Divieto Licenziamento In Gravidanza Rid

Rimane incinta e la licenziano, storia di S.

Trent'anni, laureata con ottimi voti, cacciata dal suo datore prima di poter chiedere la maternità. In barba alla legge contro le dimissioni in bianco. Ora ha una figlia, ma non ha più un lavoro.

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Hai 30 anni, ti sei laureata con ottimi voti in una prestigiosa università di Milano. Cambi lavoro per stare più vicino a casa. “Rimani” incinta. E la tua azienda che fa? Ti licenzia su due piedi. Non ti dà neanche la possibilità di ufficializzare la maternità. E per di più chiude e riapre con un altro nome. Hanno la coscienza sporca, ma continuano a usare la stessa email di prima. Sono sempre loro, hanno cambiato solo il vestito.

NON LI HA DENUNCIATI. Oggi S. ha una figlia di tre mesi ma non ha più un lavoro. Ai suoi tutor universitari, che avevano seguito tutto il suo percorso accademico e lavorativo, ha raccontato di non voler denunciare i suoi ex datori perché sa che la giustizia ha dei tempi lunghi. È andata a chiedere i soldi che le dovevano: l’indennizzo per il mancato preavviso e per la liquidazione. La loro risposta l’ha lasciata sconcertata: «Dicci quello che ti dobbiamo». Ma sono calcoli che di solito fa l’amministrazione, i contabili. Senza nessuna dignità gli ex datori di lavoro hanno anche osato chiederle di tenersi libera per febbraio, «magari abbiamo bisogno di nuovo, ti potremmo richiamare».

Spesso con le donne è così: vengono sfruttate e poi cacciate, come se nulla fosse

Hanno leso i suoi diritti, l’hanno maltrattata e insultata in un momento delicato della sua vita e fanno finta di niente. Spesso con le donne è così: vengono sfruttate e poi cacciate, come se nulla fosse. Come se fosse normale. Come se non fosse sbagliato, come se non ci fosse una legge - e un’etica - a tutelarle. Perché le donne, spesso, non denunciano. Anche se probabilmente un po’ di paura questi imprenditori l’hanno avuta: si sono scomodati a chiudere la società e a farla riaprire a un prestanome, il suocero, da quanto ci raccontano dall’università.

DIMISSIONI IN BIANCO AGGRAVATE. Queste sono dimissioni in bianco aggravate. Perché S. non ha potuto neanche chiedere la maternità: l’azienda glielo ha impedito, licenziandola su due piedi subito dopo la sua comunicazione verbale. S.: «Sono incinta al terzo mese». Azienda: «Ok, da oggi non lavori più con noi, Ciao e tanti auguri, eh!». In barba alla nuova legge contro le dimissioni in bianco inserita nel Jobs Act entrata in vigore a marzo 2016. Secondo questa normativa è il dipendente che deve comunicare online le dimissioni.

MENO DEL 50% DELLE ITALIANE LAVORANO. Quante donne devono subire queste ingiustizie? Quante devono perdere il lavoro perché aspettano un bambino? Quante ancora devono essere buttate fuori dal mercato del lavoro perché mamme? E continuiamo così, con 1,3 figli per donna, con meno di una su due italiane con un lavoro. Continuiamo a essere pochi, poveri e senza un futuro. Continuiamo a non denunciare. Continuiamo a non lavorare. Sperando di morire giovani, tanto la pensione non l’avremo mai.

17 Dicembre Dic 2016 1400 17 dicembre 2016
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