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Economia
21 Marzo Mar 2018 2040 21 marzo 2018

Diritti tivù, perché c'è il rischio che l'asta sia da rifare

Mediapro chiede più tempo per versare l'anticipo da 50 milioni. L'accordo con chi deve trasmettere le partite non si trova. E in Lega cresce il nervosismo. Ecco come è nato lo stallo. E perché è difficile uscirne.

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Potrebbe essere necessaria una terza asta per sciogliere il nodo dell'assegnazione dei diritti televisivi delle partite di Serie A. Tuttavia un allungamento dei tempi è estremamente problematico per i club, specie i più piccoli, che attendono i 50 milioni dell'anticipo che Mediapro deve versare entro martedì 27 marzo 2018 per regolare i conti con le banche creditizie.

PIÙ TEMPO PER L'ANTICIPO. Il grande pasticcio (l'ennesimo) sulle partite di calcio in tivù si è materializzato martedì 20 marzo quando la società che si è aggiudicata i diritti come mediatore - cioè per rivenderli ad altri - ha chiesto più tempo per versare l'anticipo. Pochi giorni dopo, il 6 aprile, deve essere versata la maxi fideiussione da 1,2 miliardi di euro.

I SOLDI NECESSARI CI SONO? Ufficialmente la richiesta di proroga di Mediapro è giustificata con la necessità di capire meglio come possa avvenire la sub-vendita dei pacchetti di diritti, avendo l'Antitrust posto dei paletti molto precisi sulla possibilità di modificare quelli previsti in fase di asta. E tuttavia il problema sullo sfondo è un altro: al momento non è chiaro se Mediapro sia in grado di incassare dai suoi clienti - canali televisivi, società di telecomunicazione, ma anche operatori “over the top” - i soldi necessari per rientrare dalla cospicua offerta che la Lega aveva accettato il 5 febbraio salutandola come «un risultato economico straordinario» (copyright Paolo Nicoletti, vice commissario della Lega Serie A).

Mediapro e i diritti tivù della Serie A: cosa può succedere ora

Come si evince dalle parole di Pugnalin, c'è il timore che Mediapro possa tramutarsi nel partner editoriale o finanziario di Lega Channel, dopo il ritiro di Discovery. Sul progetto Infront starebbe continuando a lavorare, tanto che c'è chi vocifera una mezza offerta a Pierluigi Pardo per dirigere il canale.

Mediapro si era aggiudicata i diritti come mediatore a febbraio dopo che una prima asta per l'assegnazione dei diritti, a giugno 2016, era andata deserta e una seconda a gennaio aveva totalizzato offerte inferiori a 800 milioni complessivi a fronte di una base d'asta poco sopra il miliardo.

SPAGNOLI CON GLI AZIONISTI CINESI. A fronte dell'indisponibilità di Sky, Mediaset, Tim e degli altri operatori a mettere più soldi sul piatto, la Lega di Tavecchio commissario straordinario si era quindi rivolta a Mediapro, società spagnola con azionisti cinesi che garantiva di essere in grado di portare più soldi ai club, occupandosi lei della vendita dei pacchetti di diritti a broadcaster, società di Tlc, operatori “over the top”.

L'AMBIZIONE DI PRODURRE CONTENUTI. Come potesse un soggetto terzo riuscire a vendere gli stessi diritti a una cifra superiore a quel miliardo che la Lega non era riuscita a spuntare nonostante ripetuti tentativi, questo non era ben chiaro. O meglio: dall'inizio è stato evidente che Mediapro puntava non tanto a rivendere semplicemente, quando a diventare produttore di contenuti, facendosi cioè promotore del canale di Lega visto come fumo negli occhi, per motivi evidenti, da Sky.

MA L'ANTITRUST BLOCCA I PROGETTI. Una prospettiva che però non era nel bando e che è definitivamente tramontata a metà marzo quando l'Antitrust, dando il via libera all'offerta di Mediapro, si è premurata di precisare che la società deve occuparsi di intermediazione e che in nessun modo può farsi produttore di contenuti.

Gaetano Miccichè, neo presidente della Lega Serie A.

A questo punto Mediapro ha iniziato a fare i conti di quanti soldi possano entrare, dovendo accantonare - almeno per il momento - il famigerato canale di Lega: Mediaset aveva offerto in asta 200 milioni e non si sposterà molto da lì. Perform, per i diritti internet, aveva proposto 100 milioni, altri 30 milioni di euro Tim.

BASE DI PARTENZA 400 MILIONI. Ora Mediapro conta, modificando un po' i pacchetti di offerta (sempre che l'Antitrust glielo lasci fare), di racimolare da questi due soggetti altri 200 milioni. Siamo a 400, una base da cui partire per poi concentrarsi sul pesce grosso, ossia Sky. Un incontro è in programma giovedì 22 marzo. La speranza sarebbe quella di riuscire a ottenere da Murdoch i soldi che mancano, ma non tira una buona aria soprattutto per un motivo: il broadcaster non è disposto a strapagare per un prodotto che hanno anche altri.

NESSUN PACCHETTO IN ESCLUSIVA. Sarebbe disposto - e lo ha scritto in una lettera alla Lega - ad allargare un po' i cordoni della borsa se avesse un pacchetto di partite e squadre in esclusiva, ma non è questo il caso attuale e dell'offerta di Mediapro, che di fatto basa il suo modello proprio sulla declinazione dello stesso prodotto su piattaforme diverse.

Ci deve essere un primo pagamento e l'assistenza di una fideiussione per l'intero importo, altrimenti dovremmo gestire la cosa a livello legale

Urbano Cairo

A questo punto, con una situazione di stallo, in Lega hanno iniziato a innervosirsi: proprio mentre le cose sembravano iniziare ad andare meglio con la nomina a presidente del banchiere Gaetano Miccichè, ecco ri-aprirsi la voragine dei diritti televisivi. Mercoledì le agenzie di stampa hanno incrociato Urbano Cairo che prima si è detto non preoccupato, poi però ha spiegato: «Ci deve essere adesso un primo pagamento e l'assistenza di una fideiussione per l'intero importo, se questo non fosse evidentemente ci sarebbero dei problemi e quindi dovremmo gestire la cosa a livello legale. Spero che questo non accada».

LETTERA DI SKY SPEDITA ALLA LEGA. Intanto i vertici di Mediapro sono in Italia per incontrare i presidenti delle squadre di calcio, gli eventuali acquirenti dei diritti, le banche per la fideiussione (anche Intesa SanPaolo, il gruppo dove lavora Miccichè). E se non tutto andasse per il verso giusto? Sky ha spedito una lettera alla Lega in cui suggerisce che, con una nuova gara con esclusive, il miliardo che i club chiedono in qualche modo verrebbe fuori. Si tratta però di una nuova asta, il rischio di ricorsi, tempi che si allungano. Intanto i club, come noto, non navigano nell'oro. E il 19 agosto dovrebbe iniziare il campionato più bello del mondo. Dovrebbe.

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