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L'INTERVISTA
8 Gennaio Gen 2013 0750 08 gennaio 2013

Crescita, l'illusione delle tasse

Mazzucato boccia il taglio delle imposte.

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Mentre la «salita» in politica di Mario Monti si arricchisce di nuovi simboli e migliaia di follower su Twitter, restano ancora molte incognite sulle azioni del Prof nel caso dovesse vincere la corsa a Palazzo Chigi.
Tra le tante domande dei cittadini cui il senatore non ha risposto nel question time #MontiLive e nelle interviste del 5 e 6 gennaio, ce ne erano alcune di primaria importanza: dallo scopo dell'aumento dell'Iva a luglio alle azioni concrete per i giovani, fino alle liberalizzazioni e la gestione del sistema ferroviario italiano.
ALL'ITALIA SERVONO GLI INVESTIMENTI. In molti non si fidano delle recenti promesse da campagna elettorale di Monti (come quella sulla riduzione delle tasse già sdoganata e usurata negli ultimi 20 anni da Silvio Berlusconi) e non credono che sia questa la vera soluzione alla crisi.
«Non basta promettere di tagliare le tasse, quello che serve davvero all'Italia sono gli investimenti», spiega a Lettera43.it Mariana Mazzucato, economista e professoressa all'Università del Sussex, in Gran Bretagna.

DOMANDA. La proposta di Monti allora non è sufficiente?
RISPOSTA. L'Italia ha avuto un tasso di crescita praticamente dello 0% negli ultimi 10-15 anni, per questo il rapporto debito-Pil è alto e continuerà ad aumentare (anche se il deficit è relativamente basso) fin quando il tasso di crescita sarà inferiore al tasso di interesse pagato sul debito.
D. Quindi cosa servirebbe?
R. Se l’obiettivo è crescere, è necessaria un’agenda seria di ricerca e sviluppo oltre alle riforme strutturali.
D. Per fare cassa in fretta, però, lo Stato fa leva sulle tasse...
R. Già. Ma l'aumento dell'Iva è stato uno sbaglio enorme, perché è un'imposta regressiva.
D. Cosa intende con regressiva?
R. Le tasse sono fatte per ridistribuire la ricchezza. Quelle regressive colpiscono più le fasce basse che quelle alte, mentre in un Paese con la distribuzione della ricchezza diseguale come l’Italia ci vorrebbe piuttosto la patrimoniale.
D. Monti invece ha introdotto l'Imu.
R. Anche l’Imu andrebbe concepita in modo diverso, dovrebbe essere ristrutturata perché sia progressiva.
D. Quindi quali dovrebbero essere le priorità del nuovo governo?
R. Innanzitutto servono investimenti in infrastrutture e innovazione, cui aggiungere un vero piano strategico su settori come l'energia rinnovabile e quello delle auto. Sul solare, per esempio, si parla molto di sussidi e agevolazioni, ma gli apparati fotovoltaici si importano quasi tutti dalla Cina.
D. Ma nella sua agenda, Monti punta anche su infrastrutture, ricerca e industria. Non è credibile?
R. In 13 mesi di governo, da questo punto di vista Monti ha fatto poco. Anche sulle liberalizzazioni ha agito in modo asimmetrico: sul mercato del lavoro si è andati giù pesantissimi, mentre sul mercato dei prodotti (professionisti, notai, farmacisti, tassisti, banche e assicurazioni) ha agito timidamente e con molte marce indietro.
D. Su questo tema anche in passato sono stati commessi gravi errori.
R. Certo, basta dire che dalla seconda metà degli Anni 90 l'Italia ha un tasso di crescita che è la metà di quello europeo, che a sua volta è la metà di quello americano.
D. Come si spiega?
R. Le cause sono strutturali e non solo di mancanza di concorrenza: struttura industriale sbilanciata sui settori tradizionali dove è più forte è la concorrenza dei Paesi emergenti; struttura dimensionale sbilanciata sulle piccole e medie imprese con smantellamento di quasi tutte le grandi imprese italiane negli ultimi 20 anni (Montedison, Olivetti, Italtel); assenza di investimenti strategici in ricerca, sviluppo e infrastrutture.
D. Quali sono gli ambiti fondamentali su cui investire per la crescita?
R. Capitale umano, ricerca, sviluppo e istruzione. La Germania, Paese leader in Europa, lo sta facendo.
D. Ma in un Paese come l’Italia, dove la quasi totalità delle imprese sono piccole e medie, quale può essere la soluzione?
R. Le piccole imprese devono crescere con una politica industriale mirata e anti-ciclica, investendo al posto di tagliare in un periodo di crisi.
D. Il fatto che ciò non accada è colpa degli imprenditori?
R. Sì, le piccole imprese restano piccole perché non c'è una strategia. Ma anche le grandi aziende, per esempio Fiat ed Enel, hanno le loro responsabilità. Sono troppo statiche, mentre dovrebbero essere più competitive a livello internazionale.
D. Cosa dovrebbe fare Fiat?
R. Deve investire in nuovi motori come stanno facendo i suoi concorrenti tedeschi e cinesi. È solo attraverso questi investimenti strategici di lungo periodo che la produttività aumenta e con essi i posti di lavoro e gli stipendi.
D. Già ma le banche hanno chiuso i portafogli...
R. Le banche private hanno paura di prestare soldi a imprenditori e giovani, questo comporta un crollo di fiducia generale e di speranza nella crescita.
D. Dunque che fare?
R. La riforma finanziaria in Italia dovrebbe includere la creazione di una finanza 'paziente', simile a quella della Kfw in Germania e la Bndes in Brasile (banche di investimento statali), che sono in grado di fornire gli investimenti diretti in infrastrutture e innovazione per le aziende che vogliono crescere.
D. In Italia chi potrebbe farlo?
R. La Cassa depositi e prestiti potrebbe diventare uno strumento molto più strategico e attivo.
D. Anche gli altri Paesi europei non se la passano bene però.
R. La politica di austerità non ha funzionato. I governi sono stati pro-ciclici: hanno investito meno durante la crisi, commettendo un grave errore perché solo tagliare non funziona. Per invertire la rotta bisogna rischiare e investire.
D. Ma negli ultimi mesi sembra siano stati fatti passi avanti dagli Usa all’Europa.
R. L’accordo sul fiscal cliff negli Stati Uniti è stato importante per il suo significato simbolico, perché ha evitato ulteriori ricadute sull’Europa, che ha lo stesso problema: come rilanciare l’economia? I tagli alle spese e l’aumento delle tasse non sono sufficienti.
D. Cosa serve?
R. Un piano di crescita che comprenda politiche macroeconomiche (fiscale e monetaria), politica industriale e una seria riforma finanziaria.
D. E poi?
R. Dal punto di vista finanziario abbiamo bisogno di una Banca centrale europea che funzioni da 'prestatore di ultima istanza' e grazie al presidente Mario Draghi ora c’è finalmente una politica monetaria forte. Inoltre servono misure contro la speculazione.
D. Qual è oggi l’effetto sui mercati?
R. I mercati continueranno a speculare contro i Paesi più deboli, dal momento che senza crescita temono che il debito non possa essere ripagato. È un grave errore mantenere una visione a breve termine in base alla quale i tagli sono fatti in nome dei mercati.
D. Quale dovrebbe essere la reazione?
D. La risposta deve essere crescita inclusiva, con meno disuguaglianze e un sistema di tassazione progressiva. Questa è la chiave.
D. Ma il peggio della crisi, almeno, è passato?
R. Finché l’Italia e gli altri Paesi non puntano davvero alla crescita, non vedo l'uscita.

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