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Torino-Lione, la situazione dei lavori in Francia

Mancano i fondi, ma Hollande insiste.

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da Parigi

L'allarme della Corte dei conti francese: «I costi della tav sono lievitati».

Mentre in Italia infuria la polemica No Tav, in Francia, dove i lavori sono iniziati dal 2003, tutto sembra tacere.
Lo scrittore Erri De Luca su Lettera43.it ha dichiarato che il governo francese ha abbandonato il progetto dell’alta velocità, notizia dissimulata dalla stampa italiana. Tuttavia, il presidente François Hollande ha di recente confermato il suo impegno per la Torino-Lione.
LA CARENZA DI FONDI. A scavare, l’impressione è che Parigi non voglia lasciar morire il progetto sotto l’aspetto burocratico e amministrativo, ma non abbia concretamente i fondi per mandarlo avanti.
Per saperne di più, Lettera43.it ha intervistato Daniel Ibanez, membro della Coordinazione degli oppositori alla Torino-Lione, e Jean-Jack Queyranne, presidente della regione Rhône-Alpes, tra i principali sostenitori del progetto. Ecco la situazione punto per punto.

1. Scavate tre gallerie per nove chilometri di tunnel

In Francia, i lavori coinvolgono tre dipartimenti, Rhône, Isère e Savoie, per un totale di 71 comuni.
Dall’inizio dei lavori, nel 2003, sono state scavate tre gallerie geognostiche nella regione della Savoia, per un totale di nove chilometri di tunnel.
Si tratta delle gallerie di Saint-Martin-La-Porte, La Praz e Modane, l’equivalente della galleria della Maddalena, scavata per un totale di 7,5 chilometri in Italia. I tunnel dovrebbero essere sfruttati anche nella fase seguente dei lavori, facendo da corridoi di sicurezza, soccorso e aerazione.

2. La commissione istituita dal governo ha definito la Tav opera secondaria

La Commissione Mobilité 21, composta da sei parlamentari e presieduta dal deputato socialista Philippe Duron, sotto l’egida del ministero dei Trasporti, ha studiato dall’ottobre del 2012 al giugno del 2013 i progetti di infrastrutture in corso, con l’obiettivo di fare una selezione.
La Commissione non ha potuto affermare con certezza che prima del 2035 sussista un vero e proprio rischio di saturazione delle infrastrutture, tale da giustificare i lavori della Torino-Lione. Di conseguenza, ha classificato l'accesso alla Torino-Lione come progetto secondario nelle priorità dell'agenda ministeriale.
«Esiste già una ferrovia attraverso le Alpi, quella del Moncenisio», ha detto Ibanez, «ci sono anche due strade, quelle del Monte Bianco e del Fréjus, e l’autostrada della Costa Azzurra». Riguardo al traffico delle merci, i dati indicano una diminuzione dei mezzi di trasporto tra Francia e Italia, «per via di un’economia europea che si sviluppa in direzione di uno scambio di servizi e non di merci».
La linea esistente oggi sarebbe usata solo per il 20% delle sue potenzialità. Per i viaggiatori, il vantaggio sulla tratta Lione-Torino sarebbe di soli 50 minuti, mentre Parigi-Milano avrebbe una durata di 4 ore e mezzo, senza contare le fermate.

3. Stanziati 882 milioni: no a nuovi fondi prima del 2028

Per ora, sono stati stanziati 882 milioni, di cui 40% provenienti dall’Unione europea per i lavori preliminari. Da qui alla fine del 2015, è stata richiesta una seconda sovvenzione all’Ue di 671,8 milioni per terminare tali lavori e di 438 milioni per l’inizio del tunnel di base (57 km).
È necessario dunque cominciare i lavori prima della fine del 2013 per non perdere la possibilità di questo secondo finanziamento. Per l’accesso alla Torino-Lione, secondo l’accordo del gennaio del 2012, la Francia e l’Italia sono impegnate nei finanziamenti rispettivamente per il 42,1% e 57,9%.
Nel rapporto della Commissione 21, è specificato che l’Afitf (Agenzia di finanziamento per le infrastrutture del trasporto di Francia) non ha intenzione di concedere altri fondi prima del biennio 2028-2030.
Di conseguenza, se i finanziamenti elargiti dovessero essere utilizzati per la realizzazione dell’accesso alla Torino-Lione, ogni altro intervento non potrebbe essere realizzato per mancanza di fondi. «Tuttavia», ha detto Queyranne, «i grandi progetti nascono spesso nelle difficoltà e l’attuale crisi economica non fa altro che fornire nuove argomentazioni ai difensori della decrescita, non bisogna alimentare questo ripiegamento delle nazioni».

4. Il governo di Parigi prende tempo

Dopo la pubblicazione del rapporto della Commissione 21, il primo ministro Jean-Marc Ayrault si è detto disposto ad ascoltare le raccomandazioni dei parlamentari. Tuttavia, lo scorso agosto, ha firmato un decreto che definiva i lavori della Torino-Lione «urgenti e di pubblica utilità».
Gli accordi franco-italiani del 30 gennaio del 2012 devono essere nuovamente discussi il 31 ottobre all’Assemblea nazionale e il 18 novembre al Senato. Intanto i due Paesi hanno già chiesto di comune accordo finanziamenti all’Unione Europea e il prossimo 20 novembre è previsto vengano decise le quote di partecipazione.
Se la ratificazione degli accordi dovesse essere firmata da entrambe le Camere, la prossima tappa, a partire dal 2014, consiste nello scavo di un’ulteriore galleria geognostica tra Saint-Martin-La-Porte e La Praz, di circa nove chilometri, primo passo verso la costruzione del tunnel di base a partire dal 2017.

5. Le proteste sono meno veementi rispetto all'Italia

Secondo Ibanez, la protesta francese non ha assunto le stesse dimensioni di quella italiana per tre ragioni: «In Francia i danni ambientali sono stati minori: l’autostrada tra Lyon e Chambéry esisteva già e, per ora, il cantiere ha toccato solo la zona di Saint-Jean-de Maurienne, dove il tunnel è stato visto anche come una promessa di nuovi posti di lavoro».
Un altro fattore importante è stato il battage mediatico dell’incidente avvenuto il 24 marzo del 1999 nel tunnel del Monte Bianco, «da cui è nata una vera e propria illegittimità a opporsi al progetto Torino-Lione».
Infine, in Italia, sin dall’inizio dei lavori, una squadra di esperti ha seguito l’evolversi del progetto, sotto l’aspetto scientifico ed economico, qualificandolo da subito come insostenibile e troppo costoso. Invece in Francia «i cittadini hanno preso coscienza del problema solo dopo il 2012: i politici italiani sono forse stati più arroganti, di conseguenza più attaccabili, ma quelli francesi hanno nascosto l’intera faccenda continuando i lavori». Indicativa la frase attribuita a François Lépine, ex presidente della Ltf: «Continuate a discutere, intanto io scavo».

20 Ottobre Ott 2013 0743 20 ottobre 2013
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