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Reddito di cittadinanza, il M5s boccia Beppe Grillo

La versione degli economisti pentastellati.

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Il leader del M5s, Beppe Grillo.

Dietro la proposta di un referendum sull’euro lanciata da Beppe Grillo, c’è di più. Analisi, discussioni e pareri, tutti confluiti in un report di 71 pagine dal titolo Documento di supporto per il laboratorio di economia del Movimento 5 stelle. Segno di quanto nell’entourage grillino il tema della crisi e soprattutto di un’eventuale exit strategy per superare l’euro siano centrali.
Lettera43.it è in possesso del vademecum pentastellato, frutto dell’attività del sito Economia cinque stelle che coinvolge numerosi attivisti e alcuni parlamentari del movimento.
In tutto sono cinque gli scenari tratteggiati in questo «manifesto-riferimento», che presto deve essere oggetto di riflessione tra deputati e senatori del M5s.
PRO E CONTRO L'USCITA DALL'EURO. Si parte con «cosa succede se il nostro Paese rimane nell’euro così com’è», quindi si scandagliano le modalità in cui «il governo italiano potrebbe chiedere di riformare i trattati europei in materia economica» e «quali sono le condizioni, i vantaggi e gli svantaggi dell’introduzione di una moneta per i Paesi dell'Unione europea più forti e di una per quelli più in difficoltà».
Dopo l’analisi su «cosa accadrebbe nel caso di immissione in corso di una seconda valuta in Italia», però, si fa strada, quasi ad excludendum, l’ultimo scenario, «pro e contro dell’uscita del nostro Paese dall'euro», con l’assunto che «il recesso dall’Eurozona appare come la scelta ottimale», che sembra riassumere meglio l’orientamento prevalente nel gruppo di lavoro. È la linea della via d’uscita, insomma, caldeggiata, seppure in maniera diversa, da economisti non organici al movimento come Alberto Bagnai ed Emiliano Brancacci
NO ALLA MONETA A DUE VELOCITÀ. Non i soli esperti di economia, tra l’altro, che fanno capolino nel documento. C’è spazio per il pensiero di Gustavo Rinaldi, Giuseppe Pennisi e Luca Fantacci. Oltre che di Loretta Napoleoni. Sebbene la tesi dell’euro a due velocità dell’economista vicina al M5s, nella bozza, venga derubricata a «un’ipotesi priva di senso macroeconomico».

L'economista Brancaccio all'oscuro del documento economico

L'economista Emiliano Brancaccio.

Brancaccio, raggiunto da Lettera43.it, si sofferma su alcuni punti chiave enunciati nel lavoro, del quale era del tutto all’oscuro: «In passato sono stato contattato da alcuni attivisti e gestori del sito Economia cinque stelle, così come da esponenti di altre realtà politiche», premette l’economista napoletano che insegna all’Università del Sannio, «ma di questo studio in particolare non ne sapevo nulla. Non sono mai stato coinvolto nella redazione del testo né finora l’ho mai letto».
Certo, vedere il suo nome al fianco di quello di Bagnai lo lascia abbastanza perplesso: «Non conosco le ultime evoluzioni del pensiero del collega, ma accostarci significa mettere insieme tesi un po’ diverse sull’uscita dall’euro».
«A mio avviso», sottolinea Brancaccio, «un'exit strategy dall’euro dovrebbe prevedere meccanismi che salvaguardino i salari, impediscano ulteriori sperequazioni dei redditi e contrastino qualsiasi rischio di svendita a buon mercato dei capitali nazionali. Su questi punti decisivi alcuni colleghi favorevoli all’uscita dall’euro mi sono sembrati fino a oggi un po’ distratti».
È A RISCHIO L'EUROZONA. Al di là di questo, comunque, l’economista campano apprezza l’impegno dei pentastellati: «La probabilità di una deflagrazione della zona euro resta alta: potrebbe sopraggiungere per ragioni oggettive, indipendentemente dai nostri auspici pro o contro la moneta unica. Ecco perché è necessario cominciare in ogni caso ad affrontare la questione».
Proprio per tale ragione Brancaccio critica la sinistra, che «sul tema continua a sonnecchiare, mentre a destra sembrano già preparati a sfruttare l’opportunità».
BANCONOTE A BORSE CHIUSE. Nel merito delle proposte sviscerate, tuttavia, non mancano i dubbi dell’esperto. A cominciare dall’idea del Laboratorio del M5s di «stampare le banconote prima dell’annuncio di uscita» e quindi di comunicare l’abbandono dell’euro «di venerdì sera, o comunque a mercati e banche chiusi, impedendo di ritirare dagli sportelli bancomat fino al giorno di riapertura dei mercati, purché si abbiano già pronte le nuove banconote da far circolare; in caso contrario occorrerebbe limitare i prelievi».
«Mi pare illusorio credere che dare la notizia di venerdì sera sia una soluzione risolutiva», sottolinea Brancaccio, «come se un evento del genere possa rimanere nel chiuso di una stanza, senza creare aspettative da parte degli investitori di capitali».
Secondo il professore, insomma, «sperare nell’effetto sorpresa non risolve il problema. La fase di transizione da un regime di cambi fissi è delicata e complessa, ma non mancano i meccanismi per poterla gestire in modo razionale, a cominciare dall’introduzione di controlli sui movimenti di capitali».

