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LO SCANDALO
14 Febbraio Feb 2013 1205 14 febbraio 2013

Carne di cavallo, il grande inganno

Un milione di prodotti ritirati in Gran Bretagna.

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Un milione di prodotti ritirati in Inghilterra, carne congelata di cavallo passata di mano in mano, intermediari interessati a fare soldi persino sulla salute e l'ingresso di un farmaco pericoloso nella catena alimentare umana.
Lo scandalo delle lasagne a base di carne equina scuote l'Europa e alza il velo su quello che cuciniamo e mangiamo ogni giorno.
Nel mirino sono finiti marchi storici di surgelati come Findus e Picard, scoperti a distribuire prodotti di cui ignorano origine e composizione, ma che i cittadini credevano contenere carne di manzo.
I Paesi coinvolti nella frode alimentare potrebbero essere 16. E la Commissione di Bruxelles, preoccupata di vedere infangata l'intera filiera alimentare del Continente, ha imposto controlli a tappeto per tre mesi sulla carne contenuta nei piatti pronti in vendita nei Paesi Ue e in particolare sulla presenza del butene, un farmaco nocivo trovato in diverse carcasse di cavalli usciti dai macelli inglesi.
CARNE DI CAVALLO AL 100%. Tutto è cominciato a metà gennaio quando le autorità irlandesi hanno trovato carne di cavallo in hamburger di bovino distribuiti dai supermercati britannici Tesco. Dopo due settimane un altro caso: tracce di maiale sono state trovate nella carne halal destinata ai detenuti musulmani delle carceri inglesi.
L'allarme è scattato e sul mercato sono aumentati i controlli. Con qualche sorpresa: in quattro catene della grande distribuzione - Tesco, Iceland, Lidl, Aldi – sono stati trovati prodotti surgelati e pronti per il consumo - lasagne Findus, spaghetti alla bolognese e hamburger - realizzati con il 60 o il 100% di carne di cavallo, ma etichettata come bovina. Il fornitore dei marchi era la Comigel, azienda francese produttrice di piatti pronti. Ma la carne arrivava da lontano, attraverso le contrattazioni e i passaggi di mano del commercio globalizzato.
LA CATENA DELLA FRODE. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, Comigel aveva acquistato la carne dal gruppo francese Spanghero che a sua volta l'aveva comprata da un intermediario cipriota che aveva avuto lo stock da un trader olandese che si era rivolto ai mattatoi romeni. Tanti passaggi da far supporre ai ministri europei, riuniti il 13 febbraio a Bruxelles per discutere dell'emergenza, una truffa su scala internazionale, capace di produrre lauti profitti a ogni snodo proprio grazie alla falsificazione dell'etichetta.

La crisi ha quintuplicato i mattatoi e aumentato la speculazione sui surgelati

Le lasagne Findus.

Il mercato della carne è un sistema complesso che lascia ampi margini di manipolazione. E qualche rischio.
Ci sono i veri commercianti che acquistano gli stock ancora da macellare e ne pagano il trasporto nei diversi angoli di mondo, accompagnando il prodotto fino alla consegna. E ci sono invece i semplici trader, che come per qualsiasi altre merce su cui speculare si passano di mano in mano i container di surgelati con un occhio al guadagno facile. Le differenze di tradizioni e abitudini alimentari, che dettano al mercato regole e rotte commerciali, li aiutano parecchio. Quelle che in Occidente sono considerate frattaglie, sull'altro emisfero possono essere piatto raro.
In Cina, per esempio, le orecchie di maiale sono pietanza raffinata (possono costare 2,5 euro al chilo sul mercato all'ingrosso), mentre i russi preferiscono il grasso tout court.
La carne di cavallo non fa eccezione: in Italia, Francia e Belgio è considerata di pregio, ma in molti Paesi d'Europa, comprese Irlanda e Gran Bretagna è quasi un tabù. La domanda di carne equina è in calo costante, e quindi – al contrario di quello che i consumatori italiani possono pensare – fuori dai confini nazionali si acquista a basso costo.
IL BOOM DEL MACELLO EQUINO. Con la crisi, poi, la macellazione dei cavalli in Europa è aumentata esponenzialmente: dai 2 mila equini abbattuti nel 2008 si è passati a più di 12 mila nel 2011. E il numero delle licenze per mattatoi ad hoc è quintuplicato.
Non tutta la produzione è destinata al consumo umano: parte serve per alimentare altre bestie.
Ma solo in Italia, ha calcolato la Coldiretti, sono stati importati circa 30 milioni di chili di carne di cavallo, asino o mulo, prodotti specialmente in Polonia. E un milione è la percentuale importata dalla Romania, il Paese al centro dello scandalo.

I rischi per la salute: tracce di butene al mattatoio

Lavoratori della Doly-com: il mattatoio romeno che esporta carne negli altri Paesi europei si trova nella cittadina di Roma, 450 chilometri a nord di Bucarest.

Secondo le associazioni dei consumatori, però, le multe sono troppo basse, i controlli sulla provenienza troppo rari. Ed eventuali violazioni poco sanzionate. Le aziende francesi accusate della manipolazione dell'etichetta rischiano solo 37.500 euro di multa mentre i responsabili due anni di prigione. E i controlli delle autorità coinvolgono solo il 5% delle merci.
Il rischio, dunque, è che oltre alla frode economica esistano incognite per la salute.
Se l'etichetta viene davvero falsificata tra una intermediazione e l'altra, chi assicura il consumatore sulle condizioni in cui il cavallo è stato macellato?
Non solo. Ai cavalli sportivi, utilizzati per l'equitazione o per l'ippica, viene spesso somministrato il butene, un potente antifiammatorio pericoloso per la salute dell'uomo. Il farmaco, infatti, può provocare disordini del sangue, anemia plastica e, secondo alcuni veterninari, persino il cancro.
Dal 2003 la sua distribuzione per uso umano è stata ufficialmente proibita dalla Food and Drug Administration (Fda), il ministero della Salute americano.
La Tesco, la catena di distribuzione inglese che vendeva lasagne, hambuger e spaghetti alla bolognese contenenti carne di cavallo, non ha trovato alcuna traccia di butene nei suoi prodotti. Ma il 14 febbraio il sottosegretario dell'Agricoltura britannico, David Heath, di fronte alla Camera dei comuni ha dato l'annuncio choc: l'Autorità di controllo alimentare britannica (Fsa) ha condotto test in alcuni mattatoi e su 206 carcasse di cavalli esaminate otto sono risultate positive alla sostanza. La carne di tre animali, ha spiegato Heath, sarebbe già stata venduta in Francia e forse immessa sul mercato alimentare.
LE REGOLE PER L'ETICHETTA. La mancanza di trasparenza sull'etichetta non rassicura. Il rischio generalmente non riguarda la carne bovina: complice l'emergenza mucca pazza, dal 2002 le etichette devono contenere informazioni sulla nascita, l'allevamento, la macellazione e anche il taglio della carne. I rivenditori, poi, potevano inserire volontariamente altre indicazioni: dalla sede del macello all'età dell'animale, dai metodi di alimentazione alla dicitura 'no Ogm'. A settembre 2012, però, Commissione Ue ed europarlamento hanno bocciato il mantenimento dell'etichetta volontaria, in nome di un taglio alla burocrazia. E hanno stoppato anche il progetto di imporre il chip per riconoscere i capi di bestiame.
VUOTO SUI PRODOTTI TRASFORMATI. Tuttavia, nonostante i passi indietro, la legislazione sulla carne di manzo è lontana da quella equina e soprattutto da quella sui prodotti trasformati, dove si annidano i rischi.
Per ragù o hamburger che oltre al macinato contengono altri alimenti (anche solo pan grattato) non c'è alcun obbligo di indicazione di origine. E in molti ne approfittano. «Volete vendere lasagne con un'aria italiana?», ha denunciato al quotidiano Le Figaro, un rappresentante delle associazioni dei consumatori francesi, «non basta mettere sulla confezione qualcosa che evochi l'Italia, poi usare carne bovina francese, cucinata in Germania». Perché così i consumatori vengono ingannati: scambiano per made in Italy un prodotto che non lo è e non sanno cosa mettono nel piatto.

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