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Il Brasile teme di finire come la Grecia per le spese di Mondiale e Olimpiade

Panico per il crollo dell'economia ellenica.

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Un impianto abbandonato ad Atene dopo l'Olimpiade del 2004.

Un Prodotto interno lordo solido. Un tasso di crescita assicurato. E tanti miliardi da investire. Il Brasile che si appresta a ospitare il Mondiale 2014 e l'Olimpiade di Rio de Janeiro 2016 sembra tanto la Grecia dei Giochi del 2004.
Con una piccola differenza: i cittadini carioca non vogliono fare la fine di Atene, trascinata nel baratro del default proprio dall'Olimpiade.
Per questo dopo essere scesi in piazza contro il rincaro sui biglietti dei trasporti pubblici in diverse città (il provvedimento è stato sospeso dopo i primi scontri) gli indignados brasiliani hanno iniziato a richiamare l'attenzione del governo sugli sprechi per organizzare i due eventi sportivi.
Non che il Brasile non voglia più Mondiale e Olimpiade. In realtà, sono tutti spaventati dall'idea di replicare l'incubo della Grecia.
ATENE, LA CRISI DOPO IL BOOM. Atene, infatti, negli anni a cavallo con i Giochi del 2004 e ben prima di inabissarsi nella recessione, godeva di un Pil in piena salute e l'economia ellenica cresceva a ritmi del 3%. Uno scenario molto simile a quello brasiliano: i numeri indicano che dopo il boom del 2010, il 2012 si è chiuso con una crescita dell'1,3%.
La sbornia post Giochi in Grecia è durata però solo fino al 2009, con il picco di crescita segnato nel 2006 (5,6%). Dopo tre anni, infatti, il Pil è crollato e Atene s'è ritrovata in piena crisi con una recessione testimoniata dal tasso di crescita sprofondato del 12%.
NIENTE BENEFICI A LUNGO TERMINE. Mondiale e Olimpiade sono eventi a perdere.
A confermarlo è stato uno studio della London east research institute (Leri) che Lettera43.it aveva già presentato per spiegare perché nel 2012 l'allora premier Mario Monti aveva preferito non sostenere la candidatura di Roma per i Giochi del 2020 (secondo il comitato promotore sarebbe costata al Paese almeno 9,8 miliardi di euro).
Secondo il Leri, infatti, le città che hanno ospitato le Olimpiadi (esclusa l'ultima edizione di Londra) «non hanno evidenziato benefici economici a lungo termine».

Come il Brasile, la Grecia stanziò 15 mld. Ma non bastarono

Lo stadio Maracana: per Mondiale e Olimpiade il Brasile ha stanziato circa 33 miliardi di dollari.

