Andrea Agnelli John 121009124940
FINANZA
9 Ottobre Ott 2012 1235 09 ottobre 2012

Agnelli, cassaforte blindata

I nuovi equilibri della casa torinese.

  • ...
Andrea Agnelli, John Elkann e Alessandro Nasi.

Il caso degli investimenti Fiat in Italia ha riacceso i riflettori su Torino e sull’impegno degli Agnelli nella casa automobilistica torinese. Non sono mancate pesanti critiche a Sergio Marchionne e c’è chi ha messo in discussione il ruolo stesso della famiglia.
Ma, al di là delle discussioni, queste polemiche sono anche un’occasione per fare il punto su casa Agnelli e, in particolare, su chi abbia in mano le leve del comando.
Il nuovo monarca si chiama ovviamente John Elkann. Al suo fianco due viceré: Andrea Agnelli e Alessandro Nasi. Attorno a loro gravita tutta la casata, circa una novantina di parenti.
LA STABILITÀ RITROVATA. Chiusa l’era di Giovanni Agnelli (e messi a riposo Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti), la famiglia più importante d’Italia è riuscita a ritrovare una stabilità che rispetta gli intricati equilibri della dinastia piemontese e che consentirà alla sua holding finanziaria Exor di affrontare le prossime sfide.
Ma raggiungere il punto di equilibrio non è stato facile, anche perché si è dovuto mettere mano alle alchimie normative che regolavano la cassaforte di famiglia voluta a suo tempo dall’Avvocato: la Giovanni Agnelli Sapa (società in accomandita per azioni). Con una buona dose di fantasia e con la volontà di blindare definitivamente il controllo.
LE 10 DINASTIE. La Giovanni Agnelli recentemente si è infatti arricchita di una figura molto importante: il capostipite. E all’interno della Sapa sono state riconosciute 10 dinastie che risalgono a due capostipiti.
Sei dinastie derivano dai fratelli del ramo Agnelli discendenti di Edoardo (Clara Agnelli, Cristiana Agnelli, Giovanni Agnelli, Susanna Agnelli, Maria Sole Agnelli, Umberto Agnelli). Quattro dai loro cugini Nasi, discendenti dalla sorella di Edoardo, Aniceta Agnelli, che ha sposato Carlo Nasi (Clara Nasi, Emanuele Nasi, Giovanni Nasi, Laura Nasi).
Che cosa vuol dire tutto ciò? Molto banalmente che se un azionista della Sapa vorrà cedere il proprio pacchetto dovrà prima proporlo al proprio discendente o ascendente diretto. Se questi ultimi non vorranno acquistarlo, i titoli dovranno essere offerti agli altri possessori di azioni discendenti dallo stesso capostipite.
UNA BLINDATURA PERFETTA. Solo nel caso in cui nessuno degli appartenenti a quel ramo volesse acquistare i titoli, questi potrebbero essere offerti agli altri soci della Sapa.
Ma non finisce qui. Se nessuno dei soci intendesse comprare il pacchetto in vendita, allora questo dovrà essere offerto direttamente alla Sapa. E, se anche quest’ultima dovesse dire di no, un eventuale acquirente terzo dovrebbe comunque ricevere il gradimento del consiglio degli accomandatari.
Insomma, una perfetta blindatura.
AUTO, LA SCELTA CHE HA PAGATO. Tutto risolto allora? No, qualche malessere resiste. Alcuni esponenti della famiglia dalla memoria lunga ricordano ancora con contrarietà certe dichiarazioni dell’allora trentenne Andrea Agnelli che, nel settembre del 2005, prese posizione sul prestito convertendo Fiat, sostenendo che secondo lui non era necessario che la famiglia sborsasse i soldi necessari per tornare al 30%. Anzi, secondo il figlio di Umberto Agnelli, oggi presidente della Juventus, la Fiat avrebbe potuto sopravvivere meglio come public company.
Una presa di posizione che era stata subito ridimensionata, lasciando però qualche strascico. Anche perché in questi sette anni la decisione di restare nell’auto si è dimostrata vincente.
UNO STRANIERO DOPO MARCHIONNE? E, a proposito di auto, a Torino è di gran moda il toto Marchionne. È infatti probabile che per l’amministratore delegato della Fiat sia già iniziato il conto alla rovescia.
Certamente l’uscita non è dietro l’angolo, ma il numero uno operativo dell’auto ha già fatto sapere che tra qualche anno lascerà la sua poltrona.
Chi lo sostituirà? I soliti bene informati sostengono che Elkann, nel frattempo tornato di cittadinanza americana (stando almeno alle indiscrezioni non confermate che circolano con insistenza a Londra), punterà su un manager estero, magari facendosi aiutare nella scelta dal consigliere Exor (ed erede di casa Samsung) Lee Jae-yong.
Una scelta che porterà quindi a termine il processo di internazionalizzazione della Fiat, iniziato con l’operazione Chrysler.

(*) dietro lo pseudonimo di Albus Silente si nasconde un importante esponente del mondo finanziario italiano residente all’estero.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso