Francesco 130322133031
VATICANO
22 Marzo Mar 2013 1520 22 marzo 2013

Papa, il povero ricco che vuole rivoluzionare lo Ior

Nel conto corrente del pontefice cifre da Casta.

  • ...

Francesco è stato chiaro. «Vorrei una Chiesa povera per i poveri», è stato il messaggio del successore di Benedetto XVI. Perché la rivoluzione del pontefice «venuto dalla fine del mondo» passa anche dai soldi.
INVERTIRE LA ROTTA. Non che sia una scelta difficile per il nuovo papa. Abituato a viaggiare in metropolitana a Buenos Aires, la città da cui è partito per presentarsi al Conclave, e incline a una vita piuttosto frugale (in Argentina viveva in un piccolo appartamento dove si concedeva solo un pasto al giorno), Francesco ha già dimostrato di voler invertire la rotta della Chiesa. Tanto che ora ha intenzione di mettere le mani nell'Istituto delle opere religiose che conserva nei suoi forzieri i tesori del Vaticano, con un'operazione di trasparenza.
Ma dentro la «banca di Dio» ci sono anche i possedimenti personali del papa che, come recita il canone 1518 del Codice di diritto canonico del 1917 «è amministratore e gestore di tutti i beni ecclesiastici». Si tratta di un conto corrente segreto, su cui confluiscono numerose entrate. E la cifra depositata è ben lontana dall'idea di una Chiesa povera.
STIPENDIO DA PRESIDENTE. Francesco riceve infatti uno stipendio, anche se forse è più corretto definirlo un'indennità. Quale sia l'entità della somma che riceve mensilmente non è dato sapersi, però, almeno fino a quando lo Ior continuerà a celare il segreto sui suoi tesori.
Claudio Renzina, nel libro 101 misteri e segreti del Vaticano (edizioni Newton), ha spiegato che nel 2001 il cardinale Sergio Sebastiani, all'epoca presidente dell'Amministrazione del patrimonio della Santa sede, definì «una cosa normale» lo 'stipendio' per il pontefice, «così come lo prende il capo dello Stato italiano».
Secondo Rendina, quel riferimento al presidente della Repubblica lascia supporre che l'indennità del papa si aggiri sui 220 mila euro annui. Una cifra piuttosto alta, considerando che Joseph Ratzinger riceve una pensione come papa emerito di 2.500 euro.
FONDO SPESE PER OGNI ESIGENZA. Il pontefice, in realtà, non avrebbe bisogno di denaro. Bergoglio è infatti il sovrano assoluto della Chiesa e ha poteri e attribuzioni illimitati.
Anche se ama «dare il buon esempio», come ha spiegato padre Federico Lombardi, portavoce della Santa sede quando Jorge Mario Bergoglio ha pagato il conto alla Casa del Clero in via della Scrofa dove il pontefice ha alloggiato prima del Conclave.
Inoltre il Francesco ha un 'fondo spese' per le necessità quotidiane di vita. E nessuno è autorizzato a chiedergli di rendere conto di questi soldi.

Sul conto anche i contribuiti che le diocesi del mondo versano al papa

Un'immagine del Vaticano.

Sul conto segreto del papa, però, confluiscono anche altri soldi. Per esempio, i contributi che le diocesi di tutto il mondo sono tenute a versare al pontefice (la tradizione fu iniziata da re Ina nel 700), come le congregazioni religiose e le fondazioni come sancito dal canone 1271 del Codice di diritto canonico.
L'ultimo dato disponibile dell'Elemosineria apostolica è del 2009 e ammonta, secondo la dichiarazione del Bilancio consuntivo consolidato della Santa sede e della Città del Vaticano a 63,8 milioni di euro.
Tuttavia i soldi sono in parte donati a istituzioni assistenziali, a piccoli progetti di carità e ai monasteri di clausura bisognosi: nel 2007, L'Osservatore Romano segnalava circa 10 mila interventi.
IL FONDO DEI CAVALIERI DI COLOMBO. Poi c'è il fondo d'investimento dei Cavalieri di Colombo, il Vicarius Christi fund. Si tratta di corporate bond emessi da oltre 740 società statunitensi e canadesi che fruttano, tra polizze vita e servizi di assistenza domiciliare circa 5 miliardi di dollari (3,8 miliardi di euro).
Gli interessi del fondo sono presentati annualmente al papa dal 1982. E il pontefice li destina ai fini che ritiene più opportuni.
I PROFITTI GENERATI DALLO IOR. Al conto del papa sono destinati anche i profitti generali dello Ior, come aveva spiegato Angelo Caloia nel 2007, all'epoca presidente della «banca di Dio»: nel mese di marzo, l'istituto mette infatti a disposizione del pontefice la differenza tra le entrate e le uscite dell'anno precedente. Ovviamente la somma è segreta.
Anche se in passato qualche cifra è trapelata: 60,7 miliardi di lire nel 1992, 72,5 nel 1993, 75 nel 1994 e 78,3 nel 1995.
SOLDI DAI DIRITTI D'AUTORE. Infine ci sono i guadagni dei diritti d'autore, come quelli di Giovanni Paolo II. A distanza di anni dalla morte di Karol Wojtyla, i suoi libri sono ancora venduti e l'introito si aggira sul milione di euro. Insomma, se vuole davvero una Chiesa povera, Francesco deve rimboccarsi le maniche.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso