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F-35 hackerati dalla Marina Usa

La Us Navy boccia la sicurezza del jet.

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I test della Marina Usa sull'Alis, il sistema informatico degli F-35.

L’aereo da guerra più potente del mondo è finito nelle mani dei pirati. L’F-35, il cacciabombardiere di cui l’Italia sta acquistando 90 esemplari, è stato «catturato» da un team di hacker della Marina militare degli Stati Uniti, dopo che il Pentagono aveva cominciato a sospettare che il “gioiello” della Lockheed Martin fosse vulnerabile alle incursioni informatiche.
IL COMUNICATO LOCKHEED. L’attacco è avvenuto nei primi mesi del 2012, ma la notizia è rimbalzata negli Stati Uniti solo pochi giorni fa, quando la Lockheed è stata costretta a comunicare pubblicamente di aver «risolto un problema» riscontrato al sistema Alis, l’apparato che permette a tutti gli F-35 in azione di essere non solo controllati via computer ma anche di scambiare informazioni di volo e di funzionamento con un centro di controllo a terra.
ROTTA LA SEGRETEZZA DEL PENTAGONO. Così l’incursione informatica è emersa dalla segretezza in cui il Pentagono l’aveva confinata: l’azienda ha dovuto parlare, perché in ambienti militari e politici circolava già la voce che l’avventura dell’F-35 Joint Fight Striker fosse finita prima ancora di cominciare.

L'Italia pronta a sborsare 12 miliardi di euro

Un F-35 della Lokheed Martin.

Questo sistema di scambio di informazioni era considerato dal governo Usa un elemento di grande fragilità di un progetto già tormentato. L’F-35 sarebbe dovuto entrare in linea quest’anno, ma una serie di problemi tecnici farà slittare le consegne al 2016 o più tardi.
L'AUMENTO DEI COSTI. Nel frattempo, i costi per apparecchio sono saliti dagli 80 milioni di dollari previsti all’inizio fino ai 130 attuali e sembrano destinati ad aumentare ancora.
Per l’Italia, che partecipa al programma, significa una spesa, al momento, di almeno 12 miliardi di euro, di cui quasi 4 già pagati in tranche di circa mezzo miliardo in ogni legge finanziaria. Denaro che nel 2012 è stato recuperato anche grazie ai tagli all’assistenza ai malati di Sla.
LA MANCANZA DI SICUREZZA. Ma al di là dei costi, manca la sicurezza. Il Pentagono ha mandato all’attacco una squadra di hacker della Us Navy, il Red Team. Per questi pirati in divisa non è stato difficile penetrare nel sistema informatico dell’F-35, violando i computer centrali di controllo.
HACKERATE INFORMAZIONI SENSIBILI. L’incursione ha dimostrato, si legge nei rapporti della Us Navy, che «le informazioni sensibili, riservate e non sensibili non sono separate, perché questa separazione non è prevista dal sistema Alis».
Porte aperte, dunque, ai terroristi informatici dei servizi segreti di Paesi nemici e persino alleati, visto che l’Alis nasce, spiega sempre la Lockheed Martin, «per condividere le informazioni tra i Paesi clienti».

L'ironia Usa: «Abbatti il tuo F-35 dal pc di casa»

L'Italia ha acquistato 90 F-35 per una cifra di circa 12 miliardi di euro.

Il caso del bombardiere hackerato ha suscitato l’ironia degli ambienti militari americani dove la fiducia nell’F-35 è ormai sottozero, nei quali ormai circola la battuta «abbatti anche tu il tuo F-35 dal computer di casa», visto che la caccia al superaereo potrebbe diventare semplice come un videogioco.
ATTACCHI QUOTIDIANI. Anche perché, oltre alle dichiarazioni ufficiali, il problema potrebbe non essere risolto. La stessa Lockheed Martin ammette che gli attacchi informatici al sistema di controllo sono centinaia all’anno, addirittura con punte di qualche decina al giorno nei periodi più 'caldi'.
Il sistema Alis era stato una sorta di ultima spiaggia della Lockheed per cercare di salvare il progetto F-35 dall’esplosione dei costi e dalla moltiplicazione di problemi tecnici. I primi test, infatti, avevano dimostrato che il costo di un’ora di volo dell'F-35 era circa doppio rispetto a quello di un F-16 e un F-18, gli apparecchi che il nuovo progetto dovrebbe rimpiazzare.
MANUTENZIONE ALLE STELLE. Senza contare i costi di manutenzione, in continua crescita. Tanto che il Pentagono ha posto ufficialmente alla Casa Bianca il quesito su come intenderà pagare le spese di esercizio dell’aereo.
La Lockheed ha così creato un sistema di controllo dell’aereo e di condivisione dei dati per ridurre i costi ottimizzando le informazioni. Ma qui si è aperta la grossa falla per gli hacker.
Il progetto F-35, poi, è criticato anche dall'opinione pubblica statunitense che si è resa conto di come la crescita di spese militari comporti necessariamente la riduzione dei servizi sociali, sanitari e scolastici.
IL RISCHIO DEI SUBAPPALTI. Così la Lockheed, per riguadagnare terreno, ha dato in subappalto la costruzione di componenti dell’aereo ad aziende sparse per quasi tutti gli Stati degli Usa. Così garantire la sicurezza delle informazioni è divenuto impossibile, ha spiegato alla stampa americana Ben Freeman, investigatore privato membro dell’associazione Project on Government Oversight. «Se anche la Lockheed dovesse avere un nodo centrale a prova di attacchi informatici», ha fatto notare Freeman, «sarebbe comunque vulnerabile se i suoi subappaltatori sono vulnerabili».

20 Novembre Nov 2012 1806 20 novembre 2012
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