Delle Slide Della 160831193829
MUM AT WORK
3 Settembre Set 2016 1400 03 settembre 2016

«Fate figli e poi si vedrà»: è uno Stato senza cuore

Ci chiede di mettere al mondo più bambini. Ma non sa (o non vuole) prendersene cura. 

  • ...
Una delle slide della campagna per il Fertility Day.

Vorrei darvi una buona notizia e dirvi che la campagna del Fertility Day è uno scherzo, un fake.
Quel logo con lo spermatozoo che entra dentro a un cuore. Quel manifesto sul bene comune. Quel videogioco, ai limiti dell’assurdo. Quel documento, sul quale la campagna si basa, il Piano nazionale per la fertilità, che sembra scritto per un libro di fantapolitica.
Invece, no: è tutto vero.
Una donna, ministra della Salute, madre lavoratrice, ha dato l’ok per questa campagna di comunicazione nazionale.
SI OFFENDONO ANCHE GLI UOMINI. «La campagna offende sia le donne sia gli uomini. I papà vengono nominati pochissimo nel documento. Eppure i ragazzi degli Anni 80 che oggi decidono di fare un figlio sono molto coraggiosi. Avrebbero bisogno di riconoscimento, di sostegni», riflette Ada Moscarella, 33 anni, psicologa.
Insieme ad alcune colleghe ha proposto, scritto e pubblicato una lettera aperta per la ministra che tanto sta facendo discutere.
È una campagna sessista, maschilista, irrispettosa, avvilente. Distaccata dalla realtà.
Sembra, anche, lontana dagli studi promossi dal governo. Come quel documento redatto da Riccarda Zezza e Alessandro Rosina per il think tank di Renzi, il gruppo Volta, Generare futuro - Cultura e politiche per tornare a essere un Paese vitale.
ORA NON BASTA CAMBIARE LA CAMPAGNA. Un gruppo nutrito di esperti, medici e comunicatori, ha lavorato su questa campagna e ha fallito. Sono stati spesi dei soldi.
Se voleva essere una campagna di comunicazione sanitaria sulla fertilità doveva dare delle informazioni diverse.
Per esempio che bisogna fare check up. Per esempio che esistono centri gratuiti dove le coppie possono rivolgersi per fare delle analisi. Le coppie. Non le donne.
I bambini li fanno i genitori. Non solo le donne. Le mamme.
E non basta che la ministra, dopo le prime critiche, dica che se la campagna non va bene verrà cambiata.

Una questione di lavoro, di welfare, di rispetto

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

Non è sufficiente che la ministra dica che a lei non importa, è una persona pratica. Se i manifesti non vanno bene, si rifaranno. Perché intanto ha offeso le donne.
Le donne che non possono fare figli. Ha offeso le donne che hanno scelto di non fare figli. Ha offeso gli uomini, tutti, credo.
Non vengono proprio presi in considerazione. Come se non servissero.
E sui social molti chiedono le sue dimissioni. A sostenerla alcuni medici, ginecologi ed endocrinologi. Come la Sigo, la società italiana di ginecologia e ostetricia.
IL CASO DANESE. E a poco valgono le critiche e i paragoni con la campagna di informazione danese.
Se quella del 2014 diceva «Andate in vacanza, fate l’amore», quella dell’anno successivo incoraggiava: «Fallo per mamma», cioè per rendere felici i nonni. E le nascite sono davvero migliorate.
Molto diverso dal sessista «La bellezza non ha età. La fertilità sì».
E in Danimarca il gap tra uomini e donne lavoratori è vicino allo 0. In quel Paese il sistema sanitario funziona davvero. Insomma, non credo proprio che il prossimo 22 settembre, il Fertility Day, in Italia verranno concepiti molti bambini.
MANCA ASSISTENZA PER LE FAMIGLIE. È una questione di lavoro. In Italia lavora meno di una donna su due (46,8%) e anche per gli uomini non va benissimo. Questa settimana l’Istat ci ha fatto sapere che la disoccupazione giovanile sfiora il 40%. E una donna su 4 perde il lavoro dopo la maternità.
Le ragazze non fanno figli per tanti motivi, uno su tutti il carico di cura. Sanno che saranno prima madri, poi lavoratrici professioniste.
È una questione di welfare. Non c’è assistenza per le famiglie, per i genitori. Fai un figlio, se no scadi, ti dice il governo. Poi te la vedi tu.
Contributi dati a caso, per i soli nati nel 2015 e basta, non incentivano nessuno. Dove sono i mille asili in mille giorni? Il tempo vale solo per le donne?

Fare figli è una scelta privata

È una questione di rispetto. Fare un figlio è una scelta privata. Non è lo Stato che deve controllare le donne “in età fertile”.
Lo Stato dovrebbe prendersi cura dei bambini già nati.
Offrire un sistema scolastico valido, efficiente.
Dovrebbe aiutare le famiglie a fare famiglia. Con sostegni economici permanenti, come in Francia. Con asili nido, scuole materne gratuite e aperte a tutti i bambini. Non solo per il 12% dei nati, come avviene, per esempio, a Roma.
UNA CAMPAGNA SURREALE. «Questa campagna è surreale, né io né le mie colleghe credevamo fosse vera», dice la psicologa. «Abbiamo deciso di scrivere questa lettera per noi, ma sopratutto per il nostro lavoro, per le storie dei nostri pazienti. Io lavoro molto con pazienti tra i 20 e i 35 anni. Si rivolgono a me come alle mie colleghe perché manca progettualità, vogliono lavorare, vogliono fare famiglia, vogliono viaggiare. Ma sono precari, sono partite Iva sottopagate. Come si fa?. Molti mi dicono che hanno paura a fare un figlio e farlo vivere in questo mondo, in questo clima».
E ancora: «Quei manifesti dal sapore fascista parlano di donne angeli del focolare e uomini cacciatori. Non parlano della realtà. E non è femminismo, semplicemente non è un fatto del quale lo Stato deve occuparsi», riflette la co-autrice delle lettera aperta.
«IL NOSTRO È EROISMO». Il Piano nazionale per la fertilità «parla di donne che diventano creative perché devono conciliare i figli con il lavoro: è svilente. Non è creatività, è eroismo, è un miracolo mettere insieme una casa, due lavori, dei figli», prosegue. «La campagna avrebbe avuto senso se il ministero avesse fatto informazione sanitaria. Se il Ssn funzionasse o se avessero dovuto promuovere dei servizi gratuiti per le famiglie in attesa. Se avesse fatto informazione sessuale nelle scuole. Se avesse detto: cari 30enni fate figli perché abbiamo queste politiche di occupazione, abbiamo un Sistema sanitario completamente gratuito e funzionante, vi garantiamo sostegno alla genitorialità. Invece la campagna è impostata nella più totale irresponsabilità».
Della serie: mettete al mondo dei figli, poi si vedrà.

Twitter @francesca_gui

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso