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Salvini, fuori Italia credono a flat tax

Flat Tax, le voci contro tra chi ci guadagnerebbe

La tassa piatta che vuole Salvini non convince anche chi ha un reddito più alto della media. Dai Giovani di Confindustria a manager e scrittori. Era già accaduto in Usa, con la "rivolta" dei facoltosi contro la riforma Trump. 

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Imprenditori, manager, ma anche scrittori e registi: la Flat Tax, che darebbe i maggiori benefici fiscali a chi guadagna di più, non piace ai ricchi. Un paradosso? Solo all'apparenza, perché con i vincoli di bilancio e in assenza di adeguate coperture, le ripercussioni sull'intero sistema economico potrebbero essere tutt'altro che positive.

BOCCIA: «CI SONO ALTRE PRIORITÀ». Il 28 marzo scorso, in un'intervista a Radio Capital, il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che pure in passato aveva accolto con un certo favore l'idea di una tassa piatta che semplificasse il sistema fiscale, ha dichiarato che «attuare subito la Flat Tax è impensabile» e che le priorità per ora sono altre: «Pensiamo invece a un cuneo fiscale e a una defiscalizzazione per chi assume i ragazzi».

I GIOVANI DI CONFINDUSTRIA: «FLAT TAX INSOSTENIBILE». L'8 giugno, una critica ancora più netta alla tassa piatta tanto cara a Salvini è arrivata, a sorpresa, dal presidente dei giovani di Confindustria, Alessio Rossi, 37 anni: «Non vogliamo pagare meno degli altri, vogliamo essere trattati con equità. E se la Flat Tax è insostenibile per le casse dello Stato diciamo: no grazie. Ci serve una tassazione giusta, non piatta. Sostenibile», ha detto l'imprenditore durante un convegno dell'associazione a Rapallo.

Matteo Salvini.
ANSA

Nei giorni scorsi, le dichiarazioni del neo-ministro dell'Interno avevano fatto molto discutere. «È chiaro che se uno fattura di più e paga di più, risparmia di più, reinveste di più, assume un operaio in più, acquista una macchina in più, e crea lavoro in più», aveva detto Salvini. Si tratta di quello che gli economisti chiamano effetto trickle down, del gocciolamento, per cui i maggiori profitti concessi ai ricchi e alle imprese verrebbero reinvestiti creando sviluppo per l'intera società.

IL MONITO DEL FMI. Questa tesi tuttavia è contestata da diversi economisti, e anche il Fondo Montario Internazionale nel Fiscal Monitor dell'ottobre 2017 aveva invitato i governi a concentrarsi su una maggiore progressività delle imposte per ridurre le diseguaglianze.

I TWEET DI VERONESI E ARCHIBUGI. Il dibattito intanto prosegue e non riguarda solo gli economisti: anche scrittori, registi e intellettuali prendono posizione. «Questi son pazzi, gente. Vogliono spendere decine di miliardi (che non ci sono) per far pagare meno tasse a me», ha twittato lo scrittore Sandro Veronesi qualche giorno fa. Risposta della regista Francesca Archibugi: «A noi, che non ne siamo contenti. Forse è vero che siamo pidioti».

Ancora più netto Alberto Forchielli, imprenditore e fondatore del Mandarin Capital Partners. «#FlatTax al 15% è assolutamente impraticabile perché le spese pubbliche sono il 40% del Pil quindi o tagli le spese in modo importantissimo, o aumenti altre tasse tipo Iva o altro. Dire alla gente che con la flat tax il Paese riprende è una bufala astronomica».

Il precedente in Usa quando Buffet e Fink criticarono la riforma Trump

Waren Buffet.

Fatte le differenze, qualcosa di simile è accaduto l'anno scorso negli Stati Uniti quando fu Warren Buffet, la terza persona più ricca del mondo, a rompere le fila e a criticare la riforma fiscale di Donald Trump che ha abolito la tassa di successione e abbassato di molto le imposte alle imprese. «Sono ricco, non ho bisogno di pagare meno tasse», disse Buffet, dando voce alle preplessità di molti nel mondo finanziario Usa.

FINK: ALLE IMPRESE SERVE ALTRO. «Abbiamo molte aziende negli Stati Uniti e penso che nessuna di esse sia poco competitiva nel mondo a causa della percentuale di Corporate Tax da pagare», gli fece eco Larry Fink, amministratore delegato del potente fondo Blackrock.

8 Giugno Giu 2018 1918 08 giugno 2018
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