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Aggiornato il 20 giugno 2018 5 Giugno Giu 2018 1848 05 giugno 2018

Pace fiscale 2018, le cose da sapere

L'ipotesi è offrire la possibilità di chiudere le liti con il Fisco pagando un'aliquota calmierata. Salvini fissa il tetto a 100 mila euro.

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Prima della flat tax, che dovrebbe arrivare nel 2019 per le imprese e nel 2020 per famiglie e lavoratori dipendenti, l'intervento fiscale che il governo Conte intende mettere in cantiere già a partire dal 2018 è la cosiddetta pace fiscale, ovvero la chiusura delle liti pendenti fra gli italiani e l'Agenzia delle Entrate-Riscossione. La misura è prevista dal contratto di governo, anche se il premier non ne ha parlato nel suo discorso per la fiducia al Senato.

SALVINI SPINGE. Tuttavia il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha detto che «il primo intervento sarà la pace fiscale, per chiudere le liti pendenti». La pace fiscale, ha detto ancora Salvini, non ha «finalità condonistica», ma dovrebbe rappresentare «un efficace aiuto ai cittadini in difficoltà».

MISURA UNA TANTUM. Secondo le stime della Lega ci sarebbero circa mille miliardi di cartelle esattoriali non riscosse. Di queste il 50% è ormai ritenuto inesigibile, mentre l'altra metà potrebbe tradursi in entrate per lo Stato. In quanto misura una tantum, in ogni caso, la pace fiscale non concorrerà alla riduzione del deficit strutturale.

LA LEGA SPERA DI RACCOGLIERE DAI 40 AI 60 MILIARDI. L'ipotesi sarebbe quella di offrire la possibilità a coloro che hanno cartelle esattoriali sotto un tetto da definire (si è parlato di 100 mila, ma anche di 200 mila euro) di chiudere le liti con il Fisco pagando un'aliquota calmierata di quanto dovuto, compresa tra il 6 e il 15%. Il Carroccio sostiene di poter ricavare in questo modo dai 40 ai 60 miliardi di gettito, altre stime parlano di 35 miliardi.

LE LITI PENDENTI SONO 417 MILA. Il Consiglio della Giustizia tributaria, intanto, ha reso noto il valore delle liti pendenti al 31 dicembre 2017: si tratta di 50,4 miliardi di euro, per un totale di 417 mila procedimenti pendenti. Carlo Cottarelli, al Festival dell'Economia di Trento, ha definito la pace fiscale «un errore, perché sarebbe l'ennesimo condono, tra l'altro molto generoso». Il governo, però, rifiuta questa definizione, perché dalla pace fiscale sarebbero esclusi i grandi contribuenti e l'intervento sarebbe rivolto «a quelle situazioni eccezionali e involontarie di dimostrata difficoltà economica».

ROTTAMAZIONE APPENA CONCLUSA. In sostanza, si configurerebbe come una nuova rottamazione di cartelle esattoriali arretrate. Ma su questo fronte si è appena conclusa, con successo, un'operazione che ha registrato 950 mila domande di adesione e che avrà effetto sul gettito nei prossimi due anni (1,65 miliardi nel 2018 e 414 milioni nel 2019). Anche in questo caso, a beneficiarne sono soprattutto i possessori di partita Iva e le piccole e medie imprese.

L'idea di chiudere tutte le cartelle sotto i 100 mila euro

Il 20 giugno il ministro dell'Interno Matteo Salvini è tornato sull'argomento, auspicando la chiusura di tutte le cartelle esattoriali sotto i 100 mila euro. Le aliquote della sanatoria finora ipotizzate sono tre: 6%, 15% e 20-25%. Quella intermedia sarà dello stesso livello della flat tax, mentre quella più bassa dovrebbe essere destinata alle situazioni eccezionali e involontarie di dimostrata difficoltà economica (leggi anche: Quanti evasori ha scoperto la Guardia di finanza dal 2017 a oggi).

INTERESSATO IL 94% DEI CREDITI FISCALI. Le cartelle sotto i 100 mila euro rappresentano il 94% dei crediti fiscali, ovvero delle iscrizioni a ruolo delle cartelle esattoriali in lavorazione alla fine del 2016, e l'86,4% dei ricorsi incardinati nei vari gradi della giustizia tributaria alla fine del 2017. I dati arrivano dall'Agenzia delle Entrate e dalle Commissioni Tributarie.

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