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LA SVOLTA
21 Ottobre Ott 2013 1605 21 ottobre 2013

Ior, il controllo di Promontory financial group sul Vaticano

La banca del papa nelle mani degli esperti Usa.

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Dal 15 ottobre, Promontory financial group ha ottenuto per la due diligence sull'attività economica e finanziaria delle due sezioni dell'Apsa.

Tommaso Padoa Schioppa, l' ex ministro dell'Economia morto improvvisamente nel 2010, che definiva le tasse «una cosa bellissima», sarebbe laicamente orgoglioso che quel Promontory financial group di cui guidò per un breve periodo la filiale italiana sovrintenda oggi a tutto l'universo delle finanze vaticane.
Il 15 ottobre, la società americana ha ricevuto infatti l'incarico per la due diligence sull'attività economica e finanziaria delle due sezioni dell'Amministrazione del patrimonio della sede apostolica (Apsa), e il nuovo importante compito s'aggiunge a quello ricevuto a luglio per l'esame sulla scottante matassa dell'Istituto per le opere di religione (Ior).
IL FORZIERE IN MANO USA. In pratica, il forziere d'Oltretevere, diviso in vari rivoli, è destinato adesso a essere sottoposto alla vigilanza degli esperti Usa, guidati da Raffaele Cosimo, ex top manager di Bnl, ed Elizabeth McCaul, partner-in-charge del New York office e amministratore delegato di Promontory Europe, con alle spalle una lunga esperienza nel settore bancario statunitense, tra cui spicca un decennio in Goldman Sachs.
PROTEGGERSI DAGLI SCANDALI. Nei dintorni del Torrione Niccolò V raccontano che il presidente dello Ior, Ernst von Freyberg, sia ben felice di essersi scrollato di dosso gli strascichi della gestione dell'ex direttore generale Paolo Cipriani e del suo vice Massimo Tulli, convinto che gli esperti di Promontory, anche per i legami nel mondo finanziario che conta, possano costituire un formidabile scudo contro ulteriori assalti scandalistici nei confronti della banca vaticana.

Collaborazione con gli inquirenti e trasparenza sui bilanci

Ernst von Freyberg, presidente dello Ior.

Le prime mosse suggerite dai nuovi consulenti, fortemente voluti, tra gli altri, da Rolando Marranci, vicedirettore, e Antonio Montaresi, Chief Risk Officer (diremmo il responsabile dei rischi operativi) dello Ior, riguardano la piena collaborazione con gli inquirenti romani e la trasparenza sui bilanci. E sembrano in effetti marciare nella direzione della distensione nei rapporti tra l'Istituto e la magistratura, con la strategia della cesura tra passato e presente che inizia a dare frutti positivi.
Le polemiche sui, comprensibilmente lauti, compensi con cui devono essere retribuite le prestazioni di McCaul e compagni sono quindi sopite, perché vista la mole dei problemi da affrontare anche gli ingaggi appaiono spiccioli su cui sorvolare.
A RISCHIO LA SOVRANITÀ. Piuttosto, da alcune voci d'Oltretevere, si è levato un allarme sul fatto che il Vaticano non possa essere gestito alla stregua di una normale azienda senza metterne a rischio la stessa sovranità.
Lamenti che sembrano destinati a passare quasi inosservati, visto che la svolta made in Usa non è nata nello spazio di un mattino e - su questo il cardinal Tarcisio Bertone dice il vero, pur se obtorto collo - la nuova strategia è stata studiata e adottata prima dell'avvento di papa Francesco, che sta ora provvedendo a limarla da par suo.
UN RUOLO PER I CAVALIERI DI COLOMBO. Nella composizione del mosaico bisogna poi tenere nel debito conto il ruolo svolto dai potenti Cavalieri di Colombo, guidati da Carl Anderson, membro del board dello Ior e indicato come uno dei registi del brusco allontanamento di Ettore Gotti Tedeschi dalla 'banca di Dio'.
Incontrando l'influente associazione, a cui è molto vicino il cardinale e arcivescovo di Boston Sean O' Malley, l'11 ottobre, il pontefice ha usato toni accorati: «Mentre l’Anno della fede si avvicina alla sua conclusione, vi affido in modo speciale all’intercessione di san Giuseppe, custode della santa famiglia di Nazaret, ammirevole modello di quelle virtù virili di stabile fortezza, integrità e fedeltà, che i Cavalieri di Colombo si impegnano a preservare, coltivare e trasmettere alle future generazioni di uomini cattolici».
A quanto pare le «virtù virili» di Anderson e soci accompagnano anche Promontory financial group, e gli americani stanno riuscendo ad allontanare dai sacri palazzi l'ombra di un connazionale scomodo passato a miglior vita nel 2006, tal Paul Marcinkus.

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