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Economia
4 Gennaio Gen 2018 1200 04 gennaio 2018

Finanziaria, a Genova Forza Italia salva gli scaricatori di porto

Un emendamento permette ai circa 1.000 "camalli" di mettersi alle spalle gli anni di turbolenze economiche. Lo Stato potrà ripianare i buchi nei bilanci delle compagnie portuali. Un intervento che ha (anche) valenza elettorale.

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Chissà se accanto a quelli di Lenin, Togliatti e Guido Rossa sulle pareti della sede della Culmv a San Benigno, nel cuore del bacino portuale di Sampierdarena, comparirà prossimamente anche il ritratto di Silvio Berlusconi? Improbabile, le tradizioni van pur preservate. Ma nel quartier generale, giusto sotto la Lanterna, tutti sanno che è un emendamento di Forza Italia (a firma di Roberto Cassinelli) alla finanziaria promossa dal parlamento che permetterà ai circa 1.000 camalli (gli scaricatori di porto, ndr) della storica Compagnia Unica del porto di Genova, oggi cooperativa di soci, di mettersi alle spalle la manciata d’anni di turbolenze economico-finanziarie che ne ha messo a rischio l’ultrasecolare storia cominciata nel Medioevo.

MILLE DEI 3 MILA CAMALLI ITALIANI. D’ora in avanti, infatti, le Autorità Portuali, enti pubblici che amministrano il demanio portuale, potranno «finanziare interventi finalizzati a ristabilire gli equilibri patrimoniali dell’impresa o dell’agenzia fornitrice di manodopera» interinale in porto. In soldoni, cioè, lo Stato potrà ripianare i buchi nei bilanci delle compagnie portuali. Che, nei conti di quella genovese, malgrado i volumi di merce movimentata nello scalo siano tornati a livelli pre-crisi, sono una costante da anni. Tanto che a chiedere pubblicamente l’intervento (ovviamente declinato in chiave nazionale, ma i camalli genovesi sono oltre un terzo dei circa 3 mila italiani) era stato a più riprese il presidente dell’Autorità portuale del capoluogo ligure Paolo Emilio Signorini. Il quale, accreditato di strettissima osservanza al verbo del presidente forzista della Regione Giovanni Toti, già in estate aveva dimostrato di sapere, autorizzandone l’apparentemente anticiclico aumento dell’organico per salvare il posto di alcune decine di precari, che la Culmv non rappresenta solo un bacino elettorale da qualche migliaio di voti.

Forza Italia continua a puntar forte sul sorpasso ligure ai danni di un centrosinistra che in porto ha contato per anni su un appoggio praticamente incondizionato

La pace sociale dello scalo, primo motore economico del capoluogo, ha un valore infatti anche maggiore e non bisogna sottovalutare neppure il peso degli storici simboli politici in una Liguria che, teatro della peggior congiuntura economica del Nord Italia, ha da qualche tempo abbandonato la radicata tendenza di centrosinistra, affidando Regione e Comuni principali al centrodestra. Forza Italia, insomma, continua a puntar forte sul sorpasso ligure ai danni di un centrosinistra che in porto ha contato per anni su un appoggio praticamente incondizionato. Con successo, sembrerebbe, e con un’ulteriore beffa per il Pd. L’emendamento, infatti, non solo non è stato affossato, malgrado i proclami in tal senso dello staff del ministro dei Trasporti Graziano Delrio: meglio non passare per i nemici anche dei camalli mentre una recente riforma governativa irritava gli altri lavoratori portuali (circa 17 mila) non accogliendone la richiesta di riconoscere lo status di attività usurante. Ma, per giunta, potrà superare le forche caudine di Bruxelles sugli aiuti di Stato solo grazie all’articoletto della summenzionata riforma, passato quasi sotto silenzio, che ha cancellato il divieto di considerare la fornitura di manodopera come servizio di interesse generale per un porto.

UN PICCOLO FARDELLO PER IL CONTRIBUENTE. Vale a dire che, ancorché sia prestata da un privato, per giunta in monopolio e a tariffe negoziate coi clienti e calmierate da un meccanismo automatico di protezione sociale a carico dell’Inps (“indennità di mancato avviamento”), la fornitura di manodopera interinale nei porti potrà esser individuata quale servizio essenziale e quindi, a dispetto delle norme comunitarie, pagata dallo Stato laddove il prestatore non sia economicamente solido. Sorvolando sul silenzio interessato degli altri stakeholder portuali – perché del resto lamentarsi se saranno i cittadini a pagare le inefficienze di un proprio fornitore? –, un grande risultato per Forza Italia, a fronte di un piccolo ancorché ulteriore fardello per il contribuente.

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