Deprezzamento del cambio reale italiano con l'aiuto della Bce

La torre della Banca centrale europea a Francoforte.

Tra le modalità di uscita dalla moneta unica, il gruppo di attivisti del M5s ha avanzato anche la proposta di «deprezzamento del cambio reale italiano e accollo della spesa per interessi da parte della Banca centrale europea».
In pratica, l’obiettivo sarebbe quello di «potere avere conti con l’estero in pareggio strutturale o in lieve surplus e», si legge nel testo, «abbiamo bisogno di avere tasse equivalenti ai servizi e ai trasferimenti che lo Stato eroga: nulla più di un bilancio primario in pareggio».
Ecco perché sul fronte della domanda estera «occorre ridurre l’import ed aumentare l’export: per far ciò noi dobbiamo deprezzare il cambio reale» e su quello della spesa pubblica «l’Italia potrebbe anche mantenere il bilancio primario in pareggio, ma per farlo avrebbe bisogno che la Bce si accollasse tutta la spesa per interessi, come già fa in parte la Bank of England nel Regno Unito».
PERICOLO DELLO SHOPPING ESTERO. A questo riguardo l’esperto concorda che il vero problema italiano siano i conti esteri e non tanto quelli pubblici, «ma la svalutazione del cambio», ha messo in guardia, «oltre a essere un’opzione per recuperare competitività, aumentare l’export e ridurre l’import, serba dei rischi da non sottovalutare».
Quali sarebbero gli effetti collaterali? «Per esempio, il pericolo che si crei una situazione favorevole ai soggetti esteri che vogliono fare shopping a buon mercato dei nostri capitali nazionali è dietro l’angolo. Occorre adottare contromisure».
Il gruppo di studio pentastellato non è affatto tentato da soluzioni quali doppio regime di cambio e moneta complementare, definiti «palliativi temporanei» nel vademecum economico.
CONTRO IL REDDITO DI CITTADINANZA. Salta subito all’occhio, però, tra le ipotesi stroncate nel quarto scenario, quella delle «distribuzioni monetarie su base pro capite».
Gli attivisti, infatti, bocciando la linea degli economisti Warren Mosler e Marshall Auerback, si dicono contrari pure a proposte quali il reddito di cittadinanza tanto caro a Grillo: «Non si rende un buon servigio né ai disoccupati né alla società mantenendoli in una condizione di estraneità al mondo del lavoro e di effettiva subalternità rispetto a chi ha un impiego».
LA RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO. Un aspetto degno di nota, secondo Brancaccio: «È interessante che degli attivisti individuino dei limiti in una proposta che ha carattere di mero sussidio. Abbiamo bisogno di un piano politico economico che punti direttamente a creare occupazione e sviluppo».
Una contraddizione, questa sì più grande, riguarda casomai l’ultimo post del comico ligure sulla ristrutturazione del debito pubblico che fa dire a Brancaccio: «Dentro il M5s dovrebbero decidersi: la ristrutturazione del debito è logicamente alternativa all’uscita dall’euro di cui si parla nello studio. Delle due l’una». Tertium non datur

24 Giugno Giu 2013 2000 24 giugno 2013
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