Italia Fuori Dall'euro

Italia fuori dall'euro: chi la spinge e perché potrebbe funzionare

Non solo M5s-Lega. Dal falco tedesco Schäuble agli economisti francesi, in molti ci vorrebbero senza la moneta unica. Per proteggerci dalle speculazioni e favorire le esportazioni. Ma resta il nodo debito.

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Anche se nel contratto il tema viene a stento accennato, non ci sono soltanto la Lega e il Movimento 5 stelle a vagheggiare l'uscita dall'euro. Proposte analoghe e simili suggestioni si registrano in tutt'Europa almeno da un ventennio.

PERCORSO PER FARE LE RIFORME. In passato aveva caldeggiato l'abbandono (temporaneo) dell'euro da parte dei Paesi più deboli Wolfgang Schäuble. Il falco che per 10 anni ha retto la politica finanziaria tedesca era convinto che questa fosse l'unica strada per salvare la moneta unica. Un percorso immaginato soprattutto per la Germania, ma in passato ipotizzato anche per l'Italia. La proposta del politico bavarese era semplice: riportare i Paesi meno virtuosi alle loro monete nazionali per un periodo sufficiente a fare le riforme sulla competività e per difenderli della speculazione.

RISCHIO DI UN CONTO SALATO. Nel 2011 lo stesso Schäuble - pare che richieste simile fossero arrivate da il presidente americano Barack Obama e dal finanziere ungherese George Soros - chiese all'allora premier Mario Monti di avviare questo percorso, mettendo l'Italia sotto il cappello della Troika. Come ha raccontato nel saggio La lunga notte dell'euro ad Alessandro Barbera e Stefano Feltri, l'ex rettore della Bocconi rifiutò, temendo un costo troppo caro per il nostro Paese.

Il referendum sull'euro si può fare? Solo cambiando la Costituzione

Il presidente emerito della corte costituzionale Giovanni Maria Flick ha spiegato un po' di tempo fa a il Giornale : "Si potrebbe ripercorrere la strada dell'89 con una legge costituzionale per indire un referendum che allora fu per rafforzare la nostra presenza nell'Ue e ora sarebbe per uscirne".

Da anni spingono per un'uscita dell'Italia dalla moneta unica economisti molto vicini alla cancelleria come Hans-Werner Sinn, Clemens Fuest e Christoph Schmidt. Dopo il voto italiano del 4 marzo 2018 Die Welt ha raccontato che stanno studiando «un piano di emergenza per l'uscita dall'euro». Il concetto è sempre lo stesso: tornando alla moneta nazionale, l'Italia - sfruttando le svalutazioni - farebbe crescere le sue esportazioni e avrebbe risorse per rafforzare l'economia con misure espansive.

CANCELLAZIONE DEL DEBITO? Proposte analoghe le hanno lanciate pezzi della destra dell'Unione cristiano-democratica di Germania (Cdu). Come l'euroscettico Klaus-Peter Willsch o il collega di partito Michael Fuchs. Tutti loro hanno proposto una cancellazione del debito degli Stati più deboli (Grecia, ma anche Italia) se queste avessero accettato di abbandonare la divisa europea.

IMPATTO PESANTE SOLO ALL'INIZIO. Non c'è soltanto la Germania a valutare le conseguenze di un'Italexit. Nei Paesi del Nord, tipo Olanda o Finlandia, si guarda a Roma come il grande malato d'Europa e si storce il naso di fronte alle concessioni della Commissione sui nostri conti pubblici. Anche la Francia si è interrogata sul tema. A febbraio 2018 l'Ofce, influente think tank economico parigino, in un working paper firmato da Cédric Durand e Sébastien Villemot è arrivato alle conclusioni che l'impatto per l'Italia sarebbe stato pesante nei primi anni, ma poi Roma avrebbe recuperato il terreno perduto.

Debito pubblico in aumento, perché il futuro dell'Italia è a rischio

Bankitalia ha comunicato che il debito pubblico italiano a marzo 2018 ha raggiunto un nuovo picco: 2.302,3 miliardi grazie a un aumento di 15,9 miliardi rispetto al mese precedente. Una montagna insormontabile e che rischia di mettere in discussione il nostro futuro economico e politico.

Per esempio, e complice una bilancia commerciale in attivo come a quel tempo, la nuova lira si potrebbe rivalutare dell'1% rispetto all'euro. Contemporaneamente sarebbero però da rimborsare i titoli emessi in valute e giurisdizioni estere, pari al 5% del Pil. Cioè andrebbero sborsati in poco tempo circa 80 miliardi.

BILANCIO DURO FINO AL 2022. Sempre nello stesso periodo una serie di articoli usciti sul Financial Times e sul Wall Street Journal dedicarono molto spazio a uno studio realizzato da Mediobanca Securities, ufficio studi londinese della banca d’affari di Piazzetta Cuccia, sull'uscita dell'Italia dall'euro. Un paper che si concludeva con un bilancio molto duro per il nostro Paese, costretto a riconoscere ai suoi sottoscrittori di debito pubblico circa 280 miliardi di euro in più fino al 2022.

MACIGNO DIFFICILE DA GESTIRE. Bene, l'argomento era all'epoca molto in voga tra gli operatori delle due city finanziarie al mondo, i cui umori sono da sempre ben raccontati dai due quotidiani finanziari. Non a caso qualche mese prima, con la sconfitta di Matteo Renzi al referendum costituzionale, molti fondi d'investimento avevano chiuso le loro posizioni sull'Italia, convinti che il debito italiano sarebbe stato un macigno troppo ampio da gestire per qualunque governo.

21 Maggio Mag 2018 0800 21 maggio 2018
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