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Dissesto finanziario, i Comuni italiani a rischio

In Italia centinaia di centri a rischio default.

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Piero Fassino e Ignazio Marino.

Non solo Roma. Sono centinaia, in Italia, i Comuni sui quali aleggia lo spettro del default.
Un dissesto finanziario che ha già colpito o minaccia di colpire grandi e piccini: dalla A di Alessandria (il primo capoluogo vittima di bancarotta, a giugno 2012, con conseguente commissariamento) alla Z di Zapponeta, minuscolo Comune del Foggiano di sole 3 mila anime.
Prima che Ignazio Marino sbottasse per il momentaneo stop al decreto salva Roma, mandando su tutte le furie il premier Matteo Renzi, era stata Napoli a lanciare l'ultimo grido d'allarme, dopo che la Corte dei Conti ne aveva, di fatto, annunciato il «fallimento» nella sua relazione sul controllo regionale per la Campania.
DIFFICOLTÀ DA NORD A SUD. Sono in tanti, tuttavia, a non passarsela troppo bene, a cominciare da Catania e Palermo, passando per Parma, Torino e Milano. Enti locali (quasi 130 negli ultimi due anni) dal differente colore politico, spesso accomunati da casi di cattiva amministrazione e nei quali, in molte occasioni, non si sono saputi adeguare i livelli di spesa ai tempi grami della crisi.
DEBITI IMPOSSIBILI DA RIPIANARE. Nello specifico, lo stato di dissesto viene certificato quando l'ente non è in grado di onorare i debiti o di assolvere le funzioni indispensabili di sua competenza. Per la comunità questo equivale, inevitabilmente, a un innalzamento delle tasse e a una riduzione all'osso dei servizi per rientrare delle perdite.
OLTRE 470 CASI DI DISSESTO. Tra il 1989 e il 2013 sono stati 479 i Comuni che hanno dichiarato il dissesto finanziario, fermandosi un attimo prima della bancarotta. Nell'arco di questi 24 anni ben 138 enti locali della Calabria sono stati costretti al fallimento, seguiti dai 123 in Campania, 45 nel Lazio, 37 in Puglia, 30 in Sicilia, 19 in Basilicata, 18 in Abruzzo, 15 in Molise e Lombardia, otto in Emilia Romagna, cinque in Toscana, sei in Piemonte e nelle Marche. E ancora, quattro in Liguria e in Umbria, tre in Veneto e altrettanti Sardegna: 12 gli enti che hanno dichiarato default due volte.
RIEQUILIBRIO DEI CONTI A FOGGIA E COSENZA. Nel solo 2012 sono state 47 le domande di accesso alle procedure di riequilibrio dei conti: Napoli, Catania, Messina, Reggio Calabria, Cosenza e Foggia i casi più eclatanti.

Più colpiti i Comuni del Sud: a Napoli rosso di 783 milioni

Luigi De Magistris, sindaco di Napoli.

La mappa dei municipi in dissesto e pre dissesto pende più a Sud che a Nord: tra i grandi centri del Meridione che hanno attivato le procedure per il salvataggio in extremis delle loro disastrate finanze ci sono, per esempio, Caserta, Vibo Valentia e Frosinone. Perché a essere travolto da scandali amministrativi è più spesso il Centro Sud? Perché qui i Comuni dipendono di più dai trasferimenti dello Stato centrale, tagliati nettamente nell’ultimo biennio. E poi perché nel Meridione è sempre più difficile arginare i buchi sorti nei bilanci comunali alzando la tassazione a carico degli stessi cittadini, visto che siamo in presenza di un reddito pro capite inferiore rispetto a quello delle regioni settentrionali.
LA SCURE DELLA CORTE DEI CONTI. Secondo la Corte dei Conti, il Comune di Napoli avrebbe già dovuto dichiarare il dissesto. I magistrati contabili hanno, infatti, accertato «in sede di esame di rendiconto 2010 e preventivo 2011, la sussistenza di innumerevoli irregolarità contabili in presenza di profili di squilibrio strutturale nella gestione finanziaria del Comune». Comprovata anche «la mancata adozione di tempestive misure idonee a impedire il sistematico reiteramento delle gravi irregolarità contabili già segnalate».
DE MAGISTRIS: «CON ROMA DUE PESI E DUE MISURE». Dito puntato, dunque, contro il piano di riequilibrio finanziario: il rosso reale potrebbe essere superiore ai 783 milioni di disavanzo indicati nel bilancio del Comune. «Fa rabbia anche a chi, come me, pensa che non si debba andare a Roma con il cappello in mano, che prima Alemanno poi Marino ottengano una legge speciale per la capitale e per Napoli ci si giri dall'altra parte», aveva dichiarato il sindaco partenopeo Luigi De Magistris.
BOCCIATO IL PIANO DI REGGIO CALABRIA. Sempre la Corte dei Conti ha, poi, bocciato a gennaio il piano di rientro impostato da Reggio Calabria (commissariata dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose). Nel 2012 sul Comune, guidato per un decennio dall'attuale governatore Giuseppe Scopellitti, pesava un buco di bilancio da 679 milioni.
Sotto la lente restano ancora Benevento, Cosenza, Foggia e Messina.

A Torino in corso piano di rientro da 3,5 miliardi

Palazzo Marino, sede del Comune di Milano.

Situazione critica pure al Comune di Genova. Il bilancio 2013 è stato chiuso in pareggio, ma con un taglio delle spese correnti di 50 milioni di euro (su 840 totali) in conseguenza ai trasferimenti ridotti dalla Capitale. Per il 2014, poi, si temono nuovi tagli.
A Milano, invece, la Giunta ha stimato in 170 milioni di euro l'ammontare del deficit per il 2014: 100 milioni in meno sono attesi con il passaggio dalla vecchia Imu alla nuova Tasi.
CATANIA, RIENTRO DI 528 MLN. A fine 2012 il debito di Torino aveva toccato quota 3,5 miliardi: è ora in corso un graduale piano di rientro.Via libera della Corte dei Conti al piano di riequilibrio pure a Catania: il capoluogo etneo potrà ricevere dalla Stato 70 milioni: previsto un rientro pluriennale da un rosso di 528 milioni.
CONDIZIONE AL IMITE DELLA ROTTURA. «La condizione generale dei Comuni d'Italia, dopo anni di tagli lineari, è drammatica e al limite della rottura», si è lamentato il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca.
«La cosa è più grave per i Comuni virtuosi», ha aggiunto, «perché chi non ha investito niente per cambiare il territorio può continuare a tirare avanti. Non è possibile che ogni quattro cinque anni si debbano ripianare i debiti, bisogna che qualcuno si prenda delle responsabilità».

1 Marzo Mar 2014 0844 01 marzo 2014
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