripercuotere sui lavoratori.
«La preoccupazione è molto alta, perché i provvedimenti della magistratura creano non pochi problemi all'azienda». Così il presidente dell'Ilva Bruno Ferrante, al termine del consiglio di amministrazione straordinario in un dichiarazione a TgNorba 24 ha ribadito la preoccupazione per il provvedimento del gip di Taranto.
DOPO IL RIESAME, TODISCO RIAPRE LA PARTITA. Il 7 agosto, prima che il tribunale del riesame confermasse il sequestro degli impianti dell'area a caldo dell'Ilva di Taranto, come chiesto dalla Procura il 26 luglio, il presidente dell'acciaieria Ferrante aveva prospettato una possibile chiusura a catena degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure che dipendono da Taranto.
La decisione del Riesame di finalizzare il sequestro al risanamento dello stabilimento, non quindi alla chiusura degli impianti, sembrava aver messo tutti d'accordo.

Todisco: «Ferrante non è più custode e amministratore delle aree e degli impianti in sequestro»

L'acciaieria Ilva di Taranto.

Ora la nuova decisione del gip sembra riaprire la partita. A partire dalla precisazione sul presidente dell'Ilva, che secondo il provvedimento non è più «custode e amministratore delle aree e degli impianti in sequestro», come disposto dal tribunale del Riesame, ma solo in relazione alle questioni tecnico-operative legate al risanamento degli impianti dell'area a caldo sequestrati. Ferrante resta inoltre custode e amministratore dell'intero stabilimento per le questioni amministrative legate al personale.
Oltre che per svolgere le funzioni di datore di lavoro, Ferrante viene indicato dal gip quale «responsabile dell'attuazione delle prescrizioni e procedure impiantistiche che si renderanno necessarie in attuazione del provvedimento di Aia per gli impianti non interessati in alcun modo dal provvedimento di sequestro preventivo».
AI CUSTODI IL COMPITO DI RELAZIONI SETTIMANALI. Per quanto riguarda i controlli, nel provvedimento si legge inoltre: «In adempimento di quanto disposto dallo stesso tribunale del Riesame», si sollecita l'adozione, da parte dei custodi giudiziari, di «tutte le misure tecniche necessarie a scongiurare il protrarsi delle situazioni di pericolo e ad eliminare le stesse». I custodi e gli amministratori dovranno trasmettere al gip relazioni settimanali sull'attività svolta.
IL SEQUESTRO PREVENTIVO È FUNZIONALE. Il sequestro preventivo degli impianti dell'area a caldo dell'Ilva «è e non può che essere, funzionale alla tutela delle esigenze preventivo-cautelari indicate dalla legge», e in particolare «della grave ed attualissima situazione di emergenza ambientale e sanitaria in cui versa il territorio di Taranto», si legge nel provvedimento firmato da Todisco. La situazione di emergenza ambientale, ricorda il gip, è imputabile «alle emissioni inquinanti (convogliate, diffuse e fuggitive) dello stabilimento Ilva spa e, segnatamente, di quegli impianti e aree del siderurgico sottoposti a vincolo cautelare».
Todisco ha nomina uno dei tre custodi e amministratori degli impianti Ilva sequestrati, l'ing. Barbara Valenzano, gestore degli stessi, coadiuvata dagli altri due custodi Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento, anche loro ingegneri. Valenzano è sia «responsabile dell'attuazione delle prescrizioni e procedure impiantistiche» conseguenti al sequestro, sia «responsabile delle misure tecniche necessarie per eliminare situazioni di pericolo e dell'attuazione dei monitoraggi, con potere di spesa (previa approvazione dell'autorità giudiziaria) relativamente alle aree sottoposte a sequestro, nonché a quelle tecnicamente connesse».
ACCESSO A TUTTE LE AREE DELL'AZIENDA. Il gip inoltre ha autorizzato custodi e amministratori «all'accesso a tutte le aree, reparti, unità produttive e relative sale controllo ed uffici dello stabilimento», all'accesso «all'intranet aziendale, a tutte le procedure operative e gestionali, alle informazioni di sistema alle comunicazioni con i diversi reparti e uffici Ilva e con gli enti esterni», (l'azienda dovrà installare a proprie spese specifiche workstation) e «ad interloquire direttamente con i diversi enti esterni interessati da procedure autorizzative e di controllo» per acquisire documentazione utile alla gestione controllata degli impianti Ilva.

Bonelli: «Ma Ilva non voleva collaborare?»

Intanto la scelta di Ilva di impugnare la decisione del gip ha scatenato le reazioni degli ambientalisti: «È gravissima e dimostra che l'azienda è alla ricerca di una scorciatoia per evitare le prescrizioni della Procura e confermate dal Tribunale del riesame», ha detto il presidente dei Verdi Angelo Bonelli. « La più volte manifestata volontà dell'Ilva di collaborare con le istituzioni (a cui noi non abbiamo mai creduto) si è già esaurita?», ha chiesto Bonelli, «Su questo aspetto il governo dovrebbe riflettere attentamente visto che al colma 8 dell'articolo 1 del decreto su Taranto ha addirittura deciso di mettere a disposizione dei fondi per gli investimenti dell'azienda».
FASSINA, DECISIONE PREOCCUPANTE. Più critico invece nei confronti della decisione della magistratura è il responsabile economia del Pd Stefano Fassina, che ha definito «irrituale e molto preoccupante il provvedimento del gip di Taranto dopo la decisione del tribunale del Riesame, dopo gli impegni assunti dall'azienda per la realizzazione degli interventi necessari alla salvaguardia della salute e dopo il decreto del governo sull'avvio delle bonifiche».
Secondo il politico del Pd «è necessario fare chiarezza al più presto. Sono in gioco le prospettive di un'azienda strategica e il futuro di decine di migliaia di lavoratori».

11 Agosto Ago 2012 1541 11 agosto 2012
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