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Ue, la grexit costerebbe 17 mila miliardi

Allarme recessione mondiale lanciato dalla Bertelsmann.

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di Rosanna Pugliese.

La bandiera della Grecia e quella dell'Unione europea davanti al Partenone.

Mentre la Troika ha lasciato Atene con qualce speranza in più, l'uscita della Grecia dall'euro, la 'grexit', potrebbe costare, nel peggiore dei casi, su scala mondiale fino a 17 mila miliardi di euro di perdite.
È questa la cifra a cui è arrivato uno studio della fondazione tedesca Bertelsmann, che non esclude l'ipotesi di un effetto domino che potrebbe portare Portogallo, Spagna e Italia alla bancarotta, innescando una recessione mondiale.
Uno scenario che ha preso corpo mentre Berlino allenta la 'morsa': da fonti di governo è trapelato in serata che «si cerca una soluzione che tenga».
UN CONTO VINCOLATO. Atene resti nell'euro, e si studi un 'conto vincolato', per versare, già a novembre, la prossima tranche di aiuti. Fondi che però non avrebbe direttamente a disposizione. In modo da evitare che il governo di Antonis Samaras si adagi non appena cessata la tensione.
Tornando allo studio della Bertelsmann, secondo i calcoli, nel peggiore dei casi, le 42 economie principali del mondo potrebbero subire perdite sul fronte della crescita fino a 17 mila miliardi: questo sarebbe infatti l'effetto di una perdita di fiducia in Madrid e Roma da parte del mercato e di una conseguente bancarotta dei due Paesi europei.
RISCHIO PERDITA FIDUCIA. Hanno infatti scritto gli economisti: l'uscita di Atene dalla moneta unica in sé è «sostenibile» per l'economia mondiale, «ma non si può escludere che il mercato dopo perda fiducia anche nel Portogallo nella Spagna e nell'Italia, con una conseguente bancarotta anche in questi Paesi».
La sola uscita di Atene dalla moneta unica costerebbe alla Germania 73 miliardi di euro in termini di crescita fino al 2020. A questo si aggiungerebbero i 64 miliardi di fondi perduti (una tantum) per creditori privati e pubblici.
DRACMA VUOL DIRE CRAC. Il ritorno alla dracma costerebbe alla Grecia 164 miliardi di perdite sul fronte della crescita fino al 2020. In questo scenario si sottintende che creditori privati e pubblici dovrebbero rinunciare a circa il 60% delle loro rivendicazioni verso Atene. E che la nuova moneta verrebbe svalutata del 50% rispetto all'euro.
E a questi primi numeri andrebbe aggiunto poi il danno colossale di un effetto domino su Italia e Spagna. Dati su cui evidentemente Angela Merkel riflette da tempo, lavorando dietro i riflettori a una soluzione che stabilizzi Atene nella moneta uncia.
E se la posizione ufficiale di Berlino è che si attende il rapporto della Troika, è stato chiaro il ministro delle finanze Wolfgnag Schaeuble che nei giorni scorsi ha deto, dall'Asia, che «la Grecia non andrà in bancarotta».

Ansa

17 Ottobre Ott 2012 1855 17 ottobre 2012
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