Mussari 130127083737
LE RIVELAZIONI
4 Febbraio Feb 2013 2207 04 febbraio 2013

«Mps, la banda del 5% c'è»

Rizzo conferma tutte le accuse alla Gdf.

  • ...
Giuseppe Mussari.

Antonio Rizzo ha confermato tutte le accuse alla 'banda del 5%'.
Ha fornito nomi e cognomi di chi partecipò agli incontri in cui si parlava di Mps.
Ha ribadito agli investigatori come, nella relazione della Banca d'Italia del novembre 2010 e relativa all'ispezione a Rocca Salimbeni, fosse già tutto molto chiaro.
Davanti agli uomini del nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza, Rizzo ha messo nuovamente nero su bianco le accuse nei confronti degli ex vertici del Monte dei Paschi, come già aveva fatto nel marzo del 2008, sentito dagli inquirenti milanesi che indagavano sulla società d'intermediazione svizzera Lutifin.
CUTOLO, GUETTER E PERO GLI ALTRI PROTAGONISTI. L'ex funzionario della banca d'affari Dresdner è stato sentito il 4 febbraio a Roma, mentre a Siena i pm erano in attesa dell'ex presidente del Monte Paschi, Giuseppe Mussari. Incontro durato però pochissimo. Giusto il tempo di confermare, così ha detto l'avvocato dell'ex presidente dell'Abi, che si è detto «disposto a rispondere all' interrogatorio e a tutte le loro domande ma non oggi».
Ai finanzieri Rizzo ha fornito una serie di elementi che ora dovranno essere sviluppati. A partire dai nomi delle persone in Dresdner che, assieme a lui, hanno partecipato agli incontri in cui si parlava di Mps: il suo diretto superiore Lorenzo Cutolo, il responsabile europeo della banca d'affari Stefan Guetter e quello della sede di Londra Massimiliano Pero. Tutti soggetti che con molta probabilità, la procura di Siena ha intenzione di convocare.
LA DEFINIZIONE DELLA 'BANDA'. E dai pm è prevista anche la presenza di Michele Cortese, il funzionario che riferì a Rizzo la storia della banda del 5%: «Andai a cena con lui», ha confermato il testimone, «e sostanzialmente mi disse che, a suo avviso, ma il fatto sembrava notorio, Pontone e Baldassarri [capo della sede di Londra e capo area finanza Mps, ndr] avevano percepito una commissione indebita dell'operazione per il tramite di Lutifin. Mi disse anche che i due erano conosciuti come la 'banda del 5%', perché su ogni operazione prendevano una percentuale». Con lui però, ha sostenuto il 4 febbraio Rizzo, Baldassarri «è stato sempre professionale, non mi ha mai chiesto nulla. Ho solo detto quel che mi riferivano altri».
IN POSSESSO DI 2-3 AUDIO. Agli investigatori Rizzo ha confermato anche di avere le registrazioni degli incontri con gli altri funzionari Dresdner, affermando di averle consegnate già nel 2008 quando fu ascoltato. Si tratta di 2-3 audio fatti su suggerimento dei suoi legali, che temevano l'apertura di una procedura di licenziamento nei suoi confronti poiché aveva sollevato il problema relativo a Mps. Nella sua deposizione, Rizzo ha anche fornito la spiegazione di quella che lui riteneva essere 'l'anomalia' nel triangolo Lutifin-Dresdner-Mps. Dresdner infatti pagò una commissione dello 0,5% (600 mila euro) a Lutifin per aver intermediato la cessione di prodotti finanziari per 120 milioni da parte di Mps a Dresdner stessa.
COINVOLTA ANCHE SKYLARK. Ma i titoli erano stati emessi da Skylark, una controllata della banca d'affari, con sede alle Cayman: «Nel novembre 2007», ha confermato Rizzo, ribadendo quanto già detto nel 2008, «si è svolto un incontro tra me Cutolo e Pero nel quale Pero caldeggiava l'operazione di riacquisto di un pacchetto titoli strutturato da Mps Londra. Faccio presente che parlo di riacquisto in quanto lo stesso pacchetto era stato venduto da Dresdner a Mps Londra in precedenza. Nell'occasione si venne a sapere che Dresdner, per l'operazione, avrebbe pagato una somma a titolo di intermediazione, a tale Lutifin. Cutolo rimase sorpreso e disse che era assurdo pagare un' intermediazione per un affare che Dresdner poteva tranquillamente fare da sola... Dopo Natale si venne a sapere che, nonostante l'opposizione di Cutulo, il pagamento era stato autorizzato direttamente da Guetter, scavalcando sostanzialmente Cutolo. Parlai della cosa con Cutolo il quale mi disse che era meglio farsi i fatti propri senza dire nulla all'organismo di controllo interno della banca. Mi disse che lui aveva provato a fare qualcosa, ma che aveva rischiato il licenziamento».
Tre mesi dopo, ha detto ancora Rizzo, Cortese gli parlò della 'banda del 5%'.

E Bankitalia nel 2010 scrisse: «Profili di rischio non controllati»

Ma con gli uomini della valutaria, l'ex funzionario della Dresdner ha affrontato anche un altro discorso, che potrebbe rappresentare il nuovo filone d'indagine della procura di Siena. Ai finanzieri, infatti, Rizzo avrebbe fatto notare che quel che stava avvenendo in Mps era già molto chiaro nel novembre del 2010, quando uscì il rapporto degli ispettori della Banca d’Italia: «Quando ci sono delle ristrutturazioni», ha spiegato, «il problema è capire come vengono contabilizzate. E lì era scritto chiaramente».
«PENALIZZANTI CONDIZIONI DI PAGAMENTO». In quel rapporto Bankitalia affermava tra l'altro che «alcuni investimenti a lungo termine finanziari con 'repo' di pari scadenza, presentano profili di rischio non adeguatamente controllati, né compiutamente riferiti dall'esecutivo all'organo amministrativo». E aggiungeva, citando l'operazione con Nomura e dunque la ristrutturazione del derivato Alexandria: «Si è così generato un fair value negativo del 'repo', incorporato a luglio 2009 in un nuovo contratto che ha prolungato fino al 2031 penalizzanti condizioni di finanziamento».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso