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Lavoro, l'Eldorado è a Monaco

La città tedesca ospita sempre più italiani.

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da Berlino

Monaco di Baviera conta 1,3 milioni di abitanti.

Nel flusso di giovani che la crisi economica nei Paesi del Sud Europa ha spinto verso la Germania, dopo greci e spagnoli tocca ora agli italiani finire sotto i riflettori della stampa tedesca.
Anche in questo caso si tratta di un'ondata silenziosa ma sempre più impetuosa, che risale lungo la penisola, oltrepassa le Alpi e spiaggia nel nuovo Eldorado europeo carica di paure e speranze.
L'invasione degli italiani in Germania riporta peraltro alla memoria il primo grande esodo degli Anni 50, quando era il Wirtschaftswunder post-bellico, il miracolo economico tedesco, ad attirare forza lavoro dal Belpaese. Con l'Italia il governo tedesco stipulò nel 1955 il primo accordo sull'immigrazione della forza lavoro, regolando flussi, compiti, diritti e doveri dei nuovi Gastarbeiter. Sono passati quasi 60 anni e sembrerebbe che la musica sia sempre la stessa.
LA DECRESCITA DEMOGRAFICA TEDESCA. In realtà sono cambiate tante cose. È cambiata la Germania, divenuta una società molto più aperta e multietnica rispetto a quella degli Anni 60, oggi alla disperata ricerca di forza lavoro qualificata dall'estero per tappare le falle aperte dalla decrescita demografica in posti di lavoro anche dirigenziali e di responsabilità.
E sono cambiati gli italiani: «I giovani che arrivano, scacciati dalla mancanza di lavoro e prospettive nel loro Paese, sono in maggioranza ben qualificati, dotati di lauree e diplomi, desiderosi di integrarsi al più presto nella nuova società di accoglienza», ha scritto la Süddeutsche Zeitung.

Oltre 20 mila italiani vivono a Monaco

Un'agenzia del lavoro tedesca.

Il quotidiano bavarese ha indagato il microcosmo italiano sbarcato negli ultimi tempi a Monaco, uno dei tradizionali punti di approdo dal meridione.
La più ricca città tedesca non ha forse il fascino scapigliato e cosmopolita di Berlino, ma offre opportunità di lavoro solide e ben remunerate e una qualità della vita capace di scacciare le malinconie mediterranee: «Dei quasi 23 mila italiani ufficialmente residenti nel capoluogo bavarese, più di 1.000 sono giunti nel 2012, in maggioranza giovani di età compresa fra i 21 e 36 anni. La ricerca di lavoro è la motivazione prevalente, una cosa comprensibile per chi arriva da un Paese con tassi di disoccupazione giovanile attorno al 30%. Molti di loro hanno perso di recente un impiego o si sono trovati a combattere con contratti precari e salari saltuari». Piuttosto che appassire nell'incertezza casalinga, hanno deciso di fare le valige e credere alle promesse tedesche: poter ottenere condizioni di lavoro regolari e una sicurezza che consenta di pianificare il proprio futuro.
MENO BARRIERE BUROCRATICHE. I numeri vanno presi sempre per difetto e non raccontano tutta la verità: la facilità di spostamento all'interno dell'Unione Europea ha reso più semplice muoversi temporaneamente da un Paese all'altro senza dover adempiere da subito tutti i passaggi burocratici.
Sono tanti coloro che arrivano con l'obiettivo di dare un'occhiata in giro, capire, vedere come vanno davvero le cose e, solo in caso di successo, decidere definitivamente di cambiare residenza. La Süddeutsche ha tradotto in tedesco il concetto italiano di fuga di cervelli per descrivere la nuova immigrazione economica. E ha ascoltato alcuni di loro, riportando le prime impressioni sulla loro nuova vita.

Resta la freddezza nei confronti degli immigrati

La cancelliera tedesca Angela Merkel.

Nel reportage hanno trovato spazio Giovanni Pagliuca, ingegnere edile da Frosinone, Enrico Ercolani, studente universitario romano, Angela Cancelliere, 35enne siciliana costantemente alle prese con battute sulla mafia, una donna architetto, arrivata a Monaco per un praticantato presso uno studio dal quale poi non si è più mossa.
Sono emerse storie in chiaroscuro: il difficile approccio con la lingua tedesca, la sorpresa per gli incentivi statali («Non ho ancora pagato un euro di tasse alla Germania ma l'agenzia del lavoro sta sovvenzionando i miei corsi di lingua», ha detto Pagliuca), ma soprattutto una certa freddezza da parte dell'ambiente circostante. Potrebbe apparire anche questo un cliché, ma forse è il problema di fondo che la società tedesca deve affrontare se vuol davvero diventare attraente per chi viene da fuori: «Monaco colpisce positivamente per la sua organizzazione e la qualità della vita, ma pochi immigrati hanno ritrovato qualche verità nello slogan tanto pubblicizzato di città mondo con il cuore», ha ammesso la Süddeutsche.
IL FENOMENO DELLE COMUNITÀ PARALLELE. «I colleghi sono stati da subito tutti molto gentili sul posto di lavoro», ha raccontato l'architetto, «ma non mi hanno mai invitato a fare qualcosa insieme nel tempo libero». Una differenza di mentalità che spinge gli stranieri a starsene per i fatti loro, da soli o assieme ad altri concittadini, aumentando così quelle comunità parallele, non perfettamente integrate, che alla lunga possono minare il processo di integrazione. È quel che avvertono anche i tanti italiani arrivati in altre città, perfino in una capitale come Berlino, che per l'estrema varietà della sua popolazione sarebbe difficile catalogare come una città tedesca. Il nuovo approccio positivo verso l'immigrazione ormai condiviso da tutte le forze politiche, dovuto alla necessità di far fronte al problema della mancanza di forza lavoro qualificata, ha dunque bisogno non solo di leggi ancor più liberali sul riconoscimento dei titoli di studio ma anche di un lavoro culturale di fondo nella stessa società tedesca: se non si nasce multikulti, bisognerà diventarlo.

3 Aprile Apr 2013 1032 03 aprile 2013
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