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L'ANTEAMERICANO
9 Febbraio Feb 2013 0800 09 febbraio 2013

Altro che Imu, a pesare sono le tasse sui redditi

L'Italia, assieme al Belgio, è in vetta alla classifica europea del prelievo fiscale. E l'evasione è macroscopica.

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Tasse sempre più care per gli italiani.

La convulsa campagna elettorale 2013, fra tanti spettacoli di dubbio gusto, ha almeno un merito: avere posto la questione fiscale al centro dell’interesse generale.
L’impennata sul prelievo immobiliare, e non solo, decisa per i noti motivi di credibilità internazionale dal governo di Mario Monti, avrebbe dovuto portare una maggior informazione e razionalità in materia di tasse. Ma non è così.
PROMESSE SENZA FUTURO. Silvio Berlusconi ha promesso la restituzione dell’Imu sulla prima casa. Lo stesso Monti ha dichiarato che qualcosa si può togliere. Lo schieramento che fa capo al Partito democratico (Pd) e a tutta la sinistra in genere ha costretto il povero Pier Luigi Bersani a distinguo complicati perché ha agitato a volte in modo forsennato il drappo della patrimoniale.
IL NODO DELLA PATRIMONIALE. Ci può stare anche una patrimoniale in un sistema fiscale, ma occorre essere piuttosto precisi quando la si prospetta. Quelle del leader di Sinistra ecologia e librtà (Sel) Nichi Vendola e del segretario generale della Cgil Susanna Camusso sono apparse proposte demagogiche, ingenue e poco produttive.
È un appello non alla giustizia ma all’invidia sociale. E poiché tale prelievo, se non ben circostanziato, è pressoché improponibile nel sistema italiano, proporlo in comizi e interviste senza specificare equivale a un rozzo espediente per raccogliere voti, non a nobili sentimenti perequativi. Con il risultato, date le caratteristiche patrimoniali di gran parte degli elettori italiani, di farli perdere, i voti.
CARATTERISTICA FRANCESE. In Europa la patrimoniale è caratteristica del sistema francese, dove peraltro non raccoglie poi molto, ma dove esiste nella forma attuale dagli anni del primo governo di François Mitterrand con il nome di Impȏt de solidarité sur la fortune, o Ids. È assai più vecchia dell’aliquota del 75% oltre il milione di reddito introdotta da François Hollande e bocciata dalla Corte costituzionale.
L'Ids scatta attualmente con un patrimonio di circa 1,3 milioni di euro: case (compresa la prima che pesa però sul totale solo in parte), terreni, titoli, liquidi, opere d’arte. Tiene conto della composizione della famiglia e di varie altre cose, per esempio se un immobile è di valore storico o se c'è un mutuo in corso.

Belgio e Italia sono in testa per il peso del prelievo fiscale sui redditi

Pressione fiscale record in Italia: verso il 45%.

Nel caso teorico di un single - i confronti con carico familiare sono complicati e in genere perdenti per l’Italia, dove la famiglia conta fiscalmente poco - senza riduzioni particolari se non quella (cospicua) per la prima casa, il contribuente paga di Ids circa 4.500 euro.
Ammettiamo che lo stesso single abbia un reddito di 50 mila euro lordi, anche qui senza detrazioni e deduzioni se non quelle di legge che in Francia sono del 10% circa. Di Irpef paga circa 9 mila euro e 3 mila se ha due figli.
I 9 mila sommati all’Ids fanno 13.500, sempre meno dei circa 15 mila che l’italiano con 50 mila di reddito e null’altro deve pagare di sola Irpef. Fanno 14 mila, se ha due figli. Un francese sempre con 1,5 milioni di patrimonio su cui pesa l’Ids e un rispettabile reddito da 130 mila annui paga meno di 27 mila di Irpef e sempre circa 4.500 di Ids. L’italiano, comprese le addizionali regionale e comunale si avvicina a 55 mila. In Germania, una persona con lo stesso reddito paga poco più di 40 mila.
PARIGINI MENO TASSATI. Il sistema francese ha la patrimoniale e un’imposizione sugli immobili particolarmente pesante anche perché tassa assai poco, a confronto, i redditi. Se si prendono sette Paesi, Italia, Belgio, Germania, Lussemburgo, Regno Unito, Francia e Stati Uniti, si vede che a vari livelli di reddito, sempre considerando un single senza detrazioni particolari, il contribuente francese è fra i meno tassati.
Meno che in Gran Bretagna, molto meno che in Belgio e Italia, più o meno a parità in vetta alla classifica (e sono anche i due paesi Ue con il peggior debito pubblico). Solo gli Stati Uniti tassano meno, ma in questo confronto si prende solo l’imposta federale, e non quelle statali e locali che spesso porterebbero il contribuente Usa a un prelievo maggiore che in Francia.
Belgio e Italia sono in testa per i 21 mila lordi annui, per i 36 mila, per i 60 mila e per il milione. A 36 mila, un reddito piuttosto diffuso nelle dichiarazioni, il single paga circa 9500 in Belgio, 9400 in Italia, 8 mila in Germania, 5 mila in Gran Bretagna, poco più di 4 mila in Francia.
ATTENZIONE SULL'IMU. In Italia, tutta l’attenzione è sull’Imu perché la trasformazione e il cospicuo aumento della vecchia Ici è così recente, e brucia.
Ma con l’Imu, Monti non ha fatto altro che portare la tassazione sugli immobili a un livello comparabile con quello di molti altri Paesi. Questo si aggiunge però a un'Irpef già da record, per chi la paga. Il problema fiscale italiano comunque non è l’Imu ma, come ben noto, da un lato l’evasione macroscopica e “storica”, di cui tanto si parla ma sempre scandalosa, e dall’altro il basso riconoscimento fiscale della famiglia e dei figli, che in Italia sono fiscalmente affare privato.
Chissà se una campagna elettorale giocata, male fin che si vuole, su un problema vero come le tasse servirà a qualcosa.

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