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REPORTAGE
5 Agosto Ago 2016 1100 05 agosto 2016

Tirana, viaggio nella galassia dei call center

Lettera43.it tra gli operatori di call center in Albania. Tanti di loro sono italiani. Paghe elevate e bassa pressione fiscale: il business è in costante espansione.

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da Tirana

In Italia migliaia di licenziamenti, in Albania migliaia di assunzioni. Ragazzi che arrivano anche dal nostro Paese e si mischiano agli albanesi a chiamare al telefono nei palazzi vetrati di Tirana. Dalla Puglia, che è a un braccio di mare, e dalla Calabria, terra dei colossi dei call center in piena delocalizzazione. Lo stipendio è di 400-500 euro al mese con i bonus, che oltre l'Adriatico, dove la vita costa poco, è tra i più alti in circolazione.

TENDENZA DI MASSA. Sono soldi che valgono più dei 1.000, 800, non di rado anche 600 euro guadagnati nei call center in Italia. Tutti i maggiori gruppi privati del nostro Paese - Telecom e le altre compagnie telefoniche, Edison e vari colossi dell'energia, Sky e Mediaset - appaltano ormai il marketing e l'assistenza clienti a società albanesi o hanno traslocato loro dipartimenti a Tirana.Anche aziende pubbliche come Enel e Poste hanno iniziato a esternalizzare.

In una grande sala operatori.

Altri imprenditori aprono direttamente call center in Albania e si espandono. Tutti i giorni, un esercito di operatori telefonici entra da qui nelle case degli italiani. Fiber per esempio, uno dei gruppi in crescita nel settore, ha oltre 500 dipendenti e ne ricerca altrettanti. La concorrente Albacall vuole reclutare 600 operatori con «eccellente lingua parlata italiana». La cintura di Tirana è piena di uffici di call center, il centro della capitale anche. Altre sedi spuntano come funghi a Valona, Durazzo, Scutari e in altre località, in tutto nel Paese si contano un centinaio di compagnie di contact center di italiani o che lavorano con il nostro Paese, per circa 15 mila operatori nel settore.

FONDATO DA UN CAMPANO. Il gruppo Fiber Ict, fondato dal campano Daniele Volpe, è l'unico che ha accettato di aprire le sue sedi a Lettera43.it. Altri invece come Albacall, ramo albanese della holding dei call center del calabrese Sergio Abramo, ripetutamente contattati hanno lasciato cadere le nostre richieste, forse scottati dal tour di Piazzapulita in diverse compagnie del settore.

I fumetti disegnati sulle pareti.

A Fiber lavorano ragazzi che masticano un italiano perfetto e ogni estate fanno summer school a Perugia, un investimento: come le lauree in lingue straniere e le ore passate a guardare le reti tivù italiane. In media il livello d'istruzione è più alto di quello dei nostri lavoratori, la loro età più bassa e chi, come la responsabile del Dipartimento vendite Italia Erida Vekshari, ha un curriculum molto qualificato e dimostra forte motivazione e impegno in meno di un anno può passare dalle cuffie agli uffici di coordinamento e commerciali.

MERCATO IN ESPANSIONE. Laureata in lingue, una specializzazione in traduzione e interpretariato e una seconda in giornalismo, Erida racconta che ha lavorato in altri call center, «ma che questo è il migliore». Le campagne delle quali è responsabile le danno soddisfazione professionale, il gruppo Fiber è in crescita per commesse (per l'Italia lavora, tra gli altri, con Telecom, Vodafone e Fastweb) anche in altri Paesi europei. Ma soprattutto sono il clima, l'affiatamento tra il team e il rapporto umano che si è creato tra i dipendenti e con i vertici a rendere, dice, il lavoro piacevole e gli obiettivi gratificanti.

Il cioccolato per Pasqua.

La sede del management è nel cuore del quartiere commerciale di Karl Topia square. Attorno shopping center, bar e locali per gli aperitivi, un via vai frenetico di auto e tanti caseggiati variopinti. I locali di Fiber sono stati arredati da un designer per un ambiente di 20enni: pareti colorate e fumetti disegnati sui muri, a ogni compleanno si portano dolci e regali, come per Pasqua e San Valentino, per Natale si programmano eventi benefici in ospedali e quartieri disagiati.

UN CLIMA POSITIVO. Sviluppatori di software e It manager albanesi lavorano gomito a gomito con colleghi italiani. Qualche volta l'azienda organizza viaggi fuori porta. Capitano anche trasferte di lavoro in Italia, durante la visita il titolare non è in Albania ma segue l'andamento del lavoro attraverso i suoi coordinatori e i team leader.

Al telefono per una campagna marketing.

«Qui siamo tutti giovani, anche il nostro capo», raccontano all'ufficio che gestisce le risorse umane e le materie legali. I responsabili hanno diverse specializzazioni accademiche, parlano bene italiano e inglese e spiegano che sono in corso ricerche di personale anche per altre lingue straniere. Volpe ha aperto la società direttamente in Albania nel 2011, l'anno del riacutizzarsi della crisi dell'euro: come ormai tanti imprenditori italiani è andato via dal Paese, in cerca di manodopera a basso costo, sgravi fiscali e pressione sindacale minima.

5 MILIONI DI FATTURATO. Da allora il fatturato cresce a una media del 30% all'anno, nel 2015 s'è attestato a quasi 5 milioni di euro. Fiber ha sei sedi in Albania, svolge anche ricerche di mercato e inserimento dati in archivi digitali e sta investendo molto in tecnologie e software di ultima generazione.

L'ufficio degli italiani di Fiber.

«Stanno arrivando anche candidature di italiani», conferma a Lettera43.it il team, «qualcuno lavora già come operatore in inbound e outbound». Mentre passiamo tra i tavoli di legno della sede centrale, un ragazzo saluta dal microfono una famiglia italiana ringraziandola per l'attenzione. Il suo sembra un accento sardo, glielo dicono anche al telefono. Invece è albanese, ma l'Italia per lui è come una seconda casa.

Twitter @BarbaraCiolli

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