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13 Marzo Mar 2018 1100 13 marzo 2018

Chi è Paul Singer, il nemico-amico di Trump che mira a Telecom

Finanziatore del Partito repubblicano, ex rivale del presidente Usa, ha costruito la fortuna del fondo Elliott speculando sui debiti sovrani di Paesi poveri o emergenti. Ora vuole contrastare l'ascesa di Bolloré.

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«Make Telecom Great Again», andavano ripetendo il presidente Arnaud de Puyfontaine e l'amministratore delegato Amos Genish, forti del 23% che fa della francese Vivendi l'azionista di maggioranza del colosso delle telecomunicazioni italiano, conquistato nell'estate del 2016 poco prima di dare l'assalto a Mediaset, di cui sempre Vivendi detiene il 28%.

INVENTORE DEI FONDI "AVVOLTOIO". Make Telecom Great Again, già. Ma alla francese o all'americana? A scombinare i piani di Vincent Bolloré è arrivato uno che di scalate e conquiste se ne intende come e forse più del finanziere francese: il fondo Elliott del magnate americano Paul Singer, l'inventore dei fondi “avvoltoio”, secondo la definizione dell'ex presidente della Repubblica Argentina, Cristina Kirchner.

Paul Singer.

L'aneddotica sul re dei lupi di Wall Street ha informato numerose inchieste della stampa finanziaria americana, non ultima quella della rivista Fortune, che a dicembre 2017 ha pubblicato un lungo reportage sul modus operandi non sempre ortodosso del più grande e più fortunato fondo hedge attivista del mondo, in cui si racconta del ricorso a metodi anche spregiudicati, compreso l'utilizzo di investigatori privati per ottenere cambi di management o strategie delle aziende in cui il fondo investe.

I FONDI CHE COMPRANO E RIVENDONO. I fondi hedge cosiddetti attivisti, infatti, sono una particolare sottocategoria dei fondi hedge: entrano nel capitale delle società con quote di minoranza con cui riescono a imporre cambiamenti significativi nella governance e nelle strategie. Non hanno cioè un atteggiamento passivo in consiglio, mirato solo alla remunerazione: vogliono contare. L'obiettivo è sempre lo stesso: comprare a poco, far rivalutare il prezzo delle azioni di una società e rivendere poi a una cifra più alta.

SI FA SPECULAZIONE SUI DEBITI SOVRANI. Elliott ha costruito la sua fortuna cominciando a comprare il debito di Paesi molto indebitati a prezzi stracciati e ricorrendo poi in tribunale per riscuotere i crediti che gli Stati non riuscivano o non volevano ripagare. Così, per esempio, nel 2000 il governo del Perù ha dovuto versare al fondo di Singer un risarcimento da 58 milioni; stessa sorte è toccata a quello del Congo, 128 milioni, e dopo una lunga battaglia legale anche a quello argentino, a cui la Corte suprema americana ha imposto di pagare 1,5 miliardi alla Nml Capital, il veicolo basato alle Cayman con cui di solito il fondo Elliott fa le operazioni sui debiti sovrani.

Gli asset del fondo Elliott hanno raggiunto il valore di 39 miliardi di dollari, più del doppio del secondo hedge fund nella classifica mondiale, Dan Loeb's Third Point

«Negli ultimi cinque anni Elliott ha lanciato campagne attiviste su più di 50 società», scrive Fortune, 19 solo nel 2017, in almeno 12 Paesi. Gli asset del fondo hanno raggiunto ora il valore di 39 miliardi di dollari, più del doppio del secondo hedge fund nella classifica mondiale, Dan Loeb's Third Point.

GRANDE DONATORE DEI REPUBBLICANI. Nel frattempo Singer è diventato una potenza politica negli Stati Uniti, uno dei principali donatori del Partito repubblicano, con posizioni iper liberiste in economia, a favore della deregulation totale del mercato, e da falco conservatore per quanto riguarda la politica estera mediorientale ma anche da difensore dei diritti gay e del matrimonio omosessuale, dopo il coming out di suo figlio.

Da sinistra Marco Rubio, Donald Trumo e Ben Carson, tre dei candidati alle Primarie repubblicane.

Già sostenitore di Mitt Romney contro Barack Obama, alle Primarie del Partito repubblicano Singer aveva sostenuto Rubio e la sua battaglia contro Donald Trump è andata avanti, agguerrita, fino almeno alla metà del 2016. Il fondatore di Ellliot è stato infatti uno dei grandi finanziatori del “Never Trump”, il movimento nato in seno al partito Repubblicano per impedire che Donald ottenesse la nomination.

INDAGINI SUI DIVERSI CANDIDATI. Non solo. A ottobre del 2017 il New York Times ha rivelato che il sito conservatore finanziato da Singer, il Washington Free Beacon, ha a sua volta finanziato la società di intelligence Fusion Gps perché facesse indagini sui diversi candidati repubblicani, incluso Trump.

DOSSIER FINITO NEL RUSSIAGATE. La Fusion è la stessa società che ha prodotto il dossier che accusava Trump di legami criminali con la Russia rivelatosi poi falso. Poco male, a febbraio del 2017, due mesi dopo la vittoria elettorale, Singer era già andato a trovare Trump nella sua torre newyorkese: «Come sapete, Paul è stato molto impegnato nella campagna anti-Trump o come la chiamano “Never Trump”, ma Paul ha lasciato quella strada, è qui per darci il suo totale supporto ed è impegnato per l'unità... Voglio ringraziarlo», dichiarò il neo presidente dopo l'incontro. Per la cerimonia di insediamento di Trump 1 milione era arrivato anche da Singer.

C'è chi sostiene che l'iniziativa di Singer sia una sorta di tacito soccorso a Silvio Berlusconi, che si è visto scippare da Vivendi il 28% di Mediaset

Cosa vuole fare ora di Telecom Mister Singer? C'è chi sostiene che l'iniziativa di Elliott sia una sorta di tacito soccorso a Silvio Berlusconi, che si è visto scippare da Vivendi il 28% di Mediaset: nel 2017 fu proprio Elliott a finanziare con 180 milioni la holding del cinese Yonghong Li per consentirle di procedere all'acquisto del Milan. Altri osservatori finanziari suggeriscono invece che l'interesse del fondo americano potrebbe essere quello di spingere Telecom a vendere l'operatore brasiliano, Tim Participacoes, all'ex società pubblica Oi, guadagnando così più di quanto investito finora per acquistare le azioni di Telecom.

GIÀ AL 5% DELLE AZIONI ORDINARIE. Secondo indiscrezioni di stampa Elliott sarebbe già al 5% delle azioni ordinarie, in questo caso dovrebbe esserci a breve la comunicazione alla Consob. Per ora il fondo si è limitato a far sapere che la «governance, la valutazione, la direzione strategica e i rapporti con le autorità italiane» di Telecom migliorerebbero «sostituendo alcuni membri del consiglio di amministrazione».

ELLIOTT CERCA L'ASSE CON LE MINORANZE. Per poter conquistare potere di veto nel consiglio di amministrazione e chiedere la sostituzione di alcuni consiglieri, Elliott dovrebbe fare asse con gli altri azionisti di minoranza, Norges e Blackrock, che detengono il 9% e chiedere entro il 20 marzo 2018 l'integrazione dell'ordine del giorno con la revoca degli amministratori nominati da Vivendi: il tempo per presentare la lista di candidati scadrebbe poi il 25 marzo. Il 20 aprile è convocata l'assemblea.

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