La causa della drammatica retromarcia economica della Grecia, infatti, è da ricercare anche nell'Olimpiade, considerata dagli esperti come la spallata che ha spedito Atene dritta verso il baratro.
Il governo aveva fatto lievitare le spese per i Giochi, tanto che i 15 miliardi di euro stanziati non erano stati sufficienti. E i ritardi per la costruzione delle sedi olimpiche e per la sicurezza obbligarono la Grecia a contrarre nuovi prestiti internazionali.
IL PERICOLO CORRUZIONE. Uno scenario che ai brasiliani ricorda drammaticamente la loro situazione: Brasilia ha stanziato 15 miliardi di dollari (circa 11,5 miliardi di euro) per Rio de Janeiro 2016 che sommati alle spese per il Mondiale arrivano a 33. E, a un anno dal torneo di calcio, i ritardi accumulati sono già evidenti.
Il parallelo tra Brasile e Grecia diventa ancor più preoccupante se si considera che la ricerca del Leri ha evidenziato come dal 1992, anno dei Giochi di Barcellona, l'Olimpiade - ma il discorso è valido per tutti i grandi eventi sportivi - è certamente in grado di produrre business, ma «genera corruzione». Altra piaga del Brasile.
ILLUSIONI SUI POSTI DI LAVORO. Inoltre, dopo i Giochi, Atene s'è ritrovata ben 21 su 22 strutture olimpiche costruite ad hoc rimaste inutilizzate ad appena un mese dalla fine della manifestazione, come ha svelato un'inchiesta del quotidiano britannico Daily Mail. E, ogni anno, la Grecia sborsava ben 600 milioni per il loro mantenimento. Almeno finché ha potuto.
Anche sui capitolo posti di lavoro il Brasile teme il peggio. La presidente Dilma Rousseff ha promesso un ritorno di 600 miliardi di dollari e 1 milione di nuovi impieghi, che diventano addirittura 3,6 milioni secondo uno studio del 2011 della Fondazione Getulio Vargas.
L'esempio della Grecia, però, suggerisce di fare attenzione alle promesse: nella sola Attica, la regione di Atene, in 70 mila sono rimasti a casa non appena terminati i Giochi.
BENEFICI MINORI DELLE ATTESE. Per il Leri, infatti, i benefici ottenuti dagli eventi sportivi sono tuttavia sempre minori di quelli sbandierati dai dati ufficiali, anche laddove si è parlato di successo economico e commerciale.
Nel caso di Pechino, per esempio, i Giochi del 2008 sono stati un trionfo dal punto di vista dei conti, nonostante abbia pagato per l'Olimpiade tra i 15 e i 40 miliardi di euro: secondo il governo le spese sono state tutte appianate, ma per il comitato organizzatore sono stati raccolti solo 2,7 miliardi di euro grazie a televisione, marketing, sponsor e biglietti. Da dove sia arrivato il resto è un mistero di difficile soluzione in un Paese dove il regime totalitario impone fortissime limitazioni alla trasparenza.

Italia 90 costò l'84% in più rispetto alle stime iniziali

I lavori per il villaggio olimpico in attesa dei Giochi del 2016 di Rio de Janeiro.

Se l'esempio della Grecia preoccupa gli indignados del Brasile, non rassicurano neppure i precedenti di chi organizza il Mondiale.
Per il torneo di calcio del 2002, Giappone e Corea arrivarono a spendere 16 miliardi di dollari, quasi il triplo di quanto sborsato dalla ben più parsimoniosa Germania che per l'edizione 2006 è riuscita a contenere i costi a 6 miliardi.
Per il 2010, invece, il Sudafrica ha speso 8 miliardi di dollari.
GIÀ GONFIATE LE SPESE. Ma è sempre meno di quanto messo in preventivo dal Brasile che ha già superato i 15 miliardi. E, secondo gli indignados, le spese per la costruzione o il rinnovamento dei 12 stadi che ospitano il Mondiale sono già state gonfiate del 160%. Uno studio pubblicato dal Senato ha sostenuto addirittura che i costi potrebbero arrivare a 75 miliardi di dollari.
Senza considerare le migliaia di famiglie sgomberate con la forza per far spazio agli impianti (nella sola Rio si parla di 4 mila abitanti).
I DEBITI DI ITALIA 90. In Italia, per esempio, il Mondiale del 1990 è costato 6 mila miliardi di lire (poco meno di 3 miliardi di euro) tra ammodernamento degli stadi, costruzione di nuovi impianti, strade, aeroporti e stazioni ferroviarie.
Si tratta di un conto lievitato dell'84% rispetto alle stime iniziali. Tanto che ancora nel bilancio di previsione del 2011 di Palazzo Chigi c'era un capitolo sui mutui accesi per la costruzione degli stadi di Italia 90.
Peccato che a distanza di soli 18 anni, l'impianto Delle Alpi di Torino, costato 226 miliardi di lire (circa 117 milioni di euro) e afflitto da molti problemi, come il costo di manutenzione della copertura e del terreno di gioco, ben superiori alle previsioni, sia stato abbattuto per far spazio a un nuovo stadio.
Forse anche per evitare di dover pagare mutui per 20 anni, gli indignados sono scesi in piazza. E per non fare la brutta fine della Grecia.

26 Giugno Giu 2013 0700 26 giugno 2013
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