BOLLETTE2
11 Marzo Mar 2018 0900 11 marzo 2018

Bollette a 30 giorni, non c'è nessun risparmio

Da inizio aprile le compagnie telefoniche riprenderanno a fatturare mensilmente. Ma hanno annunciato rincari dei canoni pari all'8,6% circa. Insomma, cambia l'intervallo temporale ma non cambia la spesa.

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A partire dal mese di aprile le compagnie telefoniche dovranno tornare a fatturare mensilmente, ogni 30 giorni. Termina così la lunga querelle tra operatori e consumatori che Lettera43.it ha seguito da vicino. Tutto bene ciò che finisce bene? Non proprio perché, secondo uno studio di Sostariffe.it, la questione riserverebbe una ulteriore coda velenosa che nasconde rincari a pioggia, da parte di tutti i gestori. Insomma, la vittoria degli utenti potrebbe essere molto più amara dell'atteso.

L'INTERVENTO DEL GOVERNO. Per fare rientrare nei ranghi le compagnie telefoniche è dovuto persino intervenire il governo che, con l'ultimo decreto fiscale varato lo scorso anno (4/12/17), ha stabilito l'obbligo per tutti gli operatori di attenersi alle disposizioni emanate con urgenza dal decreto legge 148/2017 del 16 ottobre scorso. L'addio alla fatturazione ogni quattro settimane, che tanto aveva fatto discutere per tutto il 2017 a causa degli aumenti portati dalla tredicesima mensilità, è stato stabilito per legge, dopo gli interventi dell'Autorità Garante delle Comunicazioni (AgCom). Il vecchio corso - come si diceva - riprenderà il prossimo 5 aprile e, per chi non dovesse adeguarsi, sono previste multe più salate rispetto al passato.

LA SPESA RESTA LA STESSA. Le disposizioni appena ricordate non sembrano destinate a chiudere la questione perché le compagnie a quei soldi in più non vogliono certo rinunciare. Lo scorso anno il Codacons aveva calcolato che accorciare il mese a soli 28 giorni si era tradotto, per le tasche degli utenti, in un aggravio di spesa in bolletta dell'8,6% su base annua. Dopo l'intervento del governo, a partire dal mese di aprile, i provider hanno annunciato rincari dei canoni pari all'8,6% circa. Insomma, cambia l'intervallo temporale ma non cambia la spesa.

Da aprile le compagnie torneranno a fatturare mensilmente.

ANSA

Alcuni gestori che commercializzano anche tariffe mobile, come Vodafone, hanno anticipato il “day-one” al prossimo 25 marzo per le offerte relative agli smartphone. Ma ciò non è necessariamente un bene, secondo quanto riporta Sostariffe.it che ha passato al setaccio le nuove offerte rivelando difformità rispetto a quelle proposte in precedenza agli abbonati. Restando a Vodafone la compagnia prevede un rincaro che, seppur minimo, è significativo: finora una famiglia abbonata al canone minimo spende circa 260 euro l’anno (20 euro per 4 settimane prendendo come riferimento la proposta più bassa a gennaio 2018), dopo il passaggio dovrà sborsare lievemente di più, ovvero 260,76 euro ogni 12 mesi (21,73 al mese).

ADDIO RISPARMIO. Stesso discorso per Tim, che si adeguerà al nuovo calendario di tariffazione dal primo aprile 2018: se oggi l’Adsl con l’offerta più economica costa 297,70 euro l’anno (22,90 euro ogni 4 settimane), tra due mesi il costo complessivo annuo salirà a 298,56 euro (24,88 euro/mese). Nel complesso 0,86 centesimi in più all’anno. Col ritorno al mese solare e l'invio di bolletta bimestrale, al rialzo anche le tariffe di Wind Tre. Mentre a oggi l’offerta più economica di casa costa 232,70 euro ogni anno (ovvero 17,9 euro ogni quattro settimane), tra un mese il canone annuo salirà a 233,28 euro (19,44 euro al mese). Fastweb passa da 24,95 euro ogni quattro settimane a un canone mensile di 27,03 euro. Insomma, secondo le simulazioni di Sostariffe.it, difficilmente si prospettano risparmi per i consumatori.

VIA PENALI, MA NIENTE AFFARE. Questo è però il momento adatto per recedere anticipatamente dal contratto senza pagare le penali di rito. A prevederlo è la nuova legge 172/17 (segnatevi gli estremi nel caso doveste rinfrescare la memoria a un operatore apparentemente poco attento). La forma con cui è possibile comunicare il recesso è pressoché libera e a favore di utente: è sufficiente una mail, un fax o un sms nei 30 giorni che precedono il cambio di contratto o a partire dal giorno in cui viene notificato il mutamento dei termini contrattuali. Il problema, però, è che, secondo le risultanze dello studio di Sostariffe.it, i rincari saranno a pioggia e riguarderanno un po' tutti gli operatori, dunque la nuova scappatoia offerta dal legislatore sembra destinata a rivelarsi inutile.

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