Risparmi Da Interessi Sul Debito Pubblico
IL GRAFICO DEL GIORNO
13 Marzo Mar 2018 1354 13 marzo 2018

Europa, a chi sono andati i risparmi da interessi sul debito pubblico

Confrontando la spesa post-crisi, dopata dalle iniezioni di liquidità Bce, e quella ipotizzata sui tassi che c'erano nel 2006, si vede che l'Eurozona è riuscita ad accantornare 950 miliardi di euro, il 70% dei quali è stato goduto dai Paesi coi conti in ordine. L’Italia ha accantonato “appena” 140 miliardi, il 6% del suo stock debitorio.

  • *in collaborazione con Cer (Centro Europa ricerche)
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Per valutare i benefici ottenuti dalla riduzione dei tassi d’interesse per i Paesi dell’Eurozona nel periodo post-crisi si può prendere a riferimento il dato del costo medio del debito pubblico osservato nel 2006, pari al 4,2% in media nell’Area euro, al 3,9 in Francia, al 4,1 in Germania, al 4,4 in Italia. Ipotizzando che questo tasso fosse rimasto stabile per tutto il periodo compreso tra il 2007 e il 2017, si può stimare la spesa da interessi nel caso in cui non si fosse verificata la crisi finanziaria e la Bce non fosse dovuta intervenire con le sue iniezioni di liquidità.

Confrontando la spesa per interessi effettivamente sostenuta e quella ipotetica stimata ai tassi registrati nel 2006 si rileva che l’Eurozona ha registrato un risparmio di spesa di circa 950 miliardi di euro. Oltre il 70% di queste risorse, pari a circa 690 miliardi di euro, è andato però a favore dei Paesi con i conti in ordine, mentre ai Gipsi è andato meno del 30% (260 miliardi).

BERLINO HA RISPARMIATO 280 MILIARDI. In termini assoluti il Paese che ha risparmiato di più nel capitolo di spesa relativo agli interessi è stata la Germania, con circa 280 miliardi di euro (13% dello stock di debito pubblico osservato nel 2017), un ammontare che da solo è superiore a quello cumulato dei Gipsi. Importante è stato anche il risparmio per la Francia, con circa 230 miliardi (10% del debito). L’Italia è riuscita a risparmiare “appena” 140 miliardi, il 6% del suo stock di debito (grafico). Nel periodo post-crisi i Paesi core hanno quindi accumulato un extra-risparmio rispetto a quelli periferici stimabile in circa 430 miliardi di euro. Un extra-risparmio che contribuisce al divario tra le economie e le finanze pubbliche degli Stati dell’Eurozona.

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