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Tasi, come pagare la nuova tassa

La guida per l'imposta sui servizi indivisibili.

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Il premier Matteo Renzi.

La deadline si avvicina. Il 16 giugno scatta infatti l'ora della Tasi, la tassa sui servizi indivisibili che i cittadini italiani sono chiamati a pagare. E che serve per finanziare le attività dei Comuni che non vengono offerte su domanda individuale (come per esempio asili nido o trasporto scolastico) ma che coprono un'ampia gamma di servizi: dall'illuminazione pubblica alla sicurezza, dall'anagrafe alla manutenzione delle strade.
IL TERMINE DEL 23 MAGGIO. Ciascun Comune, per determinare il pagamento della prima rata della Tasi, entro il termine ultimo di venerdì 23 maggio deve inviare al sito portalefederalismofiscale.gov.it la delibera con cui gli amministratori locali stabiliscono i criteri definitivi, nell'ambito dei margini di autonomia loro concessi dallo Stato centrale. Poi, entro sabato 31 maggio, sul sito del ministero dell'Economia devono essere pubblicate tutte le delibere, che saranno consultabili dai cittadini.
Al momento, però, soltanto 850 Comuni su 8.092 hanno effettuato la pubblicazione, e all'appello mancano ancora città come Milano e Roma. Al di là dei ritardi nelle comunicazioni amministrative, ecco una semplice bussola per orientarsi nei rapporti con la nuova creatura del Fisco italiano. Per i Comuni ritardatari, ha annunciato il presidente dell'Anci Piero Fassino, il pagamento della prima rata sarà prorogato al 16 ottobre.

Flessibilità ai Comuni: aliquote aumentabili fino allo 0,8%

La Tasi è uno dei due corni della nuova Imposta unica comunale, la Iuc, introdotta dall'ultima legge di Stabilità ed entrata in vigore a gennaio 2014 (l'altro corno è la Tari, la tassa sui rifiuti). Inizialmente, la legge di Stabilità aveva previsto per la Tasi un tetto massimo del 2,5 per mille per la prima casa, e del 10,6 per mille per la seconda casa (somma di Tasi e Imu, che sulla seconda casa è rimasta in vigore).
Il governo però, successivamente è intervenuto per concedere ai Comuni la possibilità di aumentare le aliquote fino a un massimo dello 0,8%, da distribuire tra prima e seconda casa. Una maggiorazione vincolata alla concessione delle detrazioni, non più applicate a livello nazionale.

Pagano proprietari di case, di aree edificabili e inquilini

L'imponibile della Tasi è la rendita catastale.

Sono soggetti all’imposta sui servizi comunali indivisibili i fabbricati, comprese le abitazioni principali - prime e seconde case - e le aree edificabili. Gli immobili usati da enti non commerciali, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, pagano l’imposta solo per la parte del bene in cui viene svolta attività commerciale. Sono esclusi dal pagamento le aree scoperte e i terreni agricoli.
I TETTI PER LA PRIMA E LA SECONDA CASA. Per la prima casa, il tetto massimo è fissato al 3,3 per mille, mentre per la seconda all'11,4 per mille complessivo, dal momento che sulla seconda casa e su tutti gli altri fabbricati (uffici, negozi, laboratori, capannoni e così via), si devono pagare sia l’Imu sia la Tasi.
Le circa 73 mila case che sono registrate al catasto nelle categorie considerate di lusso (A/1, dimore signorili; A/8, ville; A/9, castelli) devono continuare a pagare l’Imu sulla prima casa con un’aliquota massima del 6 per mille, e con la sola detrazione di 200 euro, senza i 50 euro extra per ogni figlio. Su questi immobili deve essere pagata anche la Tasi, sempre con aliquota massima del 3,3 per mille, ma il totale di Imu più Tasi non deve superare il 6,8 per mille.
IL CAPITOLO AFFITTI. Per gli immobili in affitto occorre pagare sia l’Imu, sia la Tasi, con il limite massimo dell’11,4 per mille. L’Imu deve essere versata interamente dal proprietario, mentre per la Tasi deve contribuire anche l'inquilino, con una quota compresa tra il 10% e il 30%, a seconda della scelta deliberata dal singolo Comune.

La base imponibile resta la rendita catastale

Si avvicina la data del pagamento della prima rata della Tasi, l'imposta comunale sui servizi indivisibili. La guida per orientarsi.

La base imponibile da cui partire per calcolare l'importo della Tasi è la stessa dell’Imu. Innanzitutto la rendita catastale, che deve essere rivaluta del 5%. Il risultato deve essere poi moltiplicato per un coefficiente che varia in base al tipo di immobile, e che per le abitazioni è pari a 160. Su questo valore, infine, si deve applicare l’aliquota decisa dal Comune, e sottrarre le eventuali detrazioni. Il calcolo può essere effettuato sul sito amministrazionicomunali.it. Naturalmente, è sempre possibile farsi assistere da un Caf o da Confedilizia.

Calendario: le scadenze del 16 giugno e del 16 dicembre

Per pagare la Tasi è possibile utilizzare il modello F24, o un bollettino di conto corrente postale. Sono previste due rate: la prima il 16 giugno, la seconda il 16 dicembre. Se il Comune non prende alcuna decisione sulle aliquote entro i termini utili per far pagare l’acconto a giugno (la scadenza è, come detto, quella del 23 maggio), la scadenza è posticipata al 16 ottobre.
Per le seconde case, invece, l’appuntamento rimane quello del 16 giugno, quando è stabilito il pagamento dell'Imu e della Tasi.
Per la Tasi, se il Comune non ha provveduto a comunicare le aliquote definitive, è previsto il pagamento del 50% dell’aliquota base dell’1 per mille (quindi, dello 0,5 per mille), dalla quale bisogna sottrarre una quota forfettaria, non ancora quantificata in maniera univoca, che spetta invece all’inquilino.

Detrazioni in base al reddito e ai figli a carico

Il capitolo detrazioni, cioè quello relativo alle somme che è possibile sottrarre all'imposta dovuta, è forse quello più nebuloso.
I Comuni infatti hanno carta bianca, e possono decidere di applicare detrazioni sulla base della rendita catastale, del reddito, del numero dei figli a carico, con tetti variabili in base all'età di questi ultimi. Per l’Imu, c'era una detrazione fissa da 200 euro, che esentava di fatto dal pagamento i contribuenti con Imu al di sotto di quella soglia, mentre per ogni figlio a carico era prevista una detrazione da 50 euro.
I Comuni che arrivano alla soglia massima del 3,3 per mille sono tenuti a destinare lo 0,8 per mille alle detrazioni per le categorie svantaggiate.

20 Maggio Mag 2014 1150 20 maggio 2014
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