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14 Marzo Mar 2018 1200 14 marzo 2018

Banche, le nuove regole Ue sugli Npl e le altre "guerre" del credito

Coperture limitate per i primi 4 anni. Sequenza meno stringente, ma la Bce avrà libertà sui singoli casi. Intanto non c'è intesa per l'unione bancaria. E Bruxelles avverte il Nord: «Non sovraccaricate gli istituti».

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da Bruxelles

Nel gioco dei palazzi europei le tempistiche a volte sono cruciali. Ed è per questo che la Banca centrale europea ha deciso di presentare solo il 15 marzo 2018 la versione finale delle sue linee guida sugli Npl (Non performing loan, i crediti deteriorati), che tante critiche hanno sollevato con richieste di accantonamenti prudenziali capaci di far crollare i valori di Borsa di diverse banche italiane con bilanci non proprio in salute.

APPROCCIO UE PIÙ GRADUALE. Attendeva la pubblicazione della proposta della Commissione europea, e cioè delle regole che si applicheranno senza distinzione di sorta a tutti gli istituti di credito sotto il controllo dell'Eurotower. E ora che la proposta è stata presentata, il sistema bancario italiano può consolarsi dell'approccio un po' più graduale dell'esecutivo europeo.

Norme sugli Npl, la Commissione Ue più soft della Bce

Nello stesso giorno l'esecutivo europeo dovrebbe anche confermare il trend di riduzione degli Non performing loan (Npl, crediti deteriorati appunto): a gennaio erano il 4,6% dei crediti totali dell'Eurozona.

Per i prestiti non garantiti la Commissione domanda una copertura al 35% dopo il primo anno e al 100% per il secondo. Mentre per quelli garantiti la progressione è su otto anni invece che su sette e soprattutto è più progressiva, cioè richiede meno coperture i primi anni e di più a partire da quarto anno. Il primo anno viene chiesta una copertura del 5%, poi del 10, 17,5, 27,5, 40, 55, 75 e infine 100%.

È LA FINE DELLE POLEMICHE? Freddi numeri che rappresentano capitale che deve essere accantonato per far fronte alle eventuali perdite future e che quindi, per un istituto di credito, fanno la differenza. Questa sequenza «meno stringente», come la definiscono fonti della Commissione Ue, dovrebbe dare alle banche anche più tempo di riscuotere le garanzie e quindi di pagare meno di tasca propria. Il ministro Pier Carlo Padoan l'ha definita «l'iniziativa che dovrebbe chiudere le polemiche».

Il livello di coperture proposto dalla Commissione Ue per i prestiti garantiti.

Il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan con il commissario agli Affari economici europei Pierre Moscovici.

ANSA

Dettaglio per nulla secondario: la proposta Ue prevede che le nuove norme, a prescindere da quando saranno approvate dal parlamento e dal Consiglio, si applichino ai prestiti erogati a partire dalla data della pubblicazione della proposta, cioè il 14 marzo.

PER L'UE IMPATTO DELL'1% IN 20 ANNI. Quanti accantonamenti saranno necessari per mettersi in regola? La Commissione calcola che se pure nessun passo avanti venisse fatto nella capacità di valutare il rischio, di smaltire i crediti deteriorati - sempre il 14 marzo sono state presentate le diverse opzioni per avviare le bad bank nazionali - e di recuperare le garanzie, comunque i requisiti patrimoniali necessari aumenterebbero dell'1% della attuale capitalizzazione totale nell'arco di 20 anni. L'Eba dice il 2%. Le stime dell'impatto sull'economia reale però non ci sono.

PIÙ ACCANTONAMENTI? POSSIBILE. Ovviamente la sorveglianza potrà comunque chiedere a singole banche, se lo ritiene necessario, maggiori accantonamenti in base alle proprie linee guida più stringenti destinate a essere ufficializzate tra 24 ore. Diverse banche di medie dimensioni, a partire dal Creval, dunque sono avvertite.

La nascita di un vero schema europeo di assicurazione dei depositi è la misura cruciale per mettere in sicurezza il sistema bancario

La partita bancaria però non è affatto finita. E le richieste di aumentare i requisiti patrimoniali nemmeno. Sul tavolo dell'Ecofin infatti c'è il dossier dell'unione bancaria e il compromesso su come tradurre in requisiti patrimoniali i nuovi standard di Basilea deve ancora essere trovato.

MISURA CRUCIALE PER IL SISTEMA. Proprio dai requisiti che verranno imposti alle banche sistemiche e a quelle non sistemiche dipende anche la nascita di un vero schema europeo di assicurazione dei depositi, cioè la misura cruciale per mettere in sicurezza il sistema bancario anche agli occhi dei mercati. Se non si trova l'intesa sui primi, che poi devono essere rispettati da tutti gli istituti di credito che vogliono essere inclusi nello schema, allora non ci può essere nemmeno il secondo.

NODO BANCARIO CANCELLATO. L'accordo sul punto era atteso per l'Eurogruppo del 12 marzo, ma una posizione comune ancora non c'è. Tanto che la mattina del 13 marzo i portavoce del Consiglio hanno annunciato che il nodo bancario «è stato cancellato dall'agenda». «C'è bisogno di più tempo», ha spiegato il portavoce dell'Ecofin a Lettera43.it, «ci aspettiamo un'intesa per il vertice di maggio».

Il vice presidente della Commissione Valdis Dombrovskis.

Il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, responsabile per l'euro, ha motivato il rinvio dicendo che il tempo serve «per fare la cosa giusta». Ma ha anche avvertito: «Non si può andare avanti per sempre». E soprattutto ha ricordato: «Tutti gli Stati membri già nel giugno del 2016 si sono messi d’accordo su una road map». Parole che sembrano trapelare una certa sofferenza per lo stallo in cui sembra affondare il dossier dell'unione bancaria.

BANCHE DA NON SOVRACCARICARE. «Per quanto riguarda capacità totale di assorbimento delle perdite e minimo di requisiti», ha aggiunto il commissario, «dobbiamo trovare un approccio equilibrato, dobbiamo essere ambiziosi nella riduzione del rischio senza sovraccaricare le banche». E con questa dichiarazione è sembrato rivolgersi a quei Paesi che vorrebbero imporre agli istituti di credito, cioè l'infrastruttura base del nostro sistema economico, accantonamenti troppo esosi.

CONDIVISIONE ANCORA LONTANA. Del resto, mentre gli Npl sono scesi a quota 4,4% del totale degli attivi nel terzo quadrimestre del 2017, con il maggiore calo registrato proprio in Italia (-4% su base annua), diversi Stati nordici continuano a chiedere ancora maggiore riduzione del rischio, senza dare concessioni sulla condivisione. Di fronte a un tale scenario, l'Italia non sembra disposta ad accettare un'unione bancaria che sottragga troppa linfa alle banche.

ANCHE PADOAN PER ORA FRENA. «Da parte nostra», ha commentato il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, «abbiamo sottolineato come siamo a favore dell'unione bancaria, ma a anche di un approccio graduale per accrescere gradualmente il buffer delle banche». Dunque anche l'Italia frena, e solo a maggio si potrà capire chi avrà vinto in questo silenzioso ma cruciale braccio di ferro.

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