Monte Paschi 130205070835

Mps conosceva il pericolo Antonveneta

Un'email avvertiva sui rischi dell'operazione.

  • ...
La sede di Monte Paschi Siena in piazza Salimbeni nella città toscana.

Monte dei Paschi di Siena era a conoscenza del rischio dell'operazione Antonveneta. A incastrare l'istituto di Siena è spuntata nell'inchiesta una email che inchioda il gruppo dirigente della banca toscana.
Mps, infatti, quando decise di acquistare Antonveneta da Santander sapeva delle «criticità» dell'operazione. Criticità che che avrebbero sconsigliato di trovare l'intesa con gli spagnoli, anche perché il prezzo della banca era stato sovrastimato (3 miliardi in più rispetto a quanto era stata valutato nel pacchetto di Abn Amro spettante a Santander solo due mesi prima).
Ad avvisare dei rischi altissimi era stato il vicedirettore di Mps Giuseppe Menzi, che però non fu ascoltato.
INFORMATIVA DURANTE LA TRATTATIVA. Nell'informativa del nucleo valutario della guardia di finanza, si legge infatti, che il «15 novembre 2007, l’allora vicedirettore generale di Mps scrisse al suo superiore, il direttore generale Antonio Vigni per comunicargli tutte le criticità dell’operazione Antonveneta».
In quei giorni, l'istituto di credito di Siena stava perfezionando l'acquisto di Antoneventa da Santander, tanto che fu proprio a novembre che Mps annunciò l'imminente acquisto - che però fu perfezionato solo il 30 maggio del 2008 -, nonostante i dirigenti fossero stati avvertiti delle criticità legate all'operazione.
BANCA DIVISIONALIZZATA MALE. Secondo quanto scritto da Menzi nell'email i rischi legati ad Antonveneta erano reali. Tanto che aveva scritto, come scoperto dalla guardia di finanza: «Antonveneta è divisionalizzata male, la sua governance è tutta concentrata su Amsterdam. Bisogna riconsiderarel’accantonamento del 2007 perché i crediti sono a crescita zero». Insomma, un quadro che non farebbe ben sperare per il futuro.
Per i finanzieri, la nota «evidenzia che le criticità vanno curate con una terapia d’urto anche per non incidere troppo nel 2008». Peccato che il campanello d'allarme, pur scattato a dovere, sia rimasto inascoltato.

Una nuova inchiesta sullo Ior

Città del Vaticano: Piazza San Pietro.

Le indagini sulla banca senese continuano senza sosta. E si susseguono e si intrecciano. Da Roma è partita una nuova inchiesta anche sui conti allo Ior. Proprio nella Banca vaticana venivano smistati i soldi per pagare chi l'operazione Antonveneta la stava mettendo a segno.
CONTI ALLA BANCA VATICANA. Come ha spiegato Il Fatto quotidiano, infatti, il Corriere della sera - che è convocato in procura e sarà ascoltato il 6 febbraio - aveva anticipato che presso gli sportelli dello Ior sarebbero stati aperti alcuni conti appoggio per gestire e portare avanti l'operazione di passaggio di mano dell'istuto di credito dalle mani di Santander (che formalmente non l'aveva mai acquisita come ha rivelato Lettera43.it) alla banca senese.
Si tratterebbe di quattro conti correnti intestati ad altrettanti istituti religiosi per coprire alcuni personaggi che hanno avuto un ruolo chiave nell'acquisizione di Antonveneta.
IL GIALLO DEGLI 1,3 MILIARDI. Su uno di questi conti sarebbero arrivati 1,3 milioni di euro che sarebbero poi stati prelevati, come riferito da un testimone, per pagare «le persone utilizzate nell'operazione del 2007».
E non solo. Proprio in Vaticano sarebbero avvenute delicate riunioni, per mettere a punto l'acquisizione della banca, fra il direttore dello Ior Paolo Cipriani, monsignor Piero Pioppo e Andrea Orcel (ora in Ubs ma che allora seguiva proprio la spagnola Santander durante l'Opa lanciata sull'olandese Abn Amro). Proprio quell'Orcel che subito dopo venne nominato advisor di Mps nella conquista di Antonveneta.
Ora i pm romani sono a lavoro per verificare la veridicità di queste testimonianze che, se confermate, aprirebbero un altro giallo. Intanto, però, il portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi, ha smentito che all'interno dello Ior siano mai avvenute queste 'delicate' riunioni e ha giudicato «non attendibili» sia la fonte sia le dichiarazioni pubblicate sulla stampa.

5 Febbraio Feb 2013 0705 05 febbraio 2013
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso