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Letta: «In Telecom siano stabili gli occupati»

Il viceministro Catricalà «Il governo è stato avvertito a cose fatte».

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Enrico Letta, presidente del Consiglio.

Il governo è preoccupato per il passaggio di Telecom Italia in mani spagnole, ma Enrico Letta ha un solo pensiero: «Il livello degli occupati nell'azienda deve essere mantenuto». A dirlo, in un'intervista a Bloomberg tv è stato Enrico Letta.
L'altro nodo essenziale, per il premier, è l'«interesse strategico» della rete: «Saremo molto, molto attenti, non vogliamo perdere su questo aspetto strategico dell'operazione».
«NESSUNA BARRIERA». Nessuna preclusione a investitori esteri: «Non ci sono problemi di barriere, nè altro come problemi di passaporto per quanto riguarda i capitali».
Letta si è anche rifiutato di definire la cancellazione dell'Imu sulla prima casa una vittoria del centrodestra: «Non è stata una concessione fatta a Berlusconi», ha detto il premier nell'intervista, sottolineando: «L'ho fatta perché ne ero convinto, era nel mio programma ed era una riforma».

Il viceministro Catricalà: «Spagnoli dovranno confrontarsi con noi»

Antonio Catricalà

Intanto il viceministro alle Comunicazioni, Antonio Catricalà, nel corso di un'audizione al Senato ha specificato che «il governo è stato avvertito a cose fatte» in merito al riassetto Telco. Proprio come il presidente di Telecom, Franco Benabè.
Poi, entrando nello specifico, ha puntato il dito sullo scorporo della rete. «Se si intende separazione societaria questa si può imporre con una legge: quello che non si può fare è un esproprio senza indennizzo», ha continuato il viceministro aggiungendo di sperare comunque che l'imposizione non sia necessaria. Sulla conduzione della società poi «gli spagnoli dovranno confrontarsi con noi, non è che comprano una società e impongono le loro leggi».
COGLIERE LE OPPORTUNITÀ. «Finora i rapporti sono stati eccellenti e penso lo resteranno, bisogna trasformare quella che sembra una difficoltà in una opportunità», ha aggiutno Catricalà.
Davanti alle commissioni Industria e Lavori Pubblici, il viceministro ha spiegato: «Non sta a me esprimere un giudizio in merito a ciò che è accaduto nella notte tra il 23 e il 24 settembre nell'ambito di una Società totalmente privata. Certo è che fino a quella notte le scelte in campo riguardavano le opportunità che il presidente Bernabè offriva alle società con lo specifico fine di incrementare le capacità di Telecom di investire, mantenere il proprio rating, e aggredire il mercato». Allora, ha concluso, «prendendo atto della situazione che oggi si determina sta a noi fare in modo che i propositi originari siano valorizzati dal maggiore impegno dell'importante gruppo europeo nel settore telefonico italiano e trarre opportunità e vantaggi per il Paese da quella che sembra alla maggioranza degli italiani solo un brutto epilogo di una sbagliata privatizzazione».
RETE POTREBBE RIENTRARE IN POTERI SPECIALI. Infine il viceministro ha detto che il governo «è interessato alla governance della rete di tlc. Vanno tenuti distinti i due aspetti rilevanti dell'area di attività di Telecom: il servizio ha natura imprenditoriale/commerciale. La gestione della rete ha anche natura strategica. Per questi motivi l'asset potrebbe anche rientrare tra gli oggetti dei poteri speciali su attività e infrastrutture strategiche previste dalla legge n. 56/2012».

25 Settembre Set 2013 1140 25 settembre 2013
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