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Economia
14 Aprile Apr 2018 2000 14 aprile 2018

Germania, riassetto di Deutsche Bank e Volkswagen: cosa cambia

I due giganti dell'economia tedesca sdoganano accorpamenti e tagli dopo gli scandali internazionali. Ma se il gruppo bancario riduce 15 mila posti, i dipendenti del colosso dell'auto sono in una botte di ferro.

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Due titani dell'economia tedesca, Volkswagen e Deutsche Bank, biglietti da visita della Germania nel mondo, hanno cambiato in anticipo amministratore delegato in vista di una «riorganizzazione» strutturale. L'ennesima per la banca internazionale tedesca, a causa dei risarcimenti e delle maxi multe nei processi e nei procedimenti subiti negli Usa, per diverse malefatte che risalgono alle speculazioni finanziarie all'origine delle crisi del 2007 e del 2011. Lo storico colosso del comparto automobilistico è invece all'inizio di una mutazione profonda, a causa sia dell'automatizzazione alle catene di montaggio sia delle conseguenze d'immagine (altri processi e procedimenti, risarcimenti e maxi multe, soprattutto negli Usa) per le emissioni del Dieselgate.

DECLASSAMENTO E RIVOLUZIONE. Oltre ai miliardi di dollari da versare, le perdite di reputazione per la Deutsche Bank hanno causato il ritiro di investimenti e il calo del valore in Borsa. Non a caso le britanniche Hsbc e Barclays e le francesi Credite Agricole e Bnp Paribas hanno scavalcato il gruppo tedesco come maggiori banche europee. In occasione dell'ultimo cambio di ceo, Deutsche Bank è finita sotto osservazione delle agenzie di rating per un possibile declassamento da A-. Per Volkswagen, che negli Usa ha chiuso un accordo sulla cifra record di 15 miliardi di dollari (mai sborsati prima) per una class action, e ne ha pendenti altre in Europa, con i nuovi vertici si prospettano accorpamenti tra i marchi e variazioni nell'organizzazione del lavoro evitati anche nelle crisi passate: una rivoluzione.

Christian Sewing.
GETTY

Le scosse telluriche a Deutsche Bank e Volkswagen evidenziano che le crepe di sistema non risparmiano la solida locomotiva d'Europa e, specie in Germania, suscitano una certa apprensione. Entrambe le uscite di scena dai comandi sono premature: a Francoforte John Cryan cede il posto a Christian Sewing a meno di tre anni dall'insediamento, alla casa di Wolfsburg Herbert Diess rimpiazza Matthias Müller prima della scadenza di contratto nel 2020 e nonostante la disponibilità di Müller a «collaborare alla ristrutturazione». Soprattutto il colosso bancario non vive tempi felicI, e al primo discorso Sewing ha esortato a «non dormire sugli allori».

CAMBIO DI PASSO NECESSARIO. In entrambi i casi si è voluta imprimere un'accelerazione: Cryan e Müller non erano abbastanza incisivi. A Deutsche Bank gli anni di deterioramento di credibilità e del capitale agitano i grandi investitori e per gli analisti si prospettano «tempi duri» e «decisioni difficili»: 6 mila tagli per gli accorpamenti della fusione con Postbank (l'ex banca al dettaglio delle Poste tedesche) in aggiunta ai 9 mila già annunciati da Cryan per il processo di digitalizzazione, una nuova fusione in vista forse con Commerzbank, e come sempre il promesso «cambio di strategia negli investimenti bancari». Tuttavia il nome di Sewing, il più giovane ceo che la Deutsche Bank abbia mai avuto, fa pensare soprattutto all'ennesimo maquillage.

Tra licenziamenti e pensionamenti, un migliaio di dipendenti l'anno è in uscita per la digitalizzazione di Deutsche Bank

Le twin towers di Deutsche Bank.
GETTY

Non è ancora a una svolta dal decennio espansionista sotto lo svizzero Josef Ackermann, uscito dalla guida nel 2013 anche se poi nessun successore ha mai davvero cambiato corso all'istituto. Al contrario di Cryan, il 47enne Sewing è tedesco e la sua scelta ha smentito le voci insistenti di ceo stranieri come Jean Pierre Mustier da Unicredit in sua sostituzione.

ESPERIENZE MATURATE ALL'ESTERO. Ma se, da una parte, l'incarico fa pensare a un orientamento più tedesco e meno anglosassone di Deutsche Bank, dall'altra Sewing, nel gruppo da 25 anni, ha trascorso anni nei distaccamenti esteri: da Singapore, a Tokyo, al quartier generale dell'investment banking di Londra della Deutsche Bank principale imputato per le operazioni rischiose e speculative del gruppo.

IN PERDITA DA TRE ANNI DI FILA. Sullo stesso investment banking girano notizie divergenti: il nuovo capo del comparto non intenderebbe procedere con massicci ridimensionamenti. E così a fare le spese dei tagli saranno soprattutto migliaia tra i più onesti addetti agli sportelli: spazzati via dall'online banking, al ritmo di un migliaio l'anno, tra licenziamenti e pensionamenti, soprattutto all'estero - l'Italia è per Deutsche Bank il primo mercato europeo dopo la Germania - dove la forza di contrattazione e di opposizione dei sindacati è minore. Il grande istituto tedesco ha chiuso il 2017 in perdita, per il terzo anno consecutivo, di quasi 500 milioni di euro: 200 milioni in più dei previsti. Tuttavia il suo rating resta A, ben distante dai C-- delle banche greche e superiore anche dai B inflitti al Monte dei Paschi di Siena.

Herbert Diess.
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Il futuro di Volkswagen è più roseo, a dispetto della macchia internazionale dello scandalo sulle emissioni inquinanti truccate che si è presto esteso anche ad altri grossi marchi automobilistici non tedeschi. La ristrutturazione al via mira a ridurre i costi, anche in conseguenza alla massiccia digitalizzazione, ma il gruppo di Wolfsburg ha in serbo 34 miliardi in investimenti in auto elettriche inseguendo il must di «leader della mobilità sostenibile», come ha detto il nuovo amministratore delegato. Pure in questo caso, si tenta una forte ricostruzione dell'immagine, ma il rinnovamento annunciato appare più sostanziale e realizzabile, anche per le migliori condizioni strutturali del gruppo che nel 2018 ha scavalcato Toyota nel suo primato mondiale di costruttore di auto.

SCANDALI, MA PURE UTILI RECORD. Nonostante i miliardi persi per il Dieselgate esploso nel 2015, tra il 2016 e il 2017 Volkswagen ha raddoppiato i profitti fino alla cifra record di oltre 11 miliardi di euro, con vendite in crescita anche nel mercato europeo e americano, a rischio per l'affaire emissioni: nei Paesi Ue e negli Usa i veicoli acquistati del gruppo sono aumentati tra il 5% e il 10%, il Russia e in mercati emergenti come il Brasile o la Cina si registrano punte di +20%. Tutti i conti di Volkswagen sono ampiamente positivi e in Germania IgMetall ha festeggiato il 2018 con lo storico sciopero che ha segnato la conquista dei metalmeccanici di buste paga più pesanti, per la redistribuzione degli utili, e del diritto temporaneo alla riduzione dell'orario di lavoro, senza penalizzazioni.

Il nuovo capo delle risorse umane di Volkswagen è molto vicino al sindacato dei metalmeccanici

La torre Volkswagen di Wolfsburg.
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La trattativa con il potente sindacato dei metalmeccanici tedeschi si è chiusa rapidamente, anche per il buon andamento economico del comparto: Volkswagen è un bastione di IgMetall nonché il suo principale terreno di coltura. La riorganizzazione del lavoro e delle mansioni per la «nuova era IT» non semina paura tra i circa 630 mila dipendenti della compagnia: anche se il 59enne Diess, che da Bosh a Bmw ha una lunga carriera dirigenziale nel comparto automobilistico, è operativo alla casa di Wolfsburg da soli tre anni e potrebbe smuovere un bel po' di acque, in concomitanza come nuovo responsabile delle risorse umane è stato appena incaricato un manager molto vicino al sindacato dei metalmeccanici.

NUOVE ACQUISIZIONI IN VISTA? Nel corso dei decenni il popolare marchio tedesco fondato nel 1937 ha rilevato Audi, Porsche, Seat, Skoda, Bentley, Bugatti, Lamborghini e le moto Ducati. All'insediamento Diess ha spiegato che l'accorpamento dei settori automobilistici avverrà suddividendo i marchi in Volume, Premium e Superpremium: l'ultima delle macro aree includerà tutti i modelli di lusso (dunque Porsche, Bentley, Bugatti, Lamborghini), in Premium andrà Audi e andranno in Volume Volkswagen (dal tedesco "le auto del popolo", anche se producono ormai modelli costosi), Seat e Skoda. La Cina, ha anticipato il nuovo ceo, non avrà una sua divisione specifica, ma verrà gestita in base ai marchi. E nel cambio di marcia non si escludono nuove acquisizioni e sinergie, specie con le case automobiliste asiatiche più all'avanguardia.

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