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BASSA MAREA
10 Giugno Giu 2018 1400 10 giugno 2018

La Flat tax di Reagan? Non è mai esistita

L'ex presidente degli Stati uniti non la applicò mai, consigliato dai suoi economisti. Fece due importanti interventi fiscali in otto anni, più varie altre misure con tagli e aumenti di tasse

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Se qualcuno volesse un esempio di fake news arrivate molto in alto e fatte proprie da politici e anche da qualche economista potrebbe guardare alla flat tax. È stata proposta in campagna elettorale da tutto il centrodestra e diventata nei primi giorni di governo Conte-Di Maio-Salvini bandiera della Lega e parte integrante del programma dei due partiti vincitori. La fake news è che Reagan la applicò con successo. Non è vero niente. Reagan non ebbe mai una flat tax o qualcosa che neppure lontanamente le assomigliasse. Fece due importanti interventi fiscali in otto anni, più varie altre misure con tagli e aumenti di tasse, ma senza flat tax. E il successo, se si misura in termini di governo del debito, proprio non ci fu. Con lui il debito triplicò in otto anni, da poco meno di mille miliardi di dollari lasciati da Jimmy Carter nel 1980 a non molto meno di 3 mila nel 1988. Ci fu un’ottima crescita a partire dall’83-84. Ma non ci fu nessuna flat tax reaganiana.

SERVONO I GIUSTI CORRETTIVI. La flat tax vera e pura è un’aliquota unica per le imprese e una unica per le persone fisiche o famiglie. Si deve accompagnare per motivi di equità e di gettito e altro a una drastica riduzione di deduzioni e soprattutto detrazioni (per mutui e altro). Ci sono poi varie forme “corrette” di flat tax, fino a renderla di fatto assai poco flat. Con i correttivi giusti potrebbe anche essere applicata in Italia. Resta il grosso interrogativo di che fine farebbero i capitali così lasciati a imprese e famiglie, e non c’è modo di sapere se andrebbero più alla spesa e agli investimenti o più al risparmio. Comunque, in un’Italia che chiede nuovi tentativi, una flat tax corretta potrebbe avere diritto di prova. Se no resta sempre la nostalgia dell’occasione mancata, come già ha osservato Lettera43.it.

Se l’Italia riuscirà a trovare una versione applicabile, sarà un esperimento interessante

Negli Stati Uniti fu brevemente - e più in teoria che in pratica - adottata nel 1861 e poi a fine 800. E con l’avvento dell’imposta progressiva sul reddito, nel 1913, la flat tax divenne un mito dei conservatori e dei ricchi. L ’economista ultraliberista Milton Friedman rilanciò l’idea nel 1956. La realtà però è che il governo Reagan non la adottò mai e neppure ne avviò mai una prova generale anche se l’idea all'allora presidente piaceva. La storia è raccontata bene da David Stockman, ministro del Bilancio nel primo mandato Reagan, un ruolo ingrato racconta nel suo The Triumph of Politics. Why the Reagan revolution failed. Come responsabile dei conti nazionali era infatti alle prese con un governo che tagliava le tasse (a singhiozzo) e senza flat tax, ma non le spese.

IL NIET DI STOCKMAN E FELDSTEIN. La nuova forma semplice di imposizione veniva spiegata a metà 1982 a Reagan durante una partita di golf da George Shultz, economista, ex ministro del Tesoro e da poco Segretario di Stato. Subito tutti alla Casa Bianca furono messi al lavoro sulla nuova imposta semplificatrice. Ci si accorse presto che avrebbe semplificato molto, ma avrebbe ridotto poco il deficit e quindi il debito, che già cresceva in modo esponenziale. Reagan insisteva, perché sarebbe stata finalmente la tanto promessa e ampia riduzione fiscale. Urgente, perché il Paese era in forte recessione. Stockman trovò un alleato nell’economista Martin Feldstein, dall’ottobre 82 capo dei consiglieri economici del presidente. «Non crederanno mica in tutto questo?», gli chiese Feldstein uscendo da una riunione sulla flat tax alla Casa Bianca.

LA RINUNCIA DI REAGAN. Stockman aveva due argomenti di fondo: il calo del gettito sarebbe stato immediato, mentre i frutti fiscali forniti dalla ripresa stimolata dalla flat tax sarebbero arrivati diluiti nel tempo; e sarebbe stato necessario un lungo periodo per adattare il codice fiscale, deduzioni, detrazioni e altro, e si sarebbe arrivati, data la gradualità del tutto, al termine di un eventuale secondo mandato con i meccanismi ancora incompleti. Alla fine Reagan si convinse, molto a malincuore, e poi la ripresa economica del 1984 e la trionfale rielezione archiviarono il discorso flat tax.

La politica fiscale di Reagan è stata usata da Donald Trump per additare agli americani un modello della sua riforma del dicembre 2017, con forti tagli permanenti dell’aliquota per le imprese e riduzioni decennali per l’aliquota più alta sulle persone fisiche, e altro. In realtà quanto fatto da Trump e approvato dal Congresso è assai più vicino alla prima delle due riforme fiscali reaganiane, quella del 1981, che non a quella del 1986, la più importante. La prima fu una riforma affrettata, per dare seguito alle promesse elettorali, ed è discutibile che abbia avuto un ruolo determinante nella ripresa che si manifesterà nel 1984 e determinerà la brillante rielezione di Reagan. Probabilmente pesò di più l’eccezionale aumento della spesa militare, per la partita definitiva con l’Urss.

LA QUESTIONE DEL DEBITO. La riforma del 1986 viene invece lodata anche dagli avversari politici per la sua completezza, per l’essere stata concentrata soprattutto sulle famiglie, e per avere cercato di bilanciare le conseguenze sul debito pubblico, ormai deragliato però per lo squilibrio cronico entrate-uscite. Ma allora gli Stati Uniti se lo potevano permettere, partendo da un debito basso lasciato da Carter, pari al 30% del Pil circa, e portandolo al 50% circa. Oggi siamo al 106%, ma è una misura inesatta, perché non tiene conto ad esempio dei circa 3 mila miliardi di debito di Stati ed enti locali, e di altre voci che, sommate, porterebbero il debito reale sul Pil assai più in alto, non lontanissimo dai livelli italiani. Ma gli Stati Uniti e il dollaro sono altra cosa dall’eventuale Nuova Lira.

ESPERIMENTO INTERESSANTE IN ITALIA. Comunque, l’ultimo anno del primo mandato di Reagan, il 1984, e gli anni successivi videro una crescita molto forte, per quanto non più di quella che si sarebbe verificata 10 anni dopo e che fu più resistente ancora. Una componente importante fu per Reagan la spesa militare (in deficit). La flat tax non rientra in questo scenario, perché non ci fu nessuna flat tax. Se l’Italia riuscirà a trovare una versione applicabile, sarà un esperimento interessante, perché finora è stata adottata da piccoli Paesi in situazioni particolari, e mai da una delle maggiori economie mondiali.

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