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Economia
7 Gennaio Gen 2017 1500 07 gennaio 2017

Sharing economy, la metamorfosi dei big che sbarcano in Borsa

Uber, Airbnb, ma anche Instantcart e Glassdoor. I colossi dell'economia della condivisione pronti a quotarsi a Wall street. Per sancire la trasformazione: non più solo start-up, ma compagnie con clienti e servizi reali.

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Prossimo passo la conquista della Borsa. La sharing economy, secondo le stime di PricewaterhouseCoopers, genera ogni anno ricavi tra i 15 e i 20 miliardi di dollari. Uber vale 20 euro di Pil americano per ogni utente che la usa per muoversi. Airbnb in un anno ha messo a disposizione dei suoi clienti 600 mila camere. Le stesse che un colosso come Hilton ha messo assieme in 93 anni di vita.

ULTIMO SALTO NEL CAPITALISMO. L’economia della condivisione, proprio con i frontman Uber e AirBnb, è pronta a fare l’ultimo salto nel capitalismo che conta: la quotazione che conta. Tra le Ipo (Offerta pubblica iniziale) che sono in programma nel 2017 - si ipotizza una raccolta di 4 miliardi di euro - molte riguardano proprio la sharing economy, ribaltando l’assunto che finora ha fatto impazzire i mercati: non più e non solo start-up tecnologiche create con pochi mezzi, ma compagnie in grado di poter contare su clienti e servizi reali.

ALTO RATING PER LA CONDIVISIONE. Non a caso Credit Suisse ha alzato il rating di quei giganti del mercato che, indipendente se nel novero della Old o della New economy, sono in grado di dare servizi in condivisione. Come le società di noleggio di auto Hertz e Avis, che potrebbero beneficiare della diffusione del car sharing, le assicurazioni Axa che starebbero studiando sistemi di protezione unica per Uber o Zipcar, fino ad Amazon che ha già scoperto per le consegne il mondo dei delivery service (servizi di spedizione) o Facebook e Yelp, che sono di fatto le migliori piattaforme per “vendere” e far conoscere i servizi della sharing.

Wall street, la sede della Borsa americana.

Il pezzo forte tra le Ipo è Uber, che vale circa 68 miliardi, anche grazie a un funding di 12,46 miliardi. E il Ceo Travis Kalanick guarda a una vera “operazione pubblica” dopo aver rifiutato il collocamento privato ventilato nei mesi scorsi da Morgan Stanley e Bank of America verso una clientela private molto munifica. Il mercato si aspetta uno sbarco imminente da parte di AirBnb, sempre più prossima a trasformarsi in un'agenzia turistica a tutto tondo. E premono in questa direzione anche suoi finanziatori storici come Sequoia Capital, General Atlantic e Tiger Global, che hanno permesso al boss Scott Shatford di portare il funding a livelli altissimi (circa 4 miliardi).

IPO ANCHE PER LE REALTÀ PIÙ GIOVANI. Sempre sul mercato è attesa presto una delle realtà più giovani e del “grocery delivery” (spedizione di alimentari), Instantcart, che non a caso si è data alla fine del 2016 anche un direttore finanziario e ha allargato le partnership (Cash & Carry, PlateJoy e Publix). Prossima all’Ipo è Glassdoor, servizio che è diventato famoso in tutto il mondo perché raccoglie i giudizi sulle grandi aziende, fatti anonimamente da dipendenti ed ex dipendenti. Sono 30 milioni gli utenti di 190 Paesi che lo animano. Non a caso ha investito un gigante del private equity come T. Rowe Price. Molto interesse anche per Thumbtack, rete che mette in collegamento professionisti d’alto lignaggio e grandi aziende.

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