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19 Maggio Mag 2018 0900 19 maggio 2018

Borsa e spread, Lorenzo Codogno: «Non vivremo la crisi del 2011»

Le trattative tra M5s e Lega hanno agitato i mercati. Ma per l'economista non ci sono i segnali di una crisi. «La crescita continua. Anche in Italia. E c’è il supporto della Bce sul debito sovrano. Chi scommette contro il nostro Paese sa che può farsi male».

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Lorenzo Codogno non vede per l’Italia una tempesta perfetta all’orizzonte. Capoeconomista del Tesoro fino al 2015, oggi a Londra docente alla London School of Economics e alla guida della società di consulenza Macro Advisors, proprio dal suo osservatorio privilegiato della City, ci racconta come i mercati guardano alla nascita di un governo giallo-verde in Italia.

Sulla destra, Lorenzo Codogno.

DOMANDA. È l’alta la preoccupazione verso il futuro dell’Italia?
RISPOSTA. La prime bozze del contratto sono state un po’ come un brusco risveglio. I programmi dei partiti si conoscevano da prima dell’apertura delle urne, ma dalle elezioni in poi c’era stata molta complacency: si era rafforzata la convinzione che ci sarebbe stato un governo che avrebbe adottato politiche convenzionali, pragmatiche, capace di ammorbidire le proprie posizioni sulle misure più controverse.

D. Avrà avuto tante telefonate in questi giorni?
R. La mia società di consulenza lavora soprattutto con i maggiori fondi internazionali. Tutti quelli che mi hanno chiamato, si sono detti molto preoccupati dopo aver letto le proposte contenute nelle bozze del contratto. Detto questo, nessuno mi ha fatto intendere di voler chiudere le sue posizioni sull’Italia. Anche perché c’è molta fiducia nel presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il quale potrebbe porre un freno e smussare certe misure se in contraddizione con la Costituzione oppure con i trattati internazionali.

D. A che cosa guardano gli operatori?
R. I mercati finanziari valutano il rischi attraverso due variabili: l’atteggiamento nei confronti dell’Europa e in secondo luogo la disciplina fiscale, in particolare per quanto riguarda la sostenibilità del debito pubblico nel medio e nel lungo tempo. Altro aspetto da tenere in considerazione è l’immigrazione, ma credo che l’attenzione degli operatori sia focalizzata sulle prime due variabili iniziali che ho citato – atteggiamento verso la Ue e sostenibilità dei conti – che sulla crescita, almeno in questo momento.

D. La risposta negativa dei mercati – lo spread tra Btp e Bund intorno ai 150 punti, la Borsa neutra – è stata cauta.
R. Intanto c'è una quesitone di credibilità: l'Italia, nonostante tanti momenti di crisi, se l'è sempre cavata. Poi, ogni qual volta hanno scommesso contro il nostro Paese - pensiamo a quello che è successo ai tempi del referendum - gli operatori si sono fatti male. Anche perché vuol dire scontrarsi con lo scudo messo in campo della Bce.

I mercati, temo sbagliando, pensano che Draghi possa comprare bond dei Paesi più deboli all’infinito

D. Rischiamo di rivivere la crisi finanziaria del 2011?
R. Secondo me, per esserci una crisi ci dev’essere un fattore catalizzante, un insieme di condizioni sfavorevoli come avvenne nel 2011. Io me lo ricordo benissimo cosa successe in quel periodo, perché lavoravo al ministero dell’Economia: a inizio di luglio ci fu una combinazione di errori politici interni sulle riforme, subito seguiti dai segnali negativi in arrivo dagli Usa che portarono a una svolta sulle aspettative del ciclo mondiale; infine la discussione sulla ristrutturazione del debito greco. Al momento non si vede nulla di tutto questo all’orizzonte. La crescita continua. Anche in Italia. E, da ultimo ma non meno importante, c’è il supporto della Banca centrale europea sul debito sovrano, almeno sino a che gli operatori ci crederanno.

D. Si è anche parlato di imporre alla Bce di cancellare 250 miliardi di debito.
R. Questa proposta non l’ho capita. Intanto perché vuol dire mettersi in contrasto con la Banca centrale, che non è certamente un nemico dell’Italia. Poi, quando un governo chiede di cancellare il debito, vuol dire che è in default. Vogliamo scatenare una fuga dai nostri Btp? Ma quest’uscita è ancora più sorprendente perché i titoli in questione sono di fatto già sterilizzati: l’Eurotower li ha tolti dal mercato e non è detto che possa continuare decidere di venderli per i prossimi anni, sia pure in modo graduale. Ripeto, mi è sembrata una proposta stupida, ma soprattutto perché creare problemi a Draghi?

D. Appunto, l’unico che può salvarci.
R. I mercati, temo sbagliando, pensano che Draghi possa comprare bond dei Paesi più deboli all’infinito. Il Quantitative easing è stato ammorbidito e va verso la sua fine. C’è poi il programma di supporto Otm, ma per lanciarlo si deve prima definire un programma da concordare con lo Stato membro interessato e anche trovare le risorse per farlo. E non ci sarebbero soldi sufficienti per un Paese grande come l’Italia.

D. Che ne pensa dell’agenda del governo Cinquestelle-Lega?
R. Se guardiamo soprattutto al connubio tra flat tax e reddito, bene, gli elementi a disposizione nel contratto sono pochi. Di più, noto che se ne parla poco e non so se sia un segnale. Lasciano perplesse le coperture: per finanziare parte della flat tax si guarda a un condono da 30 miliardi euro. Nella mia esperienza da dirigente del Tesoro, non ho mai visto un condono del genere.

D. I mercati temono anche l’abolizione della Fornero?
R. Si può anche introdurre un meccanismo come quota 100, ma questo non deve avere effetti sulle finanze pubbliche. Ma è davvero possibile? I mercati sono molto sensibili agli equilibri pensionistici dei singoli Paesi. Se va in crisi l’impalcatura e aumenta la spesa, le agenzie di rating declasserebbero immediatamente l’Italia e questo scatenerebbe automaticamente una vendita di bond e l’aumento dei loro rendimenti.

D. Sono giorni difficili per i suoi ex colleghi in via XX settembre.
R. Non credo che se la stiano passando bene in questa fase.

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