Moby 1
12 Marzo Mar 2018 2000 12 marzo 2018

Moby, dietro la pubblicità razzista una questione di soldi e contratti

Lo slogan del «personale tutto italiano»? Era per risposta a una controversa legislazione del nostro Paese. Che permette di sottopagare gli stranieri. La battaglia spiegata dal n.1 della compagnia Onorato.

  • ...

La compagnia armatoriale Moby, di proprietà di Vincenzo Onorato e a cui fa capo anche il marchio Tirrenia, il 12 marzo 2018 è stata molto criticata sui social network a causa di una pubblicità in cui si vanta del fatto che non ci sono stranieri tra i marittimi imbarcati.

SPOPOLA IL #PIUTTOSTOANUOTO. Tra i post su Facebook più condivisi - circa 400 volte otto ore dopo la pubblicazione - c'è quello di Marco Faccio, ex direttore creativo esecutivo dell'Armando Testa, ovvero la società che ha realizzato la campagna pubblicitaria il cui slogan è: «Il nostro personale? Tutto italiano». Faccio ha scritto: «Ecco dove siamo arrivati. Non c'è più bisogno di fake news, siamo diventati stronzi davvero. Io giuro che, in quanto pubblicitario, mi sarei rifiutato di dare questo messaggio. #Piuttostoanuoto!».

Su Twitter la questione è stata ripresa, tra gli altri, dalla scrittrice Michela Murgia che ha parlato di «spudorata e discriminatoria campagna». Tra chi ha commentato il tweet di Murgia, molti stanno proponendo il boicottaggio della compagnia tacciata di razzismo, ottenendo così l'effetto inverso rispetto a quello ricercato.

SI PUNTAVA SULLA PROFESSIONALITÀ. «Scegli solo chi naviga italiano», spiega la pubblicità, per poi aggiungere: «Navigare italiano non è solo uno slogan, è un impegno. Significa avere 5 mila lavoratori italiani altamente qualificati, per offrirvi un servizio veramente impeccabile. Vuol dire riconoscere il valore e la professionalità dei nostri connazionali e portare lavoro e fiducia nei nostri porti».

IRONIA SULL'ITALIANO SCHETTINO. Il contenuto razzista del comunicato è evidente. Alcuni lettori hanno fatto riferimento al caso di Costa Concordia per sostenere che l'italianità del personale non è garanzia di professionismo. Tuttavia, la questione affrontata è più complessa di quanto appare in un primo momento e riguarda l'applicazione dei contratti di diritto italiano o di altri Paesi con costi del lavoro più bassi a bordo delle navi che fanno scalo anche nei porti italiani.

Vincenzo Onorato, numero uno di Moby

Per capire di cosa stiamo parlando bisogna tornare indietro al 1998, quando su iniziativa dell'allora ministro dei Trasporti Claudio Burlando venne introdotto il doppio registro navale. A quella data, infatti, le navi battenti bandiera italiana erano pochissime, poiché il costo del lavoro e la fiscalità rendevano conveniente registrarsi in altri Paesi, cosa che si poteva fare qualora le navi fossero impiegate su tratte internazionali. Di fatto prima del 1998 solo i traghetti sulle rotte nazionali battevano bandiera italiana, principalmente perché non potevano fare altrimenti.

UNA DOPPIA CONVENIENZA. Il doppio registro vuol dire che fu creato un secondo registro di iscrizione per far ritornare sotto bandiera italiana quelle navi che erano fuggite all'estero. Il registro internazionale conviene agli armatori per due motivi: permette di accedere a sgravi fiscali per gli imbarcati italiani e comunitari (discriminare sarebbe contro la legge europea) e consente di imbarcare, accanto a questi, anche stranieri extracomunitari a cui si applica il contratto del Paese di origine.

STIPENDI STRANIERI DIMEZZATI. Le proporzioni sono definite dalla legge. Per farsi un'idea di massima: a parità di mansione, un lavoratore italiano impiegato come semplice membro dell'equipaggio guadagna poco meno di 2 mila euro al mese, un filippino circa la metà. Dopo l'applicazione della legge sono “rientrate” in Italia molte navi, tra cui quelle di Costa Crociere.

ONORATO: «BASTA ABUSI». Secondo Onorato - che però a causa della specificità del suo business a carattere nazionale è in molti casi escluso dai benefici fiscali del doppio registro - di tale legge è stato fatto un abuso a danno dei lavoratori a cui si dovrebbe applicare il contratto italiano e che - ma questo la pubblicità non lo specificava - ovviamente possono anche essere stranieri. «Adesso», ha detto a Lettera43.it, «correggeremo la pubblicità spiegando più chiaramente che ci sono armatori che applicano agli extracomunitari stipendi da fame. Ma so già che me la bloccheranno perché troppo “scorretta”. Il problema è non creare sperequazioni tra gli italiani e gli stranieri a cui sono applicati altri contratti».

Onorato ha già proposto in più occasioni che la legge sul doppio registro venga corretta in modo da obbligare gli armatori ad applicare il contratto italiano

Onorato ha già proposto in più occasioni che la legge sul doppio registro venga corretta in modo da obbligare gli armatori ad applicare il contratto italiano. Il rischio, però, è che così facendo molti armatori tornino ad adottare bandiere di comodo. Anche a seguito di questa sua posizione, è uscito dall'associazione confindustriale che riunisce gli armatori - Confitarma - confluendo in una nuova realtà collegata a Confcommercio assieme ad altri colleghi e battezzata Assarmatori.

INCERTEZZA SUL NUMERO DEGLI STRANIERI. Non esistono dati precisi sul numero di imbarcati italiani ed extracomunitari a bordo delle navi a cui si applica il registro internazionale. «Confitarma non ha mai voluto dare questi dati», accusa Onorato. Tra i principali “avversari” di Onorato c'è il gruppo Grimaldi che, per fare chiarezza, a ottobre 2017 ha pubblicato una nota in cui spiega che il gruppo impiega oltre 13.500 persone, 78% personale europeo e 22% extraeuropeo di cui 4.100 a terra e 9.400 a bordo. I marittimi in particolare sono: 4.600 italiani, 2.500 altri europei e 2.300 extraeuropei.

La questione dei marittimi ha anche un risvolto elettorale molto evidente. A Torre del Greco, Comune della città metropolitana di Napoli, il 4 marzo il Movimento 5 stelle ha raccolto oltre il 54% dei voti alla Camera. Torre del Greco è una città simbolo della campagna elettorale di Di Maio, che qui ha tenuto il suo primo comizio accanto a Beppe Grillo il 12 di febbraio. A organizzare l'incontro è stata l'associazione “Marittimi per il futuro”, che ha tra i suoi obiettivi proprio quello di cancellare la possibilità di imbarcare personale con contratti di altri Paesi extracomunitari.

IN TANTI VITTIME DEL CRAC DEIULEMAR. Torre del Greco è, storicamente, il Comune che ha dato il maggior numero di lavoratori marittimi al nostro Paese. Nel 2015 numerosi abitanti di Torre del Greco sono stati vittime del crac Deiulemar, una compagnia armatoriale che prima di fallire aveva piazzato migliaia di obbligazioni alle famiglie dei marittimi. Caso Deiulemar e occupazione dei marittimi sono stati due temi trattati nel comizio del 12 febbraio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso