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TASSA SULLA CASA
28 Novembre Nov 2013 1700 28 novembre 2013

Sindaci in rivolta sull'Imu, Fassino: «Letta chiarisca»

In 600 Comuni lo Stato copre solo 50% dell'extragettito.

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Piero Fassino, presidente dell'Anci.

Il taglio della seconda rata dell'Imu rischia di diventare un boomerang per circa 600 comuni e innesca la rivolta dei sindaci.
Secondo quanto stabilito nella misura correttiva della tassa sugli immobili nei centri dove l'aliquota era aumentata nel 2013 il governo ha infatti previsto che l'extragettito venga coperto solo per metà dallo Stato e il restante 50% rimanga a carico dei cittadini.
Insomma in molte città - fra le quali Milano, Bologna, Napoli e Genova - che, in attesa di capire cosa sarebbe accaduto a Roma, hanno alzato le aliquote, chi possiede una casa a gennaio è chiamato pagare metà di quanto previsto dall'aumento, poiché il governo promette di farsi carico dell'altra metà. Per le famiglie in soldoni, significa una «stangatina» da 42 euro. A meno che i Comuni non decidano autonomamente di fare un passo indietro e di rinunciare a quel gettito.
Un posizione che ha sollevato un coro di lamentele da parte di molte amministrazioni comunali, che pretendono chiarezza e hanno chiesto un incontro urgente con Enrico Letta.
FASSINO: «IL GOVERNO RISPETTI GLI IMPEGNI». Netta la presa di posizione di Piero Fassino, presidente della associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci), che ha invocato il «rispetto degli impegni assunti» dall'esecutivo.
«I sindaci hanno dimostrato ampiamente responsabilità e spirito propositivo, ma non si può abusare della loro pazienza e tanto meno si può abusare della pazienza dei cittadini».
Per Fassino «da troppe settimane e ancora nelle ultime ore si susseguono da parte di singoli esponenti governativi dichiarazioni contraddittorie e addirittura antitetiche. È tempo che cessi questo assurdo balletto di parole che hanno il solo esito di alimentare confusione e sconcerto nei cittadini ed esasperazione negli Amministratori locali». «All'atto della decisione di superare l'Imu sulla prima casa», ha ancora aggiunto il presidente dell'Anci, «il governo assunse due espliciti impegni: i contribuenti non avrebbero più pagato l'Imu nel 2013 e ai Comuni sarebbe stato garantito l'identico importo onde poter assicurare l'erogazione di essenziali servizi ai cittadini. È troppo chiedere che finalmente si dia corso a impegni così esplicitamente assunti?».

Da Milano a Catania, i primi cittadini in coro: «Una follia»

Tutti i sindaci italiani, da Milano a Catania, hanno manifestato subito estrema preoccupazione per l'incertezza che regna sulla copertura della seconda rata Imu. «Una situazione che conduce molti comuni virtuosi in una condizione di straordinaria difficoltà», ha spiegato il sindaco di Catania, Enzo Bianco, «e per le amministrazioni che hanno dovuto alzare l'aliquota, in attuazione di un obbligo di risanamento, c'è il paradosso di ritrovarsi oggi in una condizione di estrema incertezza».
Per il primo cittadino di Bologna, Virginio Merola, la decisione del governo sull'abolizione dell'Imu «è una beffa per i comuni e per i cittadini».
IL SINDACO DI VARESE FONTANA: «UNA VERGOGNA». «Una vergogna», gli ha fatto eco Attilio Fontana, sindaco di Varese e presidente di Anci Lombardia, «una bugia raccontata dal governo ai Comuni e ai cittadini: ai Comuni, perché era stata assicurata la copertura integrale dell'Imu. Ma è ancora più grave la bugia ai cittadini, ai quali si era detto che l'Imu veniva abrogata, e che invece adesso dovranno pagarla». Quindi l'appello al vicepremier Angelino Alfano: «Ha sostenuto che la condizione per appoggiare il governo era l'abolizione dell'Imu. Adesso che l'Imu non viene abolita interverrà? Oppure fingerà di sostenere il contrario?».

Dai 73 euro per le famiglie milanesi a 21 per quelle di Ancona

Il sindaco di Bologna, Virginio Merola.

Secondo i calcoli del Servizio politiche territoriali della Uil, la decisione di far pagare ai contribuenti il 50% dell’aumento delle aliquote Imu sulle prime case porterebbe una mini stangata di 42 euro medi per ogni famiglia.
In particolare il conto per i cittadini di Milano (dove l'aliquota aliquota è passata dal 4 al 6 per mille) è previsto che sia di 73 euro (nel 2012, però, si sono pagati 292 euro medi); a Bologna di 40 euro medi (321 euro nel 2012); a Napoli di 38 euro medi (379 euro nel 2012); a Genova di 31 euro medi (72 euro nel 2012); ad Ancona di 21 euro medi (341 euro nel 2012) ; a Verona di 31 euro medi (281 euro nel 2012). Dunque si avrà un risparmio rispetto al 2012, ma la tassa sulla casa si pagherà comunque.
INTERESSATE 3,4 MLN DI PRIME CASE. In totale, ad oggi (c'è tempo ancora fino al 9 Dicembre per definire le aliquote del 2013), si tratta di 3,4 milioni di prime case che si aggiungono ai 44.785 di possessori di una prima casa di lusso (A/1, A/8 e A/9), i quali verseranno il saldo il 16 dicembre.

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