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ANALISI
17 Dicembre Dic 2013 1330 17 dicembre 2013

Ucraina, lo scontro tra Ue e Russia e le ragioni della protesta

Perché il popolo vuole licenziare il governo.

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Ancora non si tratta di una nuova Rivoluzione arancione finanziata dagli Usa, anche perché il governo di Kiev ha cercato di scongiurarla in tutti i modi.
Ma da un mese il popolo protesta nelle piazze e occupa i palazzi del potere, chiedendo che l'Ucraina firmi, come già hanno fatto Georgia e Moldavia, l'accordo di associazione all'Unione europea (Ue).
Non tutti i cittadini stanno con Bruxelles: alcune migliaia di manifestanti sfilano nelle strade in difesa della linea filorussa del presidente Victor Yanukovich e contro la leader dell'opposizione Yulia Timoshenko, ex premier in carcere dal 2011.
GLI USA SBARCANO A KIEV. A conti fatti, però, la maggioranza degli ucraini, almeno nella parte occidentale del Paese, vuole avvicinarsi all'Ue. Ancora nel terzo weekend di dicembre, a chiedere le dimissioni di Yanukovich e la caduta del governo erano in 200 mila.
Dopo la statua di Lenin, a Kiev è stata abbattuta la grande stella sovietica in cima al municipio. Mentre il senatore americano John McCain, repubblicano cavalcatore della Primavera araba e delle rivolte nell'ex Urss, incitava: «L'Ucraina renderà migliore l'Europa e l'Europa l'Ucraina, l'America è con voi».
15 MILIARDI DI DOLLARI DA PUTIN. Il Paese è spaccato e, a smuovere la popolazione, oltre alla richiesta di democrazia, c'è la disperazione per la crisi economica. I soldi di cui Kiev ha bisogno sono una delle cinque questioni centrali della crisi, esplosa tra Ucraina, Ue e Russia. E in cui Mosca, grazie ai petro-rubli, gioca la parte del leone. Come dimostra il finanziamento da 15 miliardi di dollari concesso il 17 dicembre da Vladimir Putin.

Le proteste in piazza a Kiev.

1. Ucraina a rischio bancarotta: risorse prosciugate e Pil in calo dal 3,5 all'1%

Per il 2014 l'Ucraina ha bisogno di 17 miliardi di dollari in finanziamenti esteri, pari alle riserve esaurite dalla Banca centrale di Kiev.
Senza un'iniezione di aiuti, infatti, il Paese non è in grado di superare l'inverno. Sui conti pubblici non c'è trasparenza: gli esperti stimano un disavanzo pubblico di circa 5 miliardi di dollari, a fronte di un reddito medio di 400 dollari al mese e un prodotto interno lordo (Pil) all'1,2% che, negli ultimi due anni, è aumentato di pochi punti.
LA PROMESSA DI MOSCA. Nell'aprile scorso, la Banca mondiale ha declassato le stime di crescita dell'Ucraina dal 3,5% all'1% per il 2013. Il Fondo monetario internazionale prevede addirittura una crescita zero. Con questi chiari di luna, il premier Mykola Azarov ha scelto di congelare le trattative con Bruxelles, entrando nell'orbita del Cremlino che, in cambio dell'alleanza, offre a Kiev un gettito di aiuti più sostanzioso e continuativo.

Il presidente ucraino Victor Yanukovich.

2. Mosca ha assicurato 15 miliardi di dollari a Kiev e ha abbassato i prezzi del gas

Negli ultimi tre mesi, le banche russe hanno concesso all'Ucraina oltre 2 miliardi di dollari. E, con la crisi, secondo fonti diplomatiche europee, il presidente russo Vladimir Putin avrebbe offerto al suo omologo Yanukovich nuovi prestiti, a condizioni favorevoli, e tagli sulle tariffe del gas.
Il 17 dicembre, Mosca ha ipotecato l'asse con l'Ucraina con un sostanzioso sconto sul prezzo del gas (da oltre 400 a 265 dollari per 1.000 metri cubi) e investendo 15 miliardi di dollari del proprio fondo di benessere nazionale in titoli di Stato ucraini.
L'UE STORCE IL NASO. Il governo ucraino aveva già chiesto all'Ue aiuti per 20 miliardi di euro (oltre 27 miliardi di dollari): cifra esagerata, per i tecnocrati di Bruxelles.

Il leader russo Vladimir Putin.

3. Lo scontro politico tra Ue e Russia per il controllo di Kiev

Yanukovich e Azarov sostengono di avere le mani legate per i conti disastrati. Ma la crisi di Kiev nasce, innanzitutto, in seno allo scontro politico ed economico tra l'asse dell'Ue e quello dell'ex Urss, dove Putin vuole far decollare un'unione doganale euroasiatica, versione post-comunista delle vecchie Repubbliche socialiste sovietiche ancorate alla grande madre russa.
Per entrambe le potenze, l'Ucraina ha un grande valore strategico. Bruxelles rinfaccia a Mosca di ricattare il Granaio d'Europa con i rialzi dei prezzi del gas e sanzioni economiche, in cambio della firma dell'accordo di partenership con l'Ue.
NO A NEGOZIATI A TRE. Ma Mosca nega di aver mai minacciato Kiev con sanzioni. Anzi, con fair play lo zar Putin si dichiara pronto a triangolazioni e incontri a tre con Bruxelles, per gestire, insieme con l'Ucraina, l'avvicinamento e la cooperazione economica con gli Stati europei.
A sua volta, l'Ue rigetta l'idea dei negoziati a tre, premendo perché Kiev si affranchi dal gioco del Cremlino. L'escalation tra Bruxelles e Mosca ha spinto Putin ad annunciare, nel week-end, l'installazione di missili Iskander nell'enclave russa di Kaliningrad, al confine con l'Ue.

La leader dell'opposizione ucraina Yulia Timoshenko.

4. A Kiev i cittadini sono in rivolta contro gli oligarchi e la corruzione

Nell'Ue a spingere per rovesciare la casta di oligarchi di Kiev è soprattutto la Germania. Da anni la cancelliera Angela Merkel sostiene le battaglie dal carcere di Tymoschenko, tra i tre leader che guidano le piazze del 2013, agevolandone anche i ricoveri nelle cliniche tedesche per curare l'ernia al disco che la affligge.
La zarina di Kiev, leader della Rivoluzione arancione e a sua volta oligarga, sconta una condanna di sette anni per frode e appropriazione indebita: un processo, per l'opposizione politico, che l'ha vista soccombere contro il rivale Yanukovich.
ULTRADESTRA IN PIAZZA. Il popolo in piazza contro il governo chiede, inanzitutto, che venga spazzata via una classe dirigente corrotta, che anziché far sviluppare industrie e agricoltura proprie, sfruttando le ampie risorse del territorio, ha reso l'Ucraina dipendente dalla Russia, prosciugando le casse statali.
A soffiare sul fuoco delle proteste, oltre agli Usa, a Kiev ci sono leader dell'ultradestra come Iuri Levcenko, in sacco a pelo nel municipio occupato della capitale.

Yanukovich con il leader cinese Xi Jinping.

5. Kiev tra Ue e Russia: Yanukovich tenta la terza via cinese

Stretto tra Mosca e Bruxelles, una terza via per Yanukovich è rappresentata dagli accordi commerciali con gli alleati cinesi. Il 4 dicembre, mentre migliaia di ucraini continuavano a protestare in piazza con 10 gradi sotto lo zero, il contestato presidente è volato a Pechino, per cedere terreni e società alle aziende cinesi.
3 MILIONI DI ETTARI IN VENDITA. A settembre, l’organizzazione governativa cinese Xpcc ha stretto un accordo con il principale gruppo agricolo dell’Ucraina, per la cessione di 100 mila ettari di terreni agricoli di alta qualità nella regione. Il contratto prevede una fornitura graduale di terreno fino a 3 milioni di ettari, equivalente alla superficie di tutto il Belgio.
In cambio, 3 miliardi di dollari della Export-Import Bank of China per lo sviluppo agricolo e, pare, commesse militari ucraine di cui Pechino è ghiotta. La rivoluzione può attendere.

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