Angela Merkel Premier 130807183055
BUSINESS
8 Agosto Ago 2013 0605 08 agosto 2013

Germania, armi: vendita record ai Paesi del Golfo

Nuovo boom dell'export nel 2013.

  • ...
La cancelliera tedesca Angela Merkel incotra il premier del Qatar Hamad bin al Thani.

Dalle acciaierie della Ruhr alle monarchie del Golfo. E di lì, con ogni probabilità, in Siria, Libia e negli arsenali del far west iracheno.
In Germania il 2012 è stata un'annata record per l'export di armamenti verso i sei Paesi della cooperazione (Arabia saudita, Qatar, Oman, Kuwait, Bahrein ed Emirati arabi), ma il 2013 potrebbe essere addirittura migliore.
IL BOOM CON LE RIVOLTE. La Primavera araba, o quel che ne resta, ha messo il turbo al robusto comparto dell'industria pesante tedesca: dai dati provvisori forniti dal governo, in risposta a un'interrogazione parlamentare, nell'ultimo biennio il disco verde di Berlino alle esportazioni belliche nella regione potrebbe sfiorare il record di 3 miliardi di euro.
Nel 2011, le spedizioni verso il Golfo Persico si erano attestate su 570 milioni. Nel 2012 l'impennata a 1,4 miliardi di euro. Un risultato destinato probabilmente a essere bissato (o migliorato) nel 2013: soltanto nei primi sei mesi dell'anno, la Bundesrepublik ha autorizzato vendite per oltre 817 milioni di euro.
Il flusso dell'export si orienta verso gli Stati che, dall'esplosione delle rivolte in Nord Africa e Medio Oriente, sono tra loro in competizione: alternativamente per armare i gruppi ribelli o per soffocare il cambiamento. O magari per fare l'una e l'altra cosa insieme, pur di allargare la propria sfera di influenza.

Dall'Arabia saudita al Qatar: la Germania arma l'emiro al Thani

Un modello dei panzer Leopard 2, venduti al Qatar.

Nel 2012, per esempio, la parte del leone l'aveva fatta l'Arabia Saudita, accusata sia di aiutare i vicini di casa del Bahrein a reprimere manu militari le proteste, sia di foraggiare con armi e denaro i gruppi qaedisti per inquinare la lotta armata dei ribelli in Siria.
A Riad arrivarono commesse per oltre 1,2 miliardi di euro, ufficialmente, allo scopo di «rafforzare il sistema di sicurezza delle frontiere saudite». Verso il Bahrein e il Qatar furono dirette, invece, forniture per 17,6 milioni: un balzo in avanti di oltre 13 milioni di euro rispetto all'anno precedente. Ma, tutto sommato, una cifra ancora contenuta.
NEL 2013 PRIMATO DEL QATAR. Nel primo semestre 2013, in compenso, le sorti dei due blocchi rivali del Golfo - Arabia saudita ed Emirati arabi, finanziatori dell'estremismo salafita e wahabita, contro il Qatar, supporter dell'islam moderato della Fratellanza - si sono ribaltate.
La Germania ha venduto a Doha armamenti per 635 milioni di euro. Secondo i numeri forniti dai produttori della Kraus-Maffei Wegmann, il pacchetto completo per il micro Stato del Golfo, che si è speso prima per i ribelli libici poi per gli insorti dell'Esercito libero siriano (Els), vale 1,9 miliardi di euro, spalmato su diversi anni.
COMMESSA PER 1,9 MLD. I 62 panzer e i 24 cannoni ad autopropulsione sono destinati a sostituire il vecchio arsenale di produzione francese e sudafricana, come ha fatto sapere l'azienda di Monaco.
Ai sauditi invece - finanziatori del nuovo governo dei generali egiziani assieme agli Emirati arabi, rispettivamente per 5 e 3 miliardi di dollari - in sei mesi sono andati appena 118 milioni di euro di armamenti made in Germany.

Manovre strategiche e business: la guerra indiretta di Angela

Una prostesta contro l'export di armi nei Paesi del Golfo, davanti al Parlamento tedesco.

Commesse di questo genere sono importanti per Berlino, e non solo per sostenere la crescita della propria economia. Servono infatti alla cancelliera Angela Merkel per condurre il suo gioco strategico, oltre che economico: rafforzare le Difese degli Stati partner della Nato nelle aeree di crisi come l'Arabia Saudita e il Qatar, depotenziando, viceversa, la controparte iraniana.
GUERRE PILOTATE. In questo modo, il governo di Berlino aggira le norme statali restrittive sull'invio di armi ai Paesi in guerra, pilotandone gli sviluppi da dietro le quinte.
Le manovre belliche indirette presentano anche un ritorno economico considerevole per la locomotiva d'Europa.
BOOM DI PRODUZIONE. In fondo, è anche grazie a queste grandi commesse se, nel giugno 2013, la produzione industriale tedesca è tornata a crescere del 2,4%. Di questo benessere, la cancelliera confida di raccogliere i frutti alla prossima chiamata alle urne, in settembre. Tra la popolazione, il consenso di Merkel è ai massimi storici.
Ma la sinistra radicale della Linke, in piena campagna elettorale, soffia benzina sul fuoco contro la cancelliera «spregiudicata», «amica dei dittatori» del Golfo. I suoi migliori clienti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso