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Economia
19 Maggio Mag 2018 0700 19 maggio 2018

e-Banking, lo scenario italiano

Nel nostro Paese solo il 31% usa gli strumenti on line offerti dagli istituti di credito. A fronte del 62% dei francesi. Il legame con il livello di istruzione, il divario Nord-Sud, il risparmio mancato: le cose da sapere.

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In Europa più di un cittadino su due ormai utilizza i servizi bancari da remoto. È quanto emerge dal report e-banking 2018 di Big Data Economics Marketing Online (Bem). Non è così in Italia dove continua a emergere una certa diffidenza nei confronti degli strumenti on line offerti dagli istituti di credito. Questo nonostante permettano un relativo risparmio rispetto ai canali tradizionali (leggi anche: Tinaba, l'edicola diventa 2.0).

1. Un Paese al palo: l'Italia fa poco meglio di Cipro

In Danimarca ormai la quasi totalità della popolazione, ovvero il 90%, dialoga abitualmente con la propria banca tramite il web. Seguono Olanda (89%), Finlandia (87%) e Svezia (86%). C'è un netto divario tra gli Stati del Nord e del Sud, se si considera che in fondo alla classifica troviamo: Cipro (28%), Grecia (25%), Romania (7%) e Bulgaria (5%). L'Italia non se la cava meglio: appena il 31% di chi possiede un conto corrente utilizza i servizi bancari via web (era il 29% nel 2016). Per fare un esempio, gli altri grandi Paesi dell’Eurozona fanno molto meglio di noi: la Spagna viaggia attorno al 46%, la Germania supera abbondantemente la metà degli utenti (56%) e la Francia ottiene il risultato migliore (62%). Nonostante, secondo i dati di Bem Research, in tutti i Paesi europei si rilevi una tendenza crescente e sostanzialmente stabile nel tempo nella diffusione dell’e-banking, «l’Italia, che già 10 anni fa circa era partita con un divario pari a 13 punti percentuali, invece di recuperare terreno ha perso ulteriormente contatto con il resto d’Europa». «La propensione all’utilizzo dei servizi di e-banking», si legge nel rapporto, «è condizionata da diversi fattori: livello di istruzione, occupazione, densità della popolazione, barriere tecnologiche, uso di dispositivi mobili ed età».

2. Il legame con l'istruzione: chi ha un titolo di studio non elevato usa poco l'e-banking (12%)

Nell’Area euro i soggetti con titolo di studio non elevato utilizzano l’e-banking solo nel 25% dei casi, in Italia ci ferma a un modesto 12% (Francia e Germania si attestano, rispettivamente, al 37 e al 29%). Restiamo indietro anche nella categoria dei soggetti con elevato titolo di studio nella quale la media europea si attesta al 77% e quella italiana si ferma al 61. La Spagna, per esempio, è al 74%, la Germania al 76% e la Francia all’82%, mentre in Finaldia la quasi totalità degli individui campionati si affida all'e-banking (circa 100%). «Gli aspetti culturali», si legge nel rapporto relativo al 2017, «continuano a giocare un ruolo cruciale, evidenziando in Italia un allargamento del divario tra chi detiene un titolo di studio medio-alto e chi invece basso. Soggetti poco istruiti rinunciano a una modalità di fruizione dei servizi bancari rapida e tendenzialmente meno costosa».

3. Il risparmio: in media corrisponde a 18,7 euro

Secondo quanto riporta Sostariffe.it, il canone annuo di un conto online, in media, è inferiore di 18,7 euro rispetto a quello di un conto tradizionale. Allo stesso modo, il canone annuo della carta di credito da abbinare al conto risulta inferiore, per chi sceglie la soluzione online, di quasi 17 euro. Per quanto concerne il fattore anagrafico, come è ovvio «il picco di utilizzo si ha in corrispondenza degli individui giovani, ma non giovanissimi, e poi decresce all’avanzare dell’anzianità dei soggetti».

Con l’intensificarsi dell’utilizzo dell’e-banking in Stati in cui attualmente ha una scarsa penetrazione, come in Italia, ci si può attendere un’accelerazione nel processo di chiusura degli sportelli

4. Il divario interno: la Lombardia doppia Calabria e Campania

Un divario simile a quello che divide le nazioni del Nord Europa come Olanda, Finlandia e Svezia da quelle del Sud come Grecia, Bulgaria e Cipro si ha all'interno del nostro stesso Paese. La Lombardia si conferma la regione in cui l'home banking va per la maggiore, ben al di sopra della stessa media nazionale (59%), seguita dalla Valle d’Aosta, dall’Emilia-Romagna, dal Piemonte, dal Nord Est, dal Lazio e dalla Liguria. Sul fronte opposto: Basilicata (27%), Calabria (28%) e Campania (31%). Un dato molto interessante riguarda il rapporto tra i fruitori dell'e-banking e la diffusione di smartphone e di connessione a banda larga. Infatti, mentre nel resto d'Europa cellulari sempre più simili a computer e connessioni sempre più stabili e veloci hanno svolto un ruolo essenziale nella diffusione dei servizi bancari da remoto, in Italia, mercato molto ricettivo per ciò che concerne i telefonini d'ultima generazione, solo il 48% li sfrutta per svolgere questo tipo di operazioni (in Francia si è al 76%, in Germania al 66) e solo il 36% di coloro che hanno accesso all'Adsl la utilizzano per accedere al conto corrente.

5. Il nodo esuberi: tanti sportelli sono salvi, per ora

In un periodo segnato dalle crisi degli istituti di credito e delle banche popolari, il lavoro del bancario non è più comodo e garantito come lo voleva, un tempo, l'immaginario collettivo. La diffidenza italiana verso i servizi on line permette a chi oggi lavora dietro lo sportello di tirare, per il momento, un sospiro di sollievo. Infatti, nel rapporto Bem Research, dopo avere ricordato che «la Francia è il Paese con più sportelli nell’Eurozona, seguita da Germania, Italia e Spagna e sempre la Francia ha avuto la maggiore riduzione degli sportelli rispetto al 2015 (3 mila unità, in Germania 2 mila, in Italia di 1 mila)» si sottolinea che «la diffusione degli sportelli diminuisce di più laddove cresce in misura maggiore la propensione all’utilizzo dell’internet banking da parte degli utenti». La diffidenza italiana, quindi, se da un lato ci rallenta dall'altro sembra salvare molti posti di lavoro. Ma è solo questione di tempo, come fanno notare gli analisti di Bem: «Con l’intensificarsi dell’utilizzo dell’e-banking in Stati in cui attualmente ha una scarsa penetrazione, come in Italia, ci si può attendere un’accelerazione nel processo di chiusura degli sportelli bancari».